Confagricoltura: un 2008 eccellente per il frumento italiano

Dopo il raccolto record del 2004, la produzione di grano duro in Italia tornerà a collocarsi nel 2008 vicino ai 5 milioni di tonnellate, con un aumento di circa il 25% rispetto
allo scorso anno.

Più contenuto l’aumento per il frumento tenero, con un raccolto in crescita del 7%, per una quantità di circa 3,5 milioni di tonnellate.

Queste le stime di Confagricoltura, che rileva come l’andamento negativo delle quotazioni dei frumenti, dopo la forte discesa registratasi negli ultimi 4 mesi (in media – 25% il grano tenero e
-35% il duro) sembra rallentare, nonostante la maggiore disponibilità di prodotto.
Non altrettanto è avvenuto per le farine e le semole, che hanno registrato negli stessi mesi ribassi medi inferiori rispettivamente al 17 e al 22%.

Nonostante le prospettive di un significativo aumento della produzione mondiale, soprattutto di grano tenero, Confagricoltura prevede una campagna di commercializzazione all’insegna di
un’estrema volatilità dei prezzi sui mercati internazionali, influenzati anche da un significativo aumento dei contratti a termine (cd. futures). Ciò trova conferma
nell’atteggiamento “attendista” degli operatori nei principali Paesi esportatori, europei ed extra-europei, condizionati anche da politiche governative di salvaguardia del consumo interno e di
ricostituzione delle scorte strategiche.

Gli acquisti da parte dei Paesi tradizionalmente importatori, come l’Italia, appaiono rallentati sia dagli alti costi del trasporto via nave (quasi raddoppiati in un anno a causa dell’aumento
del prezzo dei carburanti), sia dalla maggiore richiesta di frumento per il consumo umano e zootecnico da parte del vicino e medio Oriente e dell’Africa orientale, dove invece i raccolti sono
stati scarsi.

Non c’è da stupirsi, quindi – commenta Confagricoltura – se anche in Italia i produttori tendano a stoccare il grano, in attesa di capire come evolverà il mercato nei
prossimi 2-3 mesi. Per la prima volta, quest’anno, sembra che non si verificherà una massiccia immissione di frumento duro e tenero sul mercato subito dopo la raccolta, ma
piuttosto una commercializzazione in un periodo più lungo, seguendo l’andamento dei prezzi.

La rinuncia alla famigerata pratica della “vendita sotto la trebbia”, sostituita dal ricorso a contratti di vendita in conto deposito, è per Confagricoltura una dimostrazione di
maturità dei singoli agricoltori nei confronti del mercato e pertanto non va stigmatizzata (come da più parti si è fatto), ma considerata come il segnale
che o si gestisce il frumento in una logica di filiera, contemperando gli interessi di tutti gli attori – produttori, stoccatori e trasformatori – o ci si adegua alla legge del mercato.

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