Consumi 2009: nel carrello alimentare meno pane, carne, vino e olio d’oliva
22 Gennaio 2010
La Cia evidenzia, anche sulla base dei dati Ismea, una situazione di stabilità negli acquisti domestici degli alimentari: si dovrebbe avere una crescita dello 0,4 per cento in
quantità, mentre un calo in valore (circa 1 per cento) a causa soprattutto del rallentamento dell’inflazione. Le vendite risultano in lieve aumento nel Nord-Est e nel Centro, in leggera
flessione nel Nord-Ovest e stabili al Sud. Ogni nucleo familiare ha speso per imbandire le tavole, in media, 475 euro mensili, per complessivi 145 miliardi di euro.
Cambia il carrello della spesa alimentare. Nel 2009 diminuiscono i consumi a tavola di pane, carne (in particolare bovina), vino e olio d’oliva, crescono, invece, quelli di pasta, frutta, verdure
e latte. Gli acquisti domestici, comunque, non cedono e, nonostante la crisi economica faccia sentire ancora i suoi effetti, registrano, in quantità, una lieve ripresa (più 0,4 per
cento rispetto al 2008), mentre vedono una diminuzione in valore (circa meno 1 per cento), favorita anche dal rallentamento dell’inflazione. Le famiglie italiane, tuttavia, sono molto attente
alle “promozioni” e comprano sempre di più nei “discount”. Sono questi alcuni dei dati contenuti in un’indagine che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha condotto a livello
nazionale, anche sulla base delle rilevazioni dell’Ismea, che sarà presentata nelle prossime settimane in occasione della V Assemblea elettiva che si terrà a Roma in febbraio.
Durante lo scorso anno – rileva la Cia – si evidenzia una flessione, su base quantitativa, nella domanda di derivati dei cereali (meno 1,5 per cento), dovuta soprattutto al pane, ai primi piatti
surgelati e ai biscotti dolci, mentre continua a crescere la pasta, che mette a segno un aumento (tra il 2 e il 2,5 per cento). Si registrano, sempre in quantità, diminuzioni anche per la
carne bovina (meno 3,2 per cento) e avicola (meno 1,2 per cento), per l’olio di oliva (meno 1,2 per cento) e per i vini e spumanti (meno 0,8 per cento). Da rilevare che tra quest’ultimi, alla
buona domanda per i vini a denominazione ha fatto riscontro una diminuzione degli acquisti di vino da tavola. Restano, invece, invariati gli acquisti domestici di carne suina, salumi, mentre
crescono quelli di ortaggi (più 1,3 per cento). Una domanda più vivace, invece, si è avuta per il latte e i derivati del latte (più 0,8 per cento), in particolare i
formaggi e lo yogurt. In crescita i consumi di frutta (più 2,9 per cento) e di prodotti ittici (più 3,3 per cento).
Il consumatore – come si rileva anche nell’ultima indagine dell’Ismea sulle tendenze agroalimentari – appare ancora cauto e, sebbene non riduca i volumi acquistati, tuttavia fa più ricorso
alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come i discount., che nello scorso hanno messo a segno una crescita del 9,3 per cento. Anche davanti a prezzi
che non hanno subito rincari, sussiste un clima d’attesa e non s’intravede un riorientamento della composizione di spesa verso un carrello complessivo di maggior valore, anzi il fenomeno a cui si
assiste da tempo è quello di un “impoverimento” della spesa.
E’ così è continuata ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6 del 2006, al 9,7
per cento del 2007, al 10,9 per cento del 2008, all’11 per cento nel 2009). Il supermercato resta il luogo di acquisto prevalente (68,1 per cento), soprattutto nel Centro-Nord (superiore al 70
per cento), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7 per cento), in particolare nel Mezzogiorno (76,2 per cento) e per l’acquisto di pane (59,4 per cento). Il 17,2 per cento delle
famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22 per cento nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22 per cento delle famiglie
del Centro-Nord contro il 33,1 per cento del Mezzogiorno.
Dall’indagine della Cia risulta che quattro famiglie su dieci hanno tagliato drasticamente la spesa alimentare. Il 60 per cento ha addirittura cambiato menù, mentre il 35 per cento
è stato costretto ad optare per prodotti di qualità inferiore. Per mangiare, comunque, si continua a spendere di più al Centro e al Sud che al Nord.
Nel contesto dei “tagli” alimentari, si riscontra che – segnala la Cia – il 40 per cento delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di carne, in particolare quella bovina, il 38 per cento
quelli di pane, il 36 per cento quelli di olio d’oliva e il 35 per cento quelli di vino.
Per quanto riguarda il dettaglio per area geografica, i consumi domestici -rimarca la Cia- risultano in lieve aumento nel Nord-Est (più 1,8 per cento) e nel Centro (più 0,7
per cento), in leggera flessione nel Nord-Ovest (meno 0,6 per cento) e pressoché stabili nel Sud (più 0,2 per cento).
La spesa domestica per generi alimentari e bevande – sottolinea al Cia – si è attestata, sempre nel 2009, a 475 euro mensili, per complessivi 145 miliardi di euro (il 19,1 per cento
del totale). Spesa sulla quale hanno inciso maggiormente gli acquisti di carne che, nonostante il calo dello scorso anno, registra 31,5 miliardi di euro, il pane e i trasformati (26,3 miliardi di
euro), gli ortofrutticoli (24,2 miliardi di euro), i lattiero-caserari e le uova (18 miliardi di euro).





