I 50 Best non sono la Bibbia e possono essere discussi giorni e giorni

I 50 Best non sono la Bibbia e possono essere discussi giorni e giorni

Molto si è scritto e molto si è letto e ascoltato attorno alla classifica 2010 dei 50 migliori ristoranti al mondo voluta per il nono anno dalla rivista inglese The
Restaurant e sponsorizzata da S.Pellegrino.
I 50 Best non sono la Bibbia e possono essere discussi giorni e giorni.
In fondo succede da secoli con Dio, figuriamoci con un elenco di locali e di chef.
Però quando votano circa 800 persone sparse in ogni angolo del globo, anche il fratello scemo di Cretinetti dovrebbe se non capire, avere il dubbio che non si tratta di una
barzelletta tra quattro lestofanti ubriachi al bar. Poi, magari, uno si informa anche un minimo sui meccanismi (5 voti a testa, solo 3 per insegne della propria nazione), le regole e lo storico
del premio e dell’alta cucina degli ultimi decenni e poi dice la sua, argomentando.

Purtroppo non accade spesso.
Ci sono italiani convinti che abbiamo i migliori cuochi e la migliore cucina del pianeta per diritto divino e se questo “primato” non ci viene riconosciuto non è mai per qualche nostra
mancanza, di sistema e/o di manico, bensì esclusivamente per manovre, malafede o ignoranza altrui.
Con la nuova classifica consultabile qui, io sono contento di vedere 5 italiani salire tutti e cinque, con Bottura sesto e Alajmo 20° pensando ai due meglio
messi.
E così finalmente salutiamo il primo italiano nei top 10, non era mai accaduto nonostante un mega-sponsor italiano.
Qualcosa vorrà pur dire, proprio come Cracco, testimonial dell’Acqua Panna che scivola fuori dai 50 e Redzepi che trionfa dopo un poker nel segno del Bulli e
di Adrià, in un Noma che usa altre minerali.

Chiaro che quando i voti a disposizione sono pochi e nel proprio Paese i cuochi bravi sono tanti, i voti rischiano di disperdersi soprattutto se il campo di gioco ha le dimensioni del
mondo.
Però, a volerla leggere con attenzione, la classifica qualcosa di importante lo dice.
In primis che nei Paesi Nordici sanno ragionare con idee originali, proposte che incontrano i favori dei più, poi che la Spagna è sempre un riferimento ma non più una
novità.
Terzo: una certa Francia tutta oro e pesantezza (di digestione) ha stufato.
Non vi è dubbio che i cugini conservano mille meriti e una organizzazione feroce e invidiabilissima, è sicuro che loChateaubriand 11° (e primo dei francesi) come gastropub
è una provocazione, ma sono arciconvinto che se Inaki avesse il salone di un hotel 5 stelle lusso se ne vedrebbero delle belle perché sarebbe un fortissime segnale di
discontinuità.
Ma ci vuole coraggio.

Cresce l’Italia nonostante certa ostilità, cresce la voglia di ragionare con passi nuovi come sappiamo fare in tanti campi, cresce la collaborazione con altre realtà, cresce la
rabbia per la fatica che si fa ogni giorno per dialogare e farsi rispettare.

Paolo Marchi
Dalla newsletter IDENTITA’ GOLOSE 307 – 28.4.2010 per gentile concessione

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