Eco-enologia: vino ed ambiente vanno a braccetto
5 Aprile 2011
Assaporare vino di qualità e nel contempo rispettare la natura. Questa la regola dell’eco-enologia, tendenza a metà tra la filosofia alimentare ed il sistema di produzione, unisce
la passione per il succo d’uva all’azione ecosostenibile. L’eco-enologia sarà presente al prossimo Vinitaly, con diversi stand dedicati ai suoi prodotti.
Nel frattempo, il sito Winenews ha provato a mettere nero su bianco alcune regole-base del vino “verde”:
-
Il vino a km 0. Va preferito il vino proveniente dal cantine del territorio di residenza. Inoltre, la bevanda deve essere ottenuta con sistemi di coltivazioni biologici o
biodinamici, che permettano cioè solo sostanze naturali o quasi: in ogni caso, vietati OGM, fertilizzanti ed antiparassitari chimici. Cercare inoltre la certificazione ISO 4001 o
EMAS, prova dell’impegno ecologico delle aziende che la ottengono. -
Le cantine evironmental friendly. Da premiare anche tali cantine che, seppur prive di documenti ufficiali, adottano buone pratiche. Segni concreti d’impegno sono il rispetto dei
canoni di bio-architettura, la presenza d’impianti di depurazione, impianti fotovoltaici o strutture a biomassa. -
Doppio risparmio. L’eco-enologia cerca di ridurre al minimo l’impatto, sulla Terra e sul proprio portafoglio. Ecco così le bottiglie di vetro alleggerito, meno gravose in
termini di CO2 e di costo energetico rispetto a quelle convenzionali, spesso munite anche di etichette in carta riciclata. Ed ecco anche i GAV, Gruppi d’Acquisto del Vino: tali unioni di
amanti di Bacco eliminano il ricorso al punto vendita, negozio o supermarket. Essi si basano sull’azione di un incaricato in contatto col produttore. Meno viaggi, trasporti, materiali ed
energie: inquinamento e denaro risparmiati.
-
Parola d’ordine: riciclo. Tutto del prodotto-vino, dal contenitore al contenuto non deve essere sprecato. L’intera bottiglia, vetro, carta e sughero può essere totalmente
riutilizzata. Riguardo poi al vino, quello che non si beve si impiega va usato come ingrediente per la tavola.
Queste regole non sono pura teoria, ma hanno già prodotto risultati concreti. I consumatori italiani possono già acquistare il vino dotato di etichetta con “carbon footprint”,
l’indicazione totale delle emissioni di gas ad effetto serra, espresso in termini di CO2 equivalente, associate ad un prodotto durante tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione all’arrivo
sulla tavola. L’idea nasce in Nuova Zelanda, ma è già stata adottata anche in Italia.
Matteo Clerici
ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.




