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Fivi Piacenza 2022 – Record su Record – Si chiamerà FIVITALY dal 2023?

Fivi Piacenza 2022 – Record su Record – Si chiamerà FIVITALY dal 2023?

By Giuseppe

Fivi Piacenza 2022 – Record su Record – Si chiamerà FIVITALY dal 2023?

 

Tre giorni “alla grande” del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti 2022 a Piacenza, dice Lorenzo Cesconi, presidente Fivi: “ Grati a Piacenza che ha creduto nel contatto diretto fra produttori e clienti. Eravamo in 100 alla prima edizione, oggi quasi 900. Grati ad alcuni amici piacentini che 11 anni fa…

 

NOTA DEL DIRETTORE
Questo articolo è dedicato particolarmente ai viticoltori panteschi, ai residenti e appassionati dei vini panteschi. 
Ma credo anche ai cultori del vino passito naturale, agli abbinamenti di pregio, alla tutela di una identità territoriale di 3000 anni da non perdere. 
A Piacenza c’è stato un incontro tecnico, anche, molto partecipato e istruttivo che ha visto l’appoggio di tutta la  Fivi.  
Da sottolineare, visto anche il grande successo crescente dell’evento,  l’insistente proposta di Giampietro Comolli di dare un nuovo nome alla  manifestazione piacentina: FIVI-TALY o FIVITALY.
Giuseppe 
Danielli

Fivi Piacenza 2022. Record su Record.

Non è una fiera, ma una visita in cantina, in 900 cantine, e incontro con il produttore che ti racconta e ti fa assaggiare il suo vino, fatto con l’uva delle sue vigne.

Cesconi: Piacenza ideale per Fivi.  

Pantelleria-Zibibbo e Spongata-Piacenza, mariage ospitale del produttore Antonio Gabriele produttore di passito dolce naturale     

Fiera Piacenza, 26-27-28 novembre 2022

Lorenzo Cesconi, Presidente FIVI

Tre giorni “alla grande”, dice Lorenzo Cesconi, presidente FIVI: “ Grati a Piacenza che ha creduto nel contatto diretto fra produttori e clienti. In 100 alla prima edizione, oggi quasi 900. Grati ad alcuni amici piacentini che 11 anni fa hanno consigliato molto bene i fondatori di Fivi, ad iniziare da Costantino Charrère oggi premiato da tutti i 1400 colleghi della associazione per l’impegno, le scelte, la lungimiranza e attenzione al territorio che ha sempre cercato nella sua Aosta e in tutte le regioni italiane” .  Certo che gli spazi, la capienza dell’ente fiera e i servizi sono un vincolo. 25.000 persone in tre giorni, parcheggi pieni già dall’uscita dell’autostrada. Segno che molti visitatori vengono da fuori Piacenza. Piacenza centrale e comoda: 130 da Torino, da Bologna, da Genova, da Verona e neanche 100 da Milano e Brescia. Piacenza deve offrire più ospitalità e più eventi cittadini, di più di uno sconto sul biglietto di ingresso al museo civico. Ultima giornata, lunedì,  dedicata agli operatori economici e ai comunicatori storici. Fra i banchi visti i più importanti nomi del giornalismo enogastronomico nazionale.

Presente a Piacenza anche il mitico Doc Zibibbo di Pantelleria passito naturale dolce.  Unica azienda rappresentata, quella di Antonio Gabriele , che ha sede e vigne sull’isola di Pantelleria vicino al sito archeologico dei Sesi che già 3000 anni fa furono navigatori e coltivatori di vigne. Gabriele ha legato con la città e la storia di Piacenza.   ”Conosco e assaggio  i grandi  vini santo piacentini e di Vigoleno – dice Gabriele – ma ho scoperto in questi giorni l’ eccezionale binomio dello Zibibbo Doc Pantelleria passito dolce naturale appassito al sole e non in serra con la antica torta Spongata di Piacenza e con i buslanei duri intinti nel calice ampio di Zibibbo. Un “fuorifiera” fra amici, molto interessante… da incrementare i prossimi anni.  Una masterclass per pochi. Ma il mio pensiero è sempre rivolto alla terra vulcanica che produce lo Zibibbo che pian piano ci viene clonato da altri territori e altri produttori con il consenso anche di enti come i Consorzi di tutela e la Regione Sicilia. E il comune di Pantelleria e il sindaco Vincenzo Campo non possono fare nulla pur essendo i responsabili del territorio.   Abbiamo bisogno di creare una associazione sull’isola di viticoltori. Non si può accettare che la fascetta Doc sia fornita ai panteschi  discrezionalmente da Palermo”.

