IGP Europee: un patrimonio di tradizione, qualità, bontà e sicurezza

450 DOP, 335 IGP e 15 STG, per un totale di 800: tanti sono, all’8 aprile 2008, i prodotti certificati in Europa, di cui 170 italiani, 156
francesi, 115 spagnoli e 105 portoghesi, al vasto mondo dei prodotti agroalimentari a marchio UE, specificamente alle Indicazioni Geografiche Protette (IGP), è dedicata la seconda
annualità di un progetto triennale di comunicazione promosso da Confagricoltura, la più antica organizzazione di rappresentanza del mondo agricolo italiano, e
finanziato con il contributo della Unione Europea e dello Stato Italiano.

Pensato come un viaggio attraverso i prodotti europei ed italiani a qualità normata, dopo aver trattato nel 2007 le DOP, nel 2008 il progetto intende far conoscere il patrimonio di
eccellenza qualitativa, di rigore produttivo, di capacità imprenditoriale e di radicamento sul territorio ai prodotti con riconoscimento IGP (nel 2009 l’attenzione sarà rivolta
alle STG).

In tale ambito, nel 2008 si svolgeranno una serie di attività: dall’implementazione del sito www.qualiagri.it, sorto in occasione dell’avvio del progetto, all’edizione
di un opuscolo sulle IGP; dalla presenza a «Cibus Parma», la più importante rassegna italiana dell’agroalimentare, in programma a maggio 2008, ad alcuni interventi
informativi tanto su trasmissioni radiotelevisive delle reti Rai quanto sui principali quotidiani e periodici nazionali; fino all’organizzazione, in autunno, della seconda edizione de «I
Sapori del Campo», iniziativa realizzata in collaborazione con Agriturist, l’Associazione degli agriturismi italiani aderente a Confagricoltura.

Ma perché è oggi così importante parlare di IGP e, in generale, dei prodotti agroalimentari di qualità a marchio europeo?

PAC, qualità e sicurezza
A partire dal 1992, nell’ambito della Politica Agricola Europea tesa a promuovere la «strategia della qualità» dei prodotti agricoli alimentari, l’Unione ha istituito un
sistema di certificazioni DOP, IGP e STG con i seguenti obiettivi principali:

1) incoraggiare le diverse produzioni agricole;
2) proteggere i nomi dei prodotti contro gli abusi e le imitazioni;
3) aiutare i consumatori fornendo informazioni sul carattere specifico dei prodotti.

Da una parte, infatti, il prodotto di qualità valorizza le zone rurali, pari all’80% del territorio europeo; dall’altra, in un mercato fortemente segmentato e competitivo,
disciplinari di produzione e certificati di qualità costituiscono una ulteriore garanzia ,tanto per i produttori quanto per i consumatori.

«I marchi di certificazione comunitari – commenta il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni – rappresentano una carta vincente per lo sviluppo
socioeconomico del mondo rurale, in particolare delle zone svantaggiate o periferiche. Solo puntando sulla qualità e la sicurezza alimentare, è possibile ‘fare impresa’ in
agricoltura e valorizzare un settore portante dell’economia, fonte di beneficio per la collettività, per l’ambiente e per il territorio».

Che cosa sono i prodotti DOP, IGP e STG
Un prodotto agroalimentare, per ottenere la denominazione IGP, deve essere originario di una particolare area geografica e conforme ad uno specifico disciplinare di
produzione
. A differenza di un prodotto DOP, per il quale tutte le fasi del processo produttivo debbono avere luogo in un determinato territorio, una IGP può essere concessa
anche se una sola delle fasi di produzione (trasformazione o elaborazione) avviene in una determinata area geografica. Assente, invece, è il legame con il territorio
richiesto ad una STG, la cui specificità è intesa, piuttosto, come «la caratteristica o l’insieme di caratteristiche che distingue chiaramente il prodotto da altri
prodotti similari».

In ogni caso, i prodotti inseriti nel Registro (unico) delle DOP e IGP o in quello delle STG ottengono una vera e propria protezione, con un diritto esclusivo all’utilizzo della sigla da parte
del consorzio produttivo che abbia ottenuto il riconoscimento da Bruxelles.

In questo modo, la sigla IGP apposta sul prodotto garantisce:
– il rispetto di una definita «ricetta» tradizionale di lavorazione;
– il legame con uno specifico territorio;
– la rispondenza a precise caratteristiche qualitative ed organolettiche.

Una ricchezza crescente, anche economica
I consumatori dimostrano sempre più di valutare positivamente l’offerta di prodotti a qualità normata. A fronte di un andamento sostanzialmente costante della domanda
agroalimentare, infatti, il business di IGP e DOP è in significativo aumento da ormai molti anni.

Prendendo a riferimento l’Italia, leader europeo nel settore, nel 2006 la produzione certificata IGP e DOP è stata di quasi 1 milione 100 mila tonnellate, di cui oltre
il 38% riferito a prodotti ortofrutticoli che hanno, nella quasi totalità, il riconoscimento IGP. Sono circa 119 mila le imprese riconducibili a una filiera di qualità
certificata
, di cui il 95% costituito da aziende agricole e il restante 5% da aziende di trasformazione e lavorazione dei prodotti.

Tali aziende hanno generato un fatturato al consumo pari a 9,2 miliardi di euro e un fatturato alla produzione pari a 4,9 miliardi (rispettivamente 7% e 6% sul 2005).
Poiché nello stesso periodo il fatturato di tutto l’agroalimentare italiano ha raggiunto il 110 miliardi di euro ( 2,8% rispetto al 2005), si può concludere che cresce la
quota di IGP e DOP sul totale, arrivata all’8,4%,
secondo una tendenza costante a partire dal 2001: negli ultimi 5 anni il fatturato italiano IGP e DOP è aumentato del
50%
.

Altrettanto significativo è il fatto che, dei 9,2 miliardi di euro di prodotti IGP e DOP fatturati, 996 milioni sono stati destinati all’estero (il 10,8%), con un
aumento dell’export dell’11,5% rispetto agli 892 milioni del 2005. In particolare, circa il 68% si è rivolto al mercato europeo e il restante 32% ai Paesi extraeuropei. In riferimento ai
vari comparti, il settore caseario ha coperto il 58% delle esportazioni, seguito da quello dei prodotti a base di carne (30%) e dell’ortofrutta (9%).

Dati analoghi, anche se meno aggiornati, si registrano in altri due Paesi, Francia e Spagna, che – come si è visto sopra – insieme all’Italia assommano più della metà di
tutti i prodotti UE certificati. E ai quali, in particolare, appartiene circa il 56% di tutte le IGP attualmente riconosciute: precisamente 179 su 321, di cui 80 francesi, 55 italiane e 44
spagnole.

In Francia, la produzione agroalimentare certificata ha toccato 1 milione 159 mila tonnellate, provenienti da circa 36 mila aziende per un fatturato alla produzione
di 2.318 milioni di euro
(i dati si riferiscono alle sole DOP, in quanto quelli relativi alle IGP non sono ancora stati resi noti). In Spagna (fonte Ministero spagnolo
dell’Agricoltura), le circa 2 mila aziende produttrici di denominazioni IGP e DOP hanno registrato un fatturato alla produzione pari a 884 milioni di euro, con una ulteriore,
rimarchevole crescita rispetto agli anni precedenti: basti pensare che nel 2001 lo stesso fatturato era pari a 500 milioni di euro.

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