Il Professore: “Berlusconi ammetta di aver sbagliato”, ma il Cavaliere non ritratta

“Credo che ora il cavalier Berlusconi debba dire: «Mi sono sbagliato»”, con queste parole Prodi ha cantato vittoria dopo il sì del Senato alla Finanziaria, il Professore,
insomma, è stanco di sentir parlare di spallate e sondaggi e sottolinea che la maggioranza, dopo 18 mesi di governo, è ancora viva: “Ritengo che ci sia una maggioranza
parlamentare e politica identica a quella del giorno dopo le elezioni”.

“Io credo che da domani anche la destra dovrà cominciare a fare degli esami di coscienza – ha aggiunto il premier – a fare i suoi conti perché anche questa è stata una
battaglia sbagliata per la finanziaria. Una battaglia tutta sull’ipotesi di una spallata, di una vittoria muscolare, senza suggerire nessuna alternativa”.
E l’opposizione, o almeno una parte di essa, ha già cominciato il suo esame di coscienza, giudicando errata la strategia seguita fino ad ora. A parlare per primo, infatti, è stato
il leader di An Gianfranco Fini che, in una lettera al Corriere ha scritto: “Per il centrodestra, se non vogliamo che Prodi abbia gli anni contati, è davvero doveroso riflettere e
cambiare strategia”.
Certo, Fini ribadisce che la maggioranza è sovrastata da squilibri e che “Prodi guida un non governo”, ma sottolinea anche che “anziché tirare le cuoia come assicurato da
Berlusconi, Prodi tira a campare e si prepara ad anestetizzare le prossime fibrillazioni della sua coalizione”.
“Al centrodestra serve una strategia semplice e chiara – dichiara Fini -che parta da un dato politico tanto ovvio quanto fin qui pervicacemente negato da Berlusconi: il governo cadrà un
secondo dopo che si avrà certezza che dopo Prodi non si torna subito alle urne con l’attuale legge elettorale”.
“Giusto o sbagliato che sia è così, perché continuare a negarlo contro ogni evidenza? L’attesa dell’implosione della maggioranza rischia di essere l’attesa di…
Godot”.
L’unica soluzione, dunque, è che l’opposizione collabori con il governo nella stesura di una nuova legge elettorale, definita da Fini come “il macigno che sbarra la strada alle nuove
elezioni” e come una “legge che obbliga tutti ad alleanze eterogenee in cui è enorme il potere di interdizione e di ricatto anche di formazioni ultraminoritarie, con ridottissimo
consenso popolare e che non a caso proliferano come i funghi dopo le piogge”.
Fini conclude la lettera sottolineando che aprire al dialogo con la maggioranza “non è un’impresa facile e che i precedenti in materia non inducono all’ottimismo”, ma che “An intende
farlo”.
Chiamato in causa da più parti, la reazione del Cavaliere non si è fatta attendere: “Non ho mai parlato di spallata o di scadenze particolari, ho sempre parlato di implosione
della sinistra e questa implosione c’è stata”, ha dichiarato durante la trasmissione di Belpietro “Panorama del giorno”. Berlusconi si riferisce a Dini e Bordon, ovvero a “due formazione
politiche della maggioranza, che, seppur piccole, hanno parlato di inadeguatezza di questo governo”.
La conclusione logica, secondo l’ex premier, è che alle prossime votazioni in Senato “verrà meno la maggioranza”, Prodi “darà le dimissioni” e la Cdl cercherà “di
tornare alle urne il più presto possibile”.
Insomma, secondo Berlusconi tutto fila liscio come l’olio ed è inutile aprire ad un governo istituzionale che “sarebbe soltanto un espediente per rinviare il giudizio degli elettori”,
tanto più che l’attuale legge “ha funzionato bene”.
In risposta alle affermazioni di Fini, invece, Berlusconi è stato secco: “Nel centrodestra non deve cambiare niente – ha affermato – l’unità della coalizione è necessaria e
credo che tutte le forze del centrodestra siano impegnate in questo”.
Anche se il Cavaliere ha tenuto a sottolineare che l’implosione della maggioranza ha avuto luogo grazie a lui, che è stato “l’unico che si è mobilitato per dare voce alla
volontà degli italiani”.

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