Di Pietro: “Se cade Prodi, governo tecnico per la legge elettorale e nuove coalizioni”
25 Ottobre 2007
Roma – “Di Pietro vince 1-0 nello scontro in atto nella maggioranza” con queste parole il capogruppo di Fi in Senato, Renato Schifani, ha commentato la presa di posizione dell’Idv contro
il Governo, che questa mattina ha votato con l’opposizione (spaccando la maggioranza) sull’emendamento per lo scioglimento della società Stretto di Messina Spa.
Ma il leader dell’Idv non si è fermato lì: dopo giorni di litigi con il ministro della giustizia Clemente Mastella e di accuse ai colleghi dell’esecutivo, Di Pietro oggi ha
lanciato la possibilità di instaurare un governo tecnico se Prodi cade.
La crisi di Governo, insomma, sembra sempre più vicina, anche se il ministro dei trasporti ha sottolineato di non “essere in grado di fare previsioni”: “Fin quando Prodi avrà la
forza e i numeri per governare resterà al governo – ha spiegato Di Pietro durante un incontro con i cronisti della stampa estera – Per andare alle elezioni ci vogliono nuove regole del
gioco, perché quelle attuali e in particolare la legge elettorale non vanno bene”.
Ecco, dunque, la soluzione proposta da Di Pietro: se il Governo cade, si crea un Governo tecnico della durata di 3 mesi con un solo compito: la riforma della legge elettorale.
“La legge elettorale – ha ribadito il ministro – è la prima cosa da cambiare”.
“Dopodiché – ha aggiunto – non sappiamo se la legge elettorale la può fare il governo in carica. Noi diciamo di sì, ma se non si potesse fare, prima di andare alle
elezioni, ci sarebbe la necessità di un governo tecnico per poter fare la legge elettorale. Ma con questo solo ed esclusivo mandato, oltre, naturalmente, alla gestione ordinaria”.
“Dare, insomma, a questo esecutivo un mandato temporale ristretto, 60-90 giorni, e poi andare alle elezioni”, ha concluso il leader dell’Idv, aggiungendo che “a legge elettorale depositata
è necessario che ci sia una rivisitazione, una scomposizione e ricomposizione delle coalizioni”.
Dopo questa breve divagazione su temi di rilevanza nazionale, ovviamente, non poteva mancare l’ormai consueto rinfocolamento della polemica con il Guardasigilli Mastella sul caso De Magistris.
Di Pietro, infatti, è tornato a sottolineare che la decisione di trasferire il pm di Catanzaro lascia un “alone di sospetto”: “Che il presidente del Consiglio o il ministro della
Giustizia vengano messi sotto osservazione dall’autorità giudiziaria, rientra nella fisiologia delle cose – ha affermato Di Pietro – Non mi sembra che questo possa delegittimarli. La
delegittimazione, la caduta di credibilità, è nel fatto che se si è sotto indagine ci si attivi per trasferire l’inchiesta”.
“Adoperarsi per trasferire un magistrato o per non permettergli di svolgere le proprie indagini – ha attaccato l’ex pm – lascia sempre un alone di sospetto che sul piano politico è
gravissimo”.




