Cina, Marocco e Spagna: l’invasione dei tarocchi contro il tartufo bianco

Cina, Marocco e Spagna: l’invasione dei tarocchi contro il tartufo bianco

By Redazione

Il tartufo bianco è uno dei prodotti più prestigiosi del Made in Italy d’élite, ma la sua sopravvivenza e sopratutto la sua qualità è minacciata da
concorrenti sleali. Da Marocco, Spagna, Turchia e Cina arrivano così tartufi bianchi, simili a quelli italici ma meno pregiati.

Il grido d’avvertimento arriva dalle Crete Senesi, dove l’Associazione Tartufai sfrutterà la mostra-mercato di San-Giovanni d’Asso (Siena) per fare il punto della situazione.

Situazione che non è troppo positiva, come spiega il presidente dell’Associazione Gianfranco Berni. Secondo le stime, infatti, ogni anno “800 tonnellate di tartufi, per un valore di
oltre 15 milioni di euro” arrivano in Italia dall’estero, provenienti principalmente da Cina, ma anche Marocco, Turchia e Spagna. Tali prodotti sono simili ma di valore inferiore rispetto alla
varietà della Penisola, poiché privi della “Sua pasta più colorita e il suo profumo agliaceo”.

Tale invasione ha due grandi effetti negativi. Il primo è il rischio contraffazione alimentare: esercenti poco scrupolosi mettono in vendita confezioni, formate totalmente o in parte dal
tartufo estero, spacciandole come tartufo italiano. Il secondo è il calo di qualità: l’offerta più ampia di merce farà calare il prezzo della stessa, ed il calo di
introiti potrebbe impedire ai tartufai nostrani di difendere i loro standard di qualità.

Le previsioni recenti parlano di un calo di prezzo, che passerà dai 1.200-1.500 euro al chilo (2009) ad una cifra inferiore ai 1.000 al chilo. Tale diminuzione “Mette a rischio il nostro
lavoro di recupero e mantenimento delle tartufaie che vanno curate con attenzione tutto l’anno per creare l’habitat giusto per la crescita di prodotti di elevata qualità. Ecco
perché chiediamo maggiore tutela per una delle eccellenze dell’enogastronomia italiana”.

In ogni caso, sono già in cantiere delle contromosse. A spiegarle, il sindaco di San Giovanni d’Asso, Michele Boscagli: “Insieme alle altre Città del Tartufo abbiamo presentato
alla Commissione agricoltura della Camera una proposta di legge che consenta di sapere da dove viene il tartufo e chi è colui che lo trova. Tra le contromisure e in assenza di una
normativa che ci tuteli, facciamo noi la filiera corta facendo vendere i tartufi direttamente ai tartufai durante la stagione di raccolta”.

Inoltre, la città offre ai visitatori un Museo del Tartufo ed un laboratorio di trasformazione, a garanzia della tranciabilità e della qualità del prodotto offerto.

Matteo Clerici

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