Chi è davvero Edoardo Raspelli- Biografia, Aneddoti, curiosità…

Chi è davvero Edoardo Raspelli- Biografia, Aneddoti, curiosità…

By Giuseppe

In oltre mezzo secolo di attività, Raspelli ha frequentato migliaia di ristoranti, dalle trattorie di provincia ai templi dell’alta cucina. Sempre con lo stesso metodo, sempre con lo stesso taccuino mentale.

Edoardo Raspelli non è diventato critico gastronomico per moda, per opportunità o per vocazione mondana. È arrivato alla cucina passando dalla strada, dai tribunali, dalle redazioni dove si raccontavano rapine, omicidi, tragedie quotidiane.

Chi è davvero Edoardo Raspelli- Biografia, Aneddoti, curiosità…

Newsfood.com, 13 dicembre 2025

Chi è davvero Edoardo Raspelli

Dalla cronaca nera alla critica spietata di un inguaribile goloso

Edoardo Raspelli non è diventato critico gastronomico per moda, per opportunità o per vocazione mondana. È arrivato alla cucina passando dalla strada, dai tribunali, dalle redazioni dove si raccontavano rapine, omicidi, tragedie quotidiane. È da lì che nasce il suo sguardo: allenato ai fatti, allergico alle versioni addomesticate, incapace – per formazione prima ancora che per carattere – di raccontare una realtà diversa da quella che vede.

Quando oggi lo si definisce “il più severo critico gastronomico italiano”, si commette un errore di prospettiva. Raspelli non è severo: è coerente. La differenza è sostanziale.

Le origini: il giornalismo prima della cucina

Negli anni Settanta il giornalismo non era un esercizio di posizionamento personale, ma un mestiere. Edoardo Raspelli cresce professionalmente al Corriere d’Informazione, l’edizione pomeridiana del Corriere della Sera, occupandosi di cronaca nera. Un settore che non consente distrazioni: i fatti sono verificabili, le fonti vanno controllate, le parole pesano.

È lui stesso a ricordarlo spesso:
«La cronaca nera ti insegna che non puoi permetterti errori. Se sbagli un nome o un dettaglio, fai danni veri.»

Quella scuola gli rimarrà addosso per tutta la vita. Anche quando, nel 1975, su indicazione di Cesare Lanza, inizia a occuparsi di ristoranti. Non come evasione, non come passatempo colto, ma come estensione naturale del mestiere di cronista: osservare, verificare, raccontare.

La scelta che cambia tutto: cliente qualunque, conto pagato

Nel mondo della ristorazione italiana, la vera rivoluzione di Raspelli non è il voto, né il linguaggio diretto. È una scelta etica, apparentemente semplice, che però nessuno aveva reso sistematica prima di lui: entrare nei ristoranti sempre come cliente qualunque e sempre pagante.

Niente inviti, niente tavoli “riservati”, niente menu speciali per il critico.
«Se mangio meglio degli altri, non posso giudicare per gli altri», ha ripetuto in mille occasioni.

Da questa regola ferrea nasce tutto il resto: la credibilità, la paura di essere recensiti, il rispetto anche da parte di chi non ha mai amato i suoi giudizi.

Un ristoratore, anni dopo una recensione durissima, ammise pubblicamente:
«Aveva ragione. All’epoca mi fece male, ma aveva ragione.»

Non è una storia isolata.

Migliaia di ristoranti, nessun debito morale

In oltre mezzo secolo di attività, Raspelli ha frequentato migliaia di ristoranti, dalle trattorie di provincia ai templi dell’alta cucina. Sempre con lo stesso metodo, sempre con lo stesso taccuino mentale.

Non deve favori a nessuno, e questo lo rende libero. Ma la libertà ha un prezzo: inimicizie, accuse di durezza e – talvolta – tentativi maldestri di screditamento.

C’è chi lo ha accusato di essere “antipatico”.
Chi di essere “contro il sistema”.
Chi, più banalmente, di “non capire la cucina moderna”.

A queste critiche ha sempre risposto con un’alzata di spalle:
«Io giudico quello che mangio. Se è buono, lo scrivo. Se non lo è, lo scrivo lo stesso.»
Si fida del suo gusto, si fida del suo olfatto… per garanzia ha anche stipulato un’assicurazione!

I voti: pochi, pesati, memorabili

Nel panorama italiano, dove l’inflazione dei giudizi positivi è diventata quasi la norma, i voti di Raspelli hanno sempre avuto un peso specifico diverso.
Perché sono pochi.
Perché sono motivati.
Perché i voti altissimi sono rarissimi.

Per decenni, il 19/20 è rimasto una sorta di soglia invalicabile. E quando finalmente arriva il 19,5/20, fa notizia. Il destinatario è Moreno Cedroni, con la sua Madonnina del Pescatore di Senigallia.

Raspelli stesso sottolinea che quel voto non lo ha mai dato nemmeno a nomi leggendari come Gualtiero Marchesi, Carlo Cracco, Vissani, i fratelli Roca o Troisgros. Non per mancanza di stima, ma per rispetto del metro di giudizio.

Quel 19,5/20 non è solo un voto: è una dichiarazione di eccezionalità assoluta.

Quando la severità incontra l’entusiasmo

Chi dipinge Raspelli come un “distruttore” non ha mai letto davvero i suoi entusiasmi. Quando qualcosa lo colpisce, il suo racconto diventa travolgente, quasi poetico, pur restando concreto.

