Da oggi via libera alla Fiorentina

E’ entrato definitivamente in vigore il via libera alla bistecca di fiorentina ottenuta con animali di età superiore ai 30 mesi, dopo più di sette anni di proibizione a causa
dell’emergenza mucca pazza».

Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che sono trascorsi i tre giorni necessari dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale europea (L111 del 23 aprile 2008) del regolamento che innalza
da 24 a 30 mesi l’età dei bovini per i quali è consentita la commercializzazione di carne con la colonna vertebrale.

E’ quindi possibile ora macellare e vendere bistecche di fiorentina da utilizzare anche nelle grigliate che accompagnano spesso le gite fuori porta tipiche della primavera quando si stima che
milioni di italiani trascorreranno il tempo libero dei week end all’aria aperta nelle campagne.

Con le misure di sicurezza che hanno portato alla drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa sono venuti meno tutti i limiti al ritorno in tavola del pregiato taglio e –
sottolinea la Coldiretti – finisce un’epoca di «proibizionismo alimentare» iniziata nel Consiglio dei ministri agricoli della UE il 29 gennaio 2001, quando per fronteggiare
l’emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina. La
normativa – precisa la Coldiretti – era già stata rivista nel gennaio 2006, a seguito della decisione del Comitato permanente per la catena alimentare di innalzare l’età dei
bovini, da 12 a 24 mesi, per consentire l’utilizzo della carne con colonna vertebrale.

Il ritorno della fiorentina «matura» è – sottolinea la Coldiretti – un riconoscimento per gli allevatori che hanno investito sul fronte della qualità, della
tracciabilità e della genuinità e della sicurezza dei prodotti, con una drastica riduzione del fenomeno Bse: dai cinquanta casi individuati nel 2001 al paio di casi del 2007 su
circa 450.000 test effettuati sugli animali.

I risultati dimostrano l’efficacia delle misure adottate per far fronte all’emergenza Bse come il divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli
organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l’introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere
l’origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e
propria carta d’identità del bestiame.

A seguito dell’emergenza mucca pazza – afferma la Coldiretti – gli allevatori nazionali hanno aumentato nelle stalle gli esemplari di razze autoctone e oggi l’Italia può contare su circa
120.000 animali riconducibili alle cinque storiche razze italiane con un aumento di oltre il 20 per cento rispetto a prima della crisi mucca pazza scoppiata nel 2001. Ad essere «salvato
dall’estinzione» – continua la Coldiretti – è stato l’intero patrimonio di razze bovine Made in Italy come la maestosa chianina (30.000 animali), la romagnola (15.000 animali), la
marchigiana (48.000), la podolica (20.000) e la maremmana (5.000).

La decisione comunitaria potrebbe favorire una inversione nel trend negativo nei consumi fatto registrare dalla carne bovina nel 2007 con un calo del 3,1 per cento rispetto al 2006, quando –
conclude la Coldiretti – gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane secondo i dati ismea Ac Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per famiglia
acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro.

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