Formaggio Maccagno: la posizione della Provincia di Biella

«Ogni giorno sui giornali si legge qualche «nuova» sul formaggio Maccagno e purtroppo viene tirata in ballo la Provincia, con questa lettera vorrei chiarire, spero in modo
definitivo, la nostra posizione, intanto chiedo: un disciplinare rigido tutela la montagna? Si vedrà, abbiamo però l’esempio di altri territori e prodotti che con un disciplinare
«estremo» hanno finito per trovarsi in difficoltà, penso alla Robiola di Roccaverano o al Murazzano.

Passiamo ai numeri: ci sono, come riporta il sito dell’Associazione Macagn valli biellesi, 12 produttori di questo formaggio, tra i quali, stando ancora ai dati del sito, 8 nel Vercellese e 4
nel Biellese. Se questi numeri non sono corretti l’associazione li aggiorni: diversamente, a mio avviso, non si reca un servizio alla correttezza e alla serietà di informazione.

L’esistenza di una Dop non è affatto un problema della Provincia e nemmeno della Regione; semmai è un problema dei produttori: il nostro impegno tenta di salvaguardare il loro
lavoro e il loro futuro, che non sono però in mano nostra.

Nel caso dell’unica Dop che finora ci riguarda, quella di Riso Biellese e Vercellese (che al momento interessa una decina di aziende ma il cui disciplinare potrà essere praticato da
altre centinaia), tutta la trafila è stata seguita dai produttori e da un Consorzio: gli enti pubblici altro non hanno fatto se non incoraggiare e sostenere l’iniziativa.

Voglio sia chiara una cosa: non è la Provincia a decidere se e a chi attribuire una Dop. Vogliamo farne a meno? Benissimo, continueremo nella confusione attuale: i produttori non si
lamentino.

La posizione della Provincia ormai è chiara, così come quella della Regione, e porterebbe a ottenere una Dop: non è diversa da quella che ha portato ad altre denominazioni,
come per il Bitto o il Raschera.

Il Macagn la ritiene una Dop «inquinata»: bene, ne prendiamo atto. Mi pare di aver capito che l’Associazione e la Comunità montana a questo punto preferiscono non avere una
Dop. Se ne assumano la responsabilità, noi siamo contrari a un disciplinare che premia, al momento, 4 allevatori in tutta la Provincia, un territorio più vercellese che biellese,
per loro stessa ammissione.

In accordo con la Regione, avevo proposto a tutti di fare un passo indietro e smetterla con le polemiche: l’associazione Macagn e la Comunità montana Valle di Mosso invece non fanno
altro che alimentarle. Evidentemente ritengono che solo in questo modo si tutela il territorio.

Faccio un esempio: dove i formaggi sono tutelati dalla Dop è forse scomparsa la pratica della monticazione e degli alpeggi? Da noi, e altrove, sono soprattutto i contributi dell’Ue a
garantirne la continuità: in ogni caso, la responsabilità di tutelare quel territorio è soprattutto della Comunità montana, dunque agisca come meglio crede.

Detto questo, per me l’argomento è chiuso, la Provincia è impegnata su molti altri fronti per la valorizzazione dell’agroalimentare di qualità e soprattutto per supplire
alle carenze nella sua commercializzazione. Lo dicono i fatti – penso alla nostra presenza al Salone del gusto dell’anno scorso, al consorzio Terre Biellesi e alla nostra attuale collaborazione
con Eataly – e personalmente non ritengo di dover più perdere tempo in polemiche sterili, inutili, dannose all’immagine complessiva del nostro territorio e che non competono al ruolo
che, a mio avviso, deve svolgere un ente pubblico».

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