Dalla Regione Emilia Romagna 23 milioni per la ricerca in ospedale

Bologna – Dai trapianti alle neuroscenze, dall’oncologia alla medicina rigenerativa, sono 44 i progetti finanziati dalla Regione con 23 milioni di euro da realizzare, nell’ambito del
programma di ricerca Regione-Università 2007-2009, nelle quattro Aziende Ospedaliero-Universitarie dell’Emilia-Romagna (Bologna, Modena, Parma, Ferrara), nell’Istituto di ricovero e cura
a carattere scientifico (IRCCS) Rizzoli di Bologna, e negli Ospedali di Baggiovara dell’Azienda Usl di Modena e Bellaria dell’Azienda Usl di Bologna, operativi a partire dai primi di marzo.

Secondo quanto previsto dalla legge regionale 29 del 2004, il Servizio sanitario regionale ha infatti avviato un percorso di collaborazione e integrazione con il sistema delle Università
della regione, che è stato confermato in sede di Conferenza Regione-Università dell’ottobre 2006 con l’approvazione del programma 2007-2009.

«Questi progetti si inseriscono nel contesto dello sforzo complessivo che la Regione ha avviato da alcuni anni prima con il Programma Ricerca e Innovazione Emilia-Romagna (PRI-ER), poi
con l’avvio dell’Osservatorio sull’innovazione (che ha il compito di monitorare la realizzazione di tutti i progetti), al fine di far sì che il Servizio sanitario regionale sia al passo
con i tempi e sappia governare la sfida della modernizzazione all’interno di un contesto di sostenibilità e di buona qualità dell’assistenza», ha detto l’assessore alle
politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Giovanni Bissoni.

«Si è trattato di un percorso articolato – ha aggiunto – che ha permesso di fare concretamente un passo avanti nel processo di integrazione tra Servizio sanitario regionale e
Università sul piano, molto complesso, della ricerca e della integrazione della ricerca con l’attività di assistenza. La sua importanza va letta nel contesto di una situazione di
cronica difficoltà della ricerca in Italia. A titolo comparativo, ricordo che il Ministero della salute ha destinato, attraverso il programma di ricerca finalizzata, circa 70 milioni di
Euro negli ultimi due anni per la ricerca nel Servizio sanitario nazionale e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) circa 25».

«L’identificazione dei temi di ricerca e di preparazione delle proposte progettuali – ha continuato Bissoni – è stata una grande occasione per iniziare a coinvolgere i Dipartimenti
ed i Collegi di direzione nell’attività di governo della ricerca come abbiamo previsto con la legge 29 del 2004», la legge regionale che ha ridisegnato organizzazione e
funzionamento del Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna.
I 44 progetti finanziati nell’ambito del programma di ricerca Regione-Università riguardano la ricerca innovativa nei settori della medicina dei trapianti (5 progetti), delle
neuroscienze (5 progetti), della diagnostica avanzata (7 progetti), della oncologia (4 progetti), la medicina rigenerativa (7 progetti), la ricerca per il governo clinico (13 progetti) e i
programmi sperimentali di formazione alla ricerca e di creazione dei network per la ricerca (3 progetti). Sono stati promossi con specifici bandi di gara, valutati da esperti italiani e
stranieri (con il coordinamento scientifico dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale), approvati e finanziati con delibera di Giunta regionale alla fine del 2007 (2242/2007). Alla loro
realizzazione partecipano anche ricercatori delle Aziende Usl, alle quali sono andati circa il 10% del finanziamento.

Il programma di ricerca Regione-Università ha operato in condizioni di grande trasparenza e rigore nella valutazione adeguandosi alle procedure internazionalmente accettate di
«peer review» (revisione paritaria) e introducendo anche innovazioni nel percorso di valutazione per garantire una sempre maggiore finalizzazione e trasferibilità dei
risultati della ricerca nella pratica clinica.
Questo primo anno di attività ha anche permesso di identificare una serie di criticità che saranno il punto di partenza della prosecuzione del programma negli anni a venire, a
partire dalla necessità di un grande sforzo di formazione e di aumento delle capacità dei professionisti di partecipare ai processi di ideazione e conduzione della ricerca

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