Dieta del sondino, entro l’estate la decisione del Consiglio Superiore di Sanità

Dieta del sondino, entro l’estate la decisione del Consiglio Superiore di Sanità

La dieta del sondino sotto il mirino della sanità pubblica.

Qualche mese fa (LEGGI articolo), professionisti
e semplici cittadini erano stati investiti dall’interesse per tale sistema, detto anche nutrizione enterale chetogena (NEC). Diversi i pareri: all’interesse di alcuni si era contrapposta la
decisa critica di altri.

A guidare tale fronte, specialisti di nutrizione, alimentazione e dietetica riunite nella federazione Fesin.

Per la Federazione la dieta del sondino è inutile in quanto di per sé non garantisce il mantenimento del peso-forma, frutto invece di corrette abitudini salutari. Inoltre, il
procedimento (l’uso di sonda naso-gastrica in combinazione con farmaci ed integratori alimentari) porta alla perdita di massa magra, con potenziali danni permanenti alla salute. In sintesi,
concludono gli oppositori, la NEC è solo una sirena alimentare, la cui promessa di dimagrimento nasconde un fallimento pericoloso.

Tale visione più che scettica è condivisa da personalità del settore come il dottor Francesco Leonardi, presidente dell’associazione nazionale dietetica, (” È
pericolosa e non è una cura per l’obesità) ed il ministro della Sanità Ferruccio Fazio. Proprio il ministro Fazio è stato la molla decisiva per l’azione del CSM
(Consiglio Superiore di Sanità): attualmente, la questione è materia del Comitato di presidenza del Consiglio: entro l’estate dovrebbe arrivare un parere qualificato, anche se non
è improbabile uno slittamento in autunno.

Tuttavia, secondo alcuni medici la NEC non è il problema ma solo un sintomo superficiale del bisogno di trovare una cura alla sempre più diffusa obesità.

Questo il messaggio del dottor Albano Nicolai, nutrizionista degli Ospedali Riuniti di Ancona. Per Nicolai  “Al di là se sia giusta o sbagliata, bisogna capire perché
migliaia di persone cercano la dieta del sondino, nuovi farmaci, integratori, pillole miracolose, regimi alimentari spesso bizzarri o naif. Significa che non abbiamo ancora trovato l’approccio
terapeutico giusto per combattere l’obesità. Non siamo stati capaci di offrire una risposta e di garantire al paziente soddisfazione, sicurezza e soprattutto mantenimento a distanza dei
risultati”.

Stessa visione di ampio respiro resa pubblica dal dottor Luigi Frati (preside dell’Università La Sapienza) e dal collega Andrea Lenzi. Per i due, la sanità pubblica è
carente di fronte al problema obesità: in particolare, “Manca un percorso di cura istituzionalmente riconosciuto nonostante il numero elevato di pazienti, i costi sanitari e l’altissima
mortalità”.

Matteo Clerici

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