Il commento del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia in relazione alle dichiarazioni del prof. Garattini

Il commento del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia in relazione alle dichiarazioni del prof. Garattini

Il Prof. Garattini si scaglia contro la possibilità per i cittadini Toscani di avvalersi di omeopatia, agopuntura e fitoterapia in una struttura
ospedaliera deputata a tal scopo. In questa violenta critica egli fa di ogni erba un fascio, mescolando metodologie con profili e caratteristiche diversissime.

E proprio per questo, mentre può essere gioco relativamente facile sparare sulle prove di efficacia per una disciplina come l’omeopatia, le cui
caratteristiche rendono oggettivamente difficile la produzione di sufficienti prove con i criteri auspicati dal professore- questo non vuol dire che non ne esistano, si intende- è
difficile sostenere la stessa cosa per agopuntura e fitoterapia, che di queste prove ne hanno accumulate moltissime.

E comunque, un atteggiamento privo di pregiudizi dovrebbe portare, semmai, a chiedere di aumentare le valutazioni,visto il gradimento da parte dei pazienti per questo approccio, cosa che la
Regione Toscana, molto più laicamente e meno dogmaticamente si propone di fare con questo progetto pilota.

Giova ricordare che queste metodologie sono riconosciute tutte come atto medico e sta alla responsabilità del medico e alla sua competenza la valutazione dell’opportunità o meno
del loro impiego in ogni specifica situazione clinica.

Nessun paziente corre il rischio di essere affidato a figure professionali comparabili con i maghi e le fattucchiere invocate dal Professore.

Il Professore invoca anche un rischio di spreco economico da parte del Servizio sanitario Nazionale. I più recenti e esaustivi studi di
farmaco-economia dimostrano che i pazienti seguiti da medici competenti in queste medicine non convenzionali fanno al contrario risparmiare sostanzialmente il sistema sanitario perchè
risultano meno gravati da effetti collaterali, che a loro volta sono fonte di spesa e hanno una migliore qualità di vita e minor necessità di ricorso a indagini e esami.

Verrebbe allora da ribaltare l’accusa e di chiedere invece al Professore: “Perchè persone che possono trarre giovamento da queste cure devono esserne distolte, con un danno per la loro
salute e per i bilanci sanitari?”.


Redazione Newsfood.com+WebTv

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