Crisi della suinicoltura, prosegue l'azione
29 Maggio 2008
Prosegue l’azione a tutela della suinicoltura italiana, messa in campo dagli allevatori, dalle Organizzazioni agricole e dalle Associazioni di prodotto, ieri è stata una giornata
decisiva: dopo i lavori di Reggio Emilia (il 20 maggio si era tenuto un incontro delle Organizzazioni agricole con Assica e i Consorzi di Tutela Parma e San Daniele, seguito da un’assemblea dei
suinicoltori italiani), ieri si è svolta a Roma un’altra serie di incontri.
Presso la sede dell’Associazione Nazionale Allevatori Suini nella mattinata si è tenuto un primo vertice fra i rappresentanti dei suinicoltori, Assica e i Consorzi di tutela. L’intento
delle Organizzazione Agricole era, naturalmente, quello di far comprendere ai rappresentanti della grande industria di trasformazione e stagionatura dei prosciutti Dop le grandi
difficoltà che il comparto sta attraversando, di fronte ai continui aumenti dei costi di produzione e al bassissimo prezzo riconosciuto per i suini.
«Assica ha dato atto del periodo nero che gli allevamenti italiani stanno vivendo, ma non ha concesso una vera apertura sulla questione – rimarca Assuero Zampini, Direttore di Coldiretti
Cremona, presente al vertice -. Gli industriali, purtroppo, perseverano in una posizione che non vuole riconoscere né premiare la qualità che nasce nei nostri allevamenti, base
imprescindibile per le grandi Dop. Di fronte a questi interlocutori, che ammettono la gravissima crisi in atto ma non prospettano alcun cambiamento di rotta per aiutare la filiera a superarla,
la suinicoltura italiana è determinata ad andare fino in fondo, compiendo tutti i passi che portino a mettere in campo iniziative atte a sottrarre suini dal circuito delle dop, come la
vendita di animali all’estero e lo sciopero del prosciutto».
Lo sciopero, lo ricordiamo, prevede che i suinicoltori non consegnino più, insieme ai maiali, le certificazioni di qualità che consentono la commercializzazione della salumeria a
marchio d’origine. E’ un’azione che rischia di provocare la scomparsa di prosciutto e salumeria certificata Made in Italy dalle tavole degli italiani.
La giornata di ieri, a Roma, è proseguita con la convocazione del ‘tavolo della filiera suinicola’ presso il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali, nel quale gli
allevatori e i loro rappresentanti hanno ribadito la gravità della situazione e la necessità di agire per imprimere una netta inversione di marcia. «Nel rispetto
dell’impegno che avevamo preso con i nostri imprenditori agricoli, posso confermare che il Ministro per le politiche agricole è già stato coinvolto in merito alla difficile
situazione del comparto e alle azioni che l’agricoltura italiana sta mettendo in campo e che condivide moltissime delle posizioni espresse dalla parte agricola» testimonia Zampini.
Con l’obiettivo di informare pienamente gli allevatori in merito a quanto emerso nel corso degli incontri ‘romani’ e di pianificare insieme le prossime mosse, Coldiretti Cremona ha convocato i
suinicoltori del territorio per una nuova verifica, fissata per martedì 3 giugno a Cremona, presso l’Ufficio Zona in via Ruffini
«Intendiamo fare il punto della situazione, alla luce degli importanti appuntamenti tenutisi nella giornata di ieri, sia con il tavolo di filiera sia con i rappresentanti di Assica e dei
Consorzi di qualità – conferma Pietro Scolari, responsabile dell’Ufficio Economico di Coldiretti Cremona -. Siamo decisi a dare forma alla nostra azione di protesta, tesa a denunciare
l’impossibilità di allevare maiali italiani di qualità e a spingere la grande industria a riconoscere agli allevatori un prezzo più equo».
«Mentre i consumatori affrontano le difficoltà degli alti prezzi al mercato, ai nostri allevatori vengono riconosciute quotazioni inaccettabili. E intanto le spese di produzione,
per le imprese agricole, sono drasticamente aumentate: basti pensare che, per ogni suino grasso allevato, l’impresa agricola ha una perdita di oltre 40 euro – argomenta Scolari -. E’ importate
ribadire che la decisione di sottrarre milioni di maiali dal circuito delle produzioni a denominazione di origine non rappresenta un’azione contro i cittadini. Al contrario, è il modo
con cui gli allevatori italiani cercano di contrastare una situazione ormai insostenibile, a tutela del comparto e della qualità italiana».
L’adesione degli allevatori allo sciopero del prosciutto ha superato gli otto milioni di suini certificati, pronti ad essere sottratti dal circuito delle grandi dop.





