Cereali: croce e delizia per l'Agricoltura di Parma

By Redazione

Parma – Con l’approssimarsi delle trebbiature le stime sui potenziali produttivi si fanno sempre più attendibili e aderenti alla realtà, l’ISMEA proietta per l’Italia una
produzione record di grano duro superiore ai 5 milioni di tonnellate con un incremento, rispetto la campagna precedente di quasi il 30%.

«Nei mesi scorsi, commenta Fabio Massimo Cantarelli Presidente del Consorzio Agrario di Parma, ci siamo ripetutamente soffermati sugli aumenti di prezzi di cereali e dei diversi fattori,
strutturali e congiunturali, che hanno determinato il fenomeno. E la percezione che avevamo avuto, visitando le nostre campagne nel periodo di semina degli autunno vernini, era di una sensibile
diminuzione delle colture foraggere in favore della destinazione a cereali di vaste superfici anche nel territorio parmense. Percezione che trova oggi conferma dai dati diffusi da ISMEA in
occasione del convegno Romacereali.»
Stando alle stime produttive diffuse dall’Istituto di Statistica, la produzione canadese di frumento duro dovrebbe aumentare di ben il 35% e i diversi Paesi dell’Europa mediterranea
incrementare dell’ordine del 25% (Grecia e Spagna); complessivamente per il vecchio continente si prevede un 22% di grano duro e un 15% di grano tenero.

«L’Italia stessa, conclude Cantarelli, per quanto riguarda il duro, grazie alla combinazione dell’aumento delle rese e l’aumento delle superfici dovrebbe assestarsi sui 5.200.000 ton.
contro i 4 milioni del 2007. Quindi prospettive rosee per i produttori di grano.
Ma su questo aspetto occorre fare una serie di considerazioni tra loro contrastanti. Se da un lato i produttori di cereali possono essere ottimisti per i prossimi raccolti, (anche perché
si prevedono buone rese) non altrettanto gli allevatori che destinano la produzione lattiera alla trasformazione in Parmigiano che, per inciso, è l’attività agricola prevalente
nella nostra provincia. Si consideri infatti che il «parmigiano», produzione 2006, sulla base delle ultime quotazioni resta inchiodato, da alcune settimane, su valori di 8,00 ? al
chilo (nel novembre 2003 la quotazione era prossima ai 10 euro) . L’aumento del costo dell’energia, l’aumento dei cereali e quindi dei mangimi da destinare agli animali, certamente non
favoriscono i bilanci delle aziende zootecniche… in termini «verdiani»: l’aumento del prezzo dei cereali rappresenta, al tempo stesso, croce e delizia per l’agricoltura di
Parma.»

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