Dieta? Attenzione! Potrebbe ridurre longevità e fertilità
5 Gennaio 2010
Un giusto mix di sostanze nutritive, in particolare proteine, nel menù è più importante per invecchiare in salute che limitarsi a ‘tagliare’ le calorie. Anche perché
quest’ultimo approccio può comportare una riduzione della fertilità. Lo suggerisce una ricerca condotta dai ricercatori dell’Institute of Healthy Ageing dell’University College di
Londra (GB), pubblicata sull’ultimo numero di ‘Nature’.
Il team di Linda Partridge ha indagato sugli effetti di restrizione calorica e dieta bilanciata nei moscerini della frutta. Scoprendo che sia il fatto di vivere meno mangiando troppo, che il
rischio di una ridotta fertilità se si assume troppo poco cibo, sono causati da uno squilibrio negli aminoacidi della dieta. Solo queste sostanze si sono rivelate cruciali per
longevità e fertilità, mentre zuccheri, vitamine e lipidi hanno provocato effetti scarsi o nulli. In particolare, è un singolo aminoacido (metionina) ad ampliare al massimo
la durata della vita, senza ridurre la fertilità degli organismi.
Gli aminoacidi sono i ‘mattoncini della vita’ che formano le basi delle proteine. Queste sono contenute in quantità in alimenti come semi di sesamo, noci brasiliane, germe di grano, pesce
e carne. Benché lo studio sia stato condotto sui moscerini della frutta, l’effetto della restrizione alimentare si conserva anche nei mammiferi e nell’uomo.
Dunque, secondo i ricercatori britannici, in futuro si potrebbe arrivare a ottenere tutti i benefici, in termini di salute e longevità, garantiti da un menù composto dal giusto mix
di elementi nutrizionali. Ma non è tutto. Sempre su ‘Nature’ un gruppo di ricercatori svizzeri illustra le virtù di una proteina del cervello, che ha un ruolo chiave nel regolare
l’assunzione di cibo.
Il team di Markus Stoffel dell’Eth di Zurigo ha scoperto, in uno studio nei topi, che metodi per potenziare i livelli di questa proteina (Foxa2), potrebbero migliorare il metabolismo e la salute
generale. Foxa2, infatti, regola direttamente l’espressione di due proteine, orexina e Mch, nell’area ipotalamica laterale, quella che ospita il ‘centro della fame’ nel cervello. I ricercatori
hanno mostrato che dopo un pasto il sistema di segnalazione dell’insulina rende Foxa2 inefficace. E di conseguenza si interrompe la produzione delle due proteine ‘nel mirino’.
Ma nei topolini geneticamente modificati, in cui Foxa2 è perennemente accesa, la produzione delle due proteine è maggiore. Così gli animali mangiano di più, si muovono
di più, hanno un metabolismo accelerato. Accendere questo interruttore negli animali obesi li porta a ridurre l’indice di massa corporea e i livelli di grasso. Insomma, Foxa2 agisce come
una sorta di sensore metabolico nel cervello. Capace di influire su peso, fame, alimentazione e attività fisica.