Una fascetta Doc non vale nulla rispetto alla scelta della Docg che lega notorietà, territorio classico, valore aggiunto, controlli maggiori e più certezze per i consumatori… sostengono tutti i viticoltori ma in silenzio…
Un chilo di uva raccolta in ginocchia sugli alberelli bassi riconosciuti da Unesco non può avere un valore di 1 euro, ma almeno 3 euro. Rese bassissime anche causa un clima sempre più estremo, limitate  fra 20-40 quintali ettaro, a seconda della zona:  necessitano di una remunerazione più giusta del lavoro umano. Il reddito in vigna e in cantina cala anno dopo anno, i giovani scappano, il rischio è di perdere un vino unico autentico esclusivo e di non avere prospettive. Il rischio è un abbandono delle terre coltivate, quindi un rischio anche di fragilità del territorio, di non alternative. Tema molto importante alla luce anche di fatti catastofici recenti.

Il rapporto fra piccoli  vitivinicoltori di FIVI –Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti,- e i consorzi di tutela è un cavallo di battaglia da anni di Fivi. Hanno ragione. Presente anche l’on Gian Marco Centinaio che ha ribadito, pur non essendo membro del Governo attuale, massima disponibilità a essere portavoce nelle sedi ministeriali delle istanze dei giovani viticoltori e dei piccoli vignaioli, su temi come  la burocrazie eccessiva e inutile, le accise all’export… anche gli equilibri e l’evoluzione dei consorzi di tutela.
L’evento Fivi  funziona. Il contatto consumatore e produttore è molto richiesto dalle nuove generazioni: oltre l’ 80% di chi circola fra i tavoli-cantina  è una gioventù appassionata e innamorata del vino italiano. Forse si potrebbe pensare a un prezzo speciale a bottiglia in occasione dell’evento a Piacenza. Il prezzo non è più una discriminante a priori oggi: si può bere bene anche a prezzi contenuti perché la professionalità, competenza, capacità, innovazione aiutano in cantina a dare efficienza.

A Piacenza, parlando con i produttori, è anche emerso che la scelta di vitigni resistenti alle malattie, ma non ibridi asiatici, è la strada da percorrere per arrivare a uso zero degli agrofitofarmaci e garantire sanità delle uve in cantina. Niente stravolgimento dei sapori e gusti delle Docg-Doc e del legame terreno-vitigno che è diventato un parametro inconfondibile per il consumatore. Ceves-Uni di Piacenza ha avviato una ricerca e studio su diverse barbatelle ottenute da piante di Moscato di Alessandria coltivate a Pantelleria (giallo)  da almeno 80-100 anni solo su terreno vulcanico nelle zone degli insediamenti umani antichi  per compiere analisi del dna vegetale e individuare un ceppo autentico e diverso da tutti gli altri anche impiantati più recentemente  che possa essere espressione di un solo territorio e non di tanti luoghi. In questo l’esperienza e il supporto di GRASPO e di università specializzate  di enologia e viticoltura del Veneto e dell’Emilia saranno determinanti e potranno offrire un aiuto fondamentale ai piccoli viticoltori panteschi in modo che dna-identità-sanità dell’uva siano una cosa sola.

Giampietro Comolli
Inviato Speciale Newsfood.com
FIVI -Italy, Piacenza 26 – 27 – 28 novembre 2022

 

 

Redazione Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

 

Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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