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Economia Toscana: «Partire dal territorio per puntare sull'innovazione»

By Redazione

Firenze, 12 Ottobre 2007 – «Senza la partecipazione del territorio e senza il continuo collegamento con le sue tradizioni e le sue vocazioni, ogni tipo di politica, comprese quelle
legate alle innovazioni e alle tecnologia, rischiano di essere astratte» è quanto spiega Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, a margine degli “Incontri di Artimino
sullo sviluppo locale”, l’iniziativa promossa dall’Istituto di ricerche e interventi sociali di Prato, giunta alla sua diciassettesima edizione e che proseguirà fino a domani mattina
nella villa medicea di Artimino sulle colline di Carmignano, in provincia di Prato. Tema della due giorni: il rapporto fra innovazione e territorio ed innovazione e sviluppo dei distretti, in
una dimensione non solo italiana ma anche europea.
Martini è intervenuto in apertura dei lavori, dopo la relazione tenuta dal sociologo Carlo Trigilia anche a nome del collega Marco Bellandi, ed ha invitato a considerare come troppo
spesso sia accaduto, anche nei grandi programmi europei, di doverne verificare il sostanziale fallimento proprio perché non sufficientemente capaci di declinarsi con il territorio. E’
invece importante – ha aggiunto – considerare “radicamento e democratizzazione” come occasioni per rendere maggiormente efficaci le politiche di innovazione.
I “distretti industriali” sono stati confrontati da Carlo Trigilia con le “città dinamiche” e i “territori regionali”. “E’ il contesto regionale e locale – ha detto – a fare alla fine la
differenza e per questo non basta dare soldi alle imprese ma è fondamentale la capacità di fare rete fra soggetti diversi, pubblici e privati». Se «innovare è
una strada obbligata per competere in modo adeguato con le sfide mondiali, è anche vero che quella strada passa dalla costruzione di ambienti sociali capaci di facilitare l’intero
processo». Analisi, questa, confermata anche da Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa che ha raccontato l’esperienza italiana dei distretti tecnologici sulla base di un
approccio innovativo in grado di misurare le ricadute positive sui territori dalla scelta dei processi innovativi.
La Toscana conta 400 mila aziende e quasi tutte hanno meno di dieci addetti. “Istituzioni pubbliche e soggetti privati, istituti di ricerca e aziende devono dunque lavorare in rete per
facilitare il trasferimento tecnologico” ha concluso Martini. Quello che soprattutto deve crescere, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa o nelle regioni italiane del Centro nord,
è il contributo dei privati, visto che gli investimenti pubblici sono in Toscana già alti e coprono i due terzi della massa totale. «In una fase di forte sua
credibilità, la politica deve riflettere sui meccanismi che dopo i processi di concertazione devono governare le responsabilità nelle scelte – riflette Martini – Siamo soffocati
dai documenti, ma anche da un dibattito politico che non sempre riesce a cogliere le cose serie fermandosi troppo spesso su quelle contingenti» Anche introdurre efficaci sistemi per
monitorare i risultati sull’efficacia delle scelte fatte – ha concluso Martini – è “un pezzo dell’innovazione”.
Nel corso della mattina si è parlato naturalmente anche di quello che succede altrove in Italia, mettendo a confronto la Fondazione “Torino Wireless” e l’agenzia regionale per le
tecnologie e l’innovazione in Puglia, mentre nel pomeriggio l’attenzione si è spostata in ambito europeo con esperienze francesi, tedesche e inglesi. E tanto dal Piemonte quanto dalla
Puglia (fra l’altro proprio Bari, anni fa, ha introdotto la tecnologia del “common rail” che ha rivoluzionato i motori diesel) è arrivata una considerazione unificante: è
necessario investire più risorse, anche economiche, nella ricerca per facilitare una innovazione che è l’unica strada da percorrere per combattere, anche con soluzioni di nicchia,
le grandi sfide aperte.

Mauro Banchini

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