Il declino dell’impero americano, nonostante la sua potenza militare, e la vertiginosa ascesa della Cina ma è proprio così?

Il declino dell’impero americano, nonostante la sua potenza militare, e la vertiginosa ascesa della Cina ma è proprio così?

By Giuseppe

NOTA DEL DIRETTORE


Le imprese Italiane e tutta l’Europa sono in fibrillazione per ciò che Trump sta programmando, con la scusa di tutelare l’economia americana e gli Statunitensi.
A rischio le nostre aziende dell’agroalimentare, e di tutto il Made in Italy.
L’economia Americana è davvero in crisi? E se anche fosse così, non è certo con tasse, ritorsioni, vendette e muri che si risolvono i problemi.  Trump fa la voce grossa e mostra i muscoli solo per compiacere il suo elettorato, oppure è veramente intenzionato ad andare avanti col suo insano progetto (insieme al suo compagno di merenda Elon Musk), forte della sua immensa potenza militare?
Quali saranno le risposte dei Paesi vittime dei suoi dazi? Risponderanno per le rime, con una faida commerciale che porterà a peggiori conclusioni?
A seguire un articolo di Benito Sicchiero, giornalista di provate capacità e attendibilità, sull’imponente armamento militare degli yankee.
Giuseppe Danielli


Benito Sicchiero

Venti di guerra o semplici brezze? L’inevitabile confronto Usa Cina sbizzarrisce esperti o pseudo tali e il circuito mediatico sulla data, le modalità, la consistenza delle forze in campo, l’influenza geopolitica dei protagonisti e tanto altro.

Si parte da un fatto accettato da tutti: il declino dell’impero americano, come avviene per tutti gli imperi,  e la vertiginosa ascesa della Cina. Ma andiamoci piano quando parliamo di declino americano per quanto riguarda la forza militare. 

Con 895 miliardi di dollari stanziati nel 2025 per la difesa – record in tempo di pace relativa – supera  gli stanziamenti di tutti gli altri Paesi del mondo messi assieme. 

Qualche dato. 16 portaerei contro le 2 della Cina, 642 basi militari in tutto il mondo, cui si aggiungono molte decine di sedi più o meno segrete delle 18 agenzie di sicurezza (Cia ed altro), dislocate in particolare lungo le coste di ogni continente; personale militare Usa è presente pure in Antartide.

In particolare le truppe americane sono concentrate in Europa, Giappone, Corea del Sud e Medio Oriente.

E l’Italia? È al quarto posto, dopo Germania, Giappone e Corea, con almeno 49 basi: secondo stime che considerano anche siti molto piccoli, tuttavia, sarebbero più di 120. Per esempio, la base militare di Aviano comprende piste di decollo e atterraggio, poligoni, bunker dove dovrebbero essere conservate alcune armi atomiche, scuole americane e fast food di catene statunitensi. In sostanza, molti la paragonano a una mini-colonia.

Nel corso degli anni, comunque, molti Stati sono diventati riluttanti a ospitarle e in alcuni casi sono scoppiate anche aperte proteste per il fatto che  gli Stati Uniti, proprio grazie alle basi militari,  hanno troppo controllo sulla vita politica, interna e internazionale, del Paese  dove sono presenti.

Se si guarda una carta geografica che riporta l’ubicazione  delle basi americane (quelle note almeno) e la dislocazione  usuale delle portaerei vediamo come esse disegnino un enorme anello che, partendo dalla Groenlandia (II flotta) entra nel Mediterraneo, comprende il Medio Oriente (V flotta), raggiunge il SudEst asiatico, avvolge i Paesi dell ’Estremo Oriente e l’Australia (VII flotta), per congiungersi con il continente americano (III e IV flotta).  Con basi e portaerei gli Usa controllano tutti i punti chiave marittimi del commercio mondiale: dal Canale di Suez al Canale di Panama. E la guerra si vince sul mare, come insegna la storia antica e recente.

Impero americano in declino? Certo, per molti motivi, dall’involuzione politica e sociale, alle sconfitte del dopoguerra (Cuba, Vietnam, Afghanistan per citare) all’emergere prepotente dei Paesi (Brics) guidati dalla Cina, che comunque non sono in grado di competere, almeno per ora, con la superpotenza. La quale, temo, non sarà affatto disposta a cedere il suo ruolo globale in rassegnato silenzio, come fece a suo tempo l’Unione Sovietica. 

 

  

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