Etichette mendaci, Altroconsumo mette in guardia sul pesce
28 Aprile 2011
I consumatori italiani devono stare attenti al pesce, in quanto quasi una confezione su due riporta indicazioni diverse dal contenuto specie se si esamina il pesce pulito e fatto a filetti.
Questo il contenuto di un’inchiesta di Altroconsumo, pubblicata sul proprio sito Web.
Gli agenti dell’Associazione Consumatori hanno fatto acquisti in 55 punti vendita collocati in tutta Italia, esaminando poi il pesce così ottenuto.
Si è notato come il 44% della merce (71 campioni su 160 acquistati) presentava discrepanze tra informazioni dell’etichetta quando in realtà vendute.
Come spiega il team Altroconsumo, la prima differenza notata è l’omissione (volontaria o meno) di parte della denominazione del pesce. Il persico africano diventa “solo” persico.
Discorso simile per il polpo (a cui manca l’aggiunta “messicano) e della cernia (privata di “atlantica”). Dalla confezione con le seppie manca la specifica sulla provenienza, (Atlantico e
Pacifico).
Caso peggiore è quando vi è un cambiamento totale: l’etichetta indica una specie, la confezione ne offre una totalmente diversa.
Ad esempio, l’etichetta indica varietà pregiate (cernia, pesce persico) ma all’interno c è lo scandente pangasio vietnamita. O, operazione simile, il modesto eglefino viene
spacciato come merluzzo, più ricercato.
In conclusione, Altro consiglia di fare acquisti mirati, preferendo cioè la grande distribuzione, più attenta ad etichettatura o confezionamento, o i negozianti di fiducia
FONTE: “Filetti di pesce: non è quello che ti aspetti”, Altroconsumo n. 247, Aprile 2011
Matteo Clerici
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