Corte di Cassazione: non validi gli assegni compilati a matita

Corte di Cassazione: non validi gli assegni compilati a matita

Gli assegni non possono essere compilati con la matita. Anche solo in riferimento all’indicazione della data di emissione. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza 18 marzo 2009 n.
6524/09.
I Supremi giudici si sono trovati alle prese con un società che aveva emesso un assegno la cui data era stata apposta a matita. Il titolo di credito era stato rinvenuto dalla Guardia di
finanza nel corso di un accertamento presso uno studio notarile.

Alla luce di tale irregolarità era stata irrogata la sanzione pecuniaria prevista dall’articolo 25 del Dpr 642/1972. La società aveva proposto ricorso in appello e la Corte di
Trento aveva dato ragione al privato ritenendo che per l’assegno non è previsto alcun particolare mezzo grafico, potendo perciò tali indicazioni essere scritte a macchina, a stampa,
da una o più persone, a mano e in tale ultimo caso a penna o a matita. Secondo i giudici di merito, quindi, a poco rilevava il mezzo, nella considerazione che sia la matita quanto la penna
potessero essere utilizzate per cambiare la data (nel caso della penna apponendo la data in una fase successiva, con la matita mettendola ed eventualmente cancellandola successivamente).

Contro la sentenza ha proposto ricorso il ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle entrate. E i giudici di piazza Cavour hanno ribaltato il verdetto di appello considerando
l’importanza rivestita dal titolo di credito e il relativo diritto in esso incorporato. La scrittura a matita – si legge nella sentenza – non è assolutamente in grado di fornire quella
sufficiente stabilità al testo scritto. Al contrario della penna può essere cancellata senza lasciare segni evidenti. Conseguenza è che la data scritta a matita si considera
per non apposta andando a inficiare pesantemente la correttezza formale del titolo di credito.

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