Il Libro dei Riti o Li-Ki, Cina e Italia da 2500 anni lo stesso galateo

Il Libro dei Riti o Li-Ki, Cina e Italia da 2500 anni lo stesso galateo

By Redazione

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Date: Thu, 13 Jun 2013 08:44:03
Subject: Fondazione Civilta’ Bresciana, Centro Giulio Aleni – Il Libro dei Riti o Li-Ki Convegno – Istituto Europa Asia – Mons. Antonio Fappani, Achille Colombo Clerici

 ISTITUTO EUROPA ASIA            

Il Libro dei Riti o Li-Ki presentato a Brescia da fcb-fondazione civiltà bresciana-Centro Giulio Aleni e da IEA   Istituto Europa Asia

CINA E ITALIA, LO STESSO GALATEO A DISTANZA DI 2500 ANNI                      
 

Colombo Clerici: “Indispensabile conoscere meglio la cultura del Paese asiatico, seconda e prorompente economia del mondo”

 
Benito Sicchiero
Il nobiluomo deve apparire modesto in ogni circostanza.

Sembra un dettato del Galateo di mons. Giovanni della Casa, invece il medesimo concetto era stato espresso 2500 anni prima all’altro capo del mondo, l’odierna Cina, nel Libro dei Riti o
Li-Ki.

La dimostrazione che la civiltà evolve in parallelo a prescindere dai tempi e dalle distanze (altro esempio le Piramidi  di Egitto e Centro America), è avvenuta  a
Brescia, nel salone Mario Piazza del complesso San Giuseppe, uno dei gioielli architettonici semisconosciuti della bella città lombarda.

E’sede della fcb-fondazione civiltà bresciana Centro Giulio Aleni che, assieme all’Istituto Europa Asia, ha organizzato l’evento nel 130° anniversario della prima traduzione italiana
del Libro dei Riti e nel giorno di Duanwu (festa delle barche drago) che commemora la morte del poeta Qu Yuan. Va detto inoltre che la Fondazione raccoglie in una serie di sale, stanze, corridoi
un tesoro in volumi (oltre 50.000) e documentazione (molte decine di migliaia di esemplari) sulla storia di Brescia inserita nella più grande storia d’Italia.

La presiede mons. Antonio Fappani, straordinaria figura di organizzatore di cultura.

La riscoperta della cultura cinese, una delle più rilevanti al mondo, è dettata da ragioni, possiamo dire, pragmatiche. Se una volta la Cina era vicina, oggi è nelle case di
tutti noi. La necessità di trattare sia a livello individuale sia a livello collettivo (stato, aziende, università) con la prorompente seconda economia del globo rende
indispensabile conoscere meglio, a cominciare dalle sostanziali differenze (l’Occidente, e il Cristianesimo, privilegiano l’individuo, l’Asia la collettività e il dovere).

E’ il motivo-base della fondazione dell’Istituto
Europa Asia spiegato dal suo presidente e presidente emerito dell’Istituto Italo Cinese ( fondato nel 1971 dal Sen. Vittorino Colombo ) Achille Colombo Clerici.

Lo IEA svolge  una  funzione  di  coordinamento  e  di  raccordo, anzitutto  con  le  istituzioni  culturali, economiche, sociali e
politiche che si occupano delle materie e dei temi legati alle relazioni tra i Paesi dei due continenti, ma  anche  con  una  rete  di  organizzazioni
rappresentative  di  categorie  professionali,  di Università e di Enti di studio e di ricerca privati e pubblici, di Accademie e Centri culturali, di enti 
territoriali  pubblici  (quali  Stato,  Comuni,  Province  e  Regioni),  canalizzando  la cooperazione dei diversi soggetti verso i differenti
obiettivi e progetti culturali.

La finalità del Centro Giulio Aleni  per i rapporti Europa-Cina – ha  detto Gianfranco Cretti –   sono incentrate nella divulgazione di studi sulla Cina nei vari ambiti
del sapere e la promozione di iniziative in Cina per far conoscere la realtà europea, italiana e bresciana in particolare. Il principale obiettivo è valorizzare la figura e
l’eredità culturale del Padre Giulio Aleni, il Confucio d’Occidente, quale mediatore e interprete tra il mondo cinese e quello europeo, mediante l’edizione delle sue opere e lo studio dei
rapporti tra la civiltà occidentale e le civiltà orientali. Il Centro promuove incontri culturali, pubblica libri sulla Cina e sui rapporti Brescia-Cina, il notiziario Quaderni del
Centro Giulio Aleni, ma soprattutto ha realizzato l’edizione dei primi cinque volumi della sua Opera Omnia.

Vittorio Nichilo ha quindi tratteggiato la figura del bresciano conte Alessandro Fè D’Ostiani, primo ambasciatore del Regno d’Italia in Cina e Giappone (1870) esponente della politica
diplomatica del Paese che si presentava alla ribalta internazionale.

Sul Libro dei Riti – il Li Ki ovvero l’antico galateo cinese spiegato agli italiani – si è ampiamente intrattenuto Ivo Amendolagine, personalità di rilievo nel mondo culturale e
imprenditoriale bresciano (è presidente dell’Associazione dei proprietari immobiliari). Nel 1883 veniva pubblicata a Firenze da Le Monnier  la traduzione italiana, commento e note di
Carlo Puini, di tre capitoli del Libro dei Riti, descrizione delle forme sociali, dei riti antichi e delle cerimonie di corte della dinastia Zhōu (1122/1045-770 a.C .

La traduzione del Puini, ricorre in un periodo particolare dei rapporti tra Cina e Italia, e Brescia in particolare.  
Il 26 ottobre 1866 era stato firmato il trattato commerciale tra i due Paesi, in base al quale l’Italia aveva facoltà di nominare consoli nei porti aperti, e i suoi cittadini avrebbero
potuto stabilirvisi ed esercitarvi il commercio.  
 
 
 
Foto: Mons. Antonio Fappani, pres. Centro Giulio Aleni Brescia, Francesco Lechi, Achille Colombo Clerici, Ivo Amendolagine.

Benito Sicchiero
per Newsfood.com

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