Nel caso di Moreno Cedroni parla di stupore, meraviglia, genio creativo, equilibrio. Parole che non usa mai a cuor leggero.

Un collega giornalista ha scritto di lui:
«Raspelli è severo perché ama profondamente il cibo. Chi non ama, non soffre quando critica.»

La televisione: popolarità senza compromessi

La televisione rende Edoardo Raspelli un volto popolare. Programmi come Melaverde portano nelle case degli italiani territori, produttori, tradizioni. Ma anche qui non rinuncia al suo stile: niente edulcorazioni, niente folklore fine a se stesso.

Un autore televisivo raccontò:
«Era uno dei pochi che non chiedeva mai di cambiare una battuta per piacere a qualcuno.»

In un’epoca in cui la TV gastronomica stava diventando spettacolo puro, Raspelli continuava a parlare di cibo vero, di filiere, di cultura materiale.

Un goloso, sì. Ma consapevole

Raspelli ama mangiare. Non lo ha mai nascosto. Ma non è un edonista superficiale.
La sua filosofia è racchiusa nelle celebri tre T:
Terra, Territorio, Tradizione.

Un mantra che oggi appare quasi rivoluzionario, in un mondo dominato da menu fotocopia e storytelling esasperato.

«Io non mangio concetti. Mangio piatti», ha detto una volta, liquidando con ironia certe derive intellettualistiche della cucina contemporanea.

Le polemiche e la solitudine del giudizio

Essere indipendenti significa anche restare soli. Raspelli non ha mai fatto parte di “cordate”, non ha mai protetto nessuno per appartenenza.

Questo lo ha reso scomodo.
E, paradossalmente, necessario.

Uno chef stellato, che preferisce restare anonimo, ha detto:
«Quando Raspelli ti elogia, sai che è vero. Quando ti critica, fa male, ma sai che non lo fa per interesse.»

L’ironia: i leggendari Pesci d’Aprile

Accanto al rigore c’è sempre stata l’ironia. E in Raspelli è spesso geniale. I suoi Pesci d’Aprile sono entrati nella storia del giornalismo italiano: notizie costruite con tale precisione da risultare credibili.

La Coca-Cola bianca come il latte, la sua improbabile nomina a Ministro, e altre invenzioni memorabili hanno dimostrato che il miglior inganno è quello che rispetta l’intelligenza di chi legge.

Un collega commentò:
«Raspelli prendeva in giro i lettori solo per ricordare loro di non credere a tutto.»

Un uomo fuori dal tempo (e per questo indispensabile)

Edoardo Raspelli attraversa cinquant’anni di giornalismo senza mai snaturarsi. Dalla carta alla TV, dai social ai video brevi, resta riconoscibile. Non cerca consenso. Cerca verità.

In un’epoca di recensioni accomodanti, di like, di inviti e di compromessi, rappresenta un’eccezione.
E le eccezioni, nel giornalismo come nella cucina, sono spesso ciò che cont

 

Edoardo Raspelli – Le tappe di una carriera fuori dagli schemi (con citazioni)

  • 1949 – Milano
    Nasce a Milano. Cresce in una città popolare e borghese insieme, dove la tavola è cultura quotidiana prima ancora che racconto.
    «Sono milanese, e a Milano si impara presto a distinguere la sostanza dalla forma.»
  • Anni ’70 – La scuola della cronaca nera
    Inizia come cronista di nera al Corriere d’Informazione (Corriere della Sera). È qui che si forma il suo metodo: rigore, verifica dei fatti, nessuna indulgenza.
    «La cronaca nera ti insegna che le parole non sono mai innocue.»
  • 1975 – L’inizio della critica gastronomica
    Su indicazione di Cesare Lanza, comincia a recensire ristoranti con voti. È l’avvio ufficiale di una carriera che durerà oltre mezzo secolo.
    «Recensire un ristorante è un atto giornalistico, non mondano.»
  • Fine anni ’70 – La regola che cambia tutto
    Stabilisce il principio che lo renderà unico: entrare sempre in incognito, come cliente qualunque, pagando il conto.
    «Se non pago, non posso giudicare.»
  • Anni ’80 – Le prime guide e la notorietà
    Pubblica guide e volumi dedicati alla ristorazione italiana, imponendo uno stile diretto, comprensibile, senza linguaggi criptici.
    «Scrivo per chi mangia, non per chi si compiace.»
  • Anni ’90 – Il critico più temuto (e letto)
    Firma rubriche e collabora con importanti testate nazionali; diventa una delle voci più riconoscibili e discusse della critica gastronomica.
    «Non sono io a essere severo: è il ristorante che deve essere all’altezza.»
  • 1996–2001 – Le grandi guide
    Cura e supervisiona la Guida dei Ristoranti d’Italia de L’Espresso, consolidando il suo ruolo di riferimento nazionale.
    «Un voto deve pesare, altrimenti è solo un numero.»
  • 1998 – La televisione: Melaverde
    Diventa volto popolarissimo grazie a Melaverde, portando territori, produzioni e tradizioni nelle case degli italiani.
    «Prima dei piatti vengono le persone che li fanno.»
  • Anni 2000 – Popolarità senza compromessi
    Nonostante il successo televisivo, non cambia metodo né tono. Continua a recensire come ha sempre fatto.
    «La TV passa, la credibilità resta.»
  • 2006 – L’incidente e la ripartenza
    Durante una registrazione resta coinvolto in un incidente. Torna comunque al lavoro, senza trasformare l’episodio in narrazione eroica.
    «Il mestiere non si racconta: si fa.»
  • 2010–2019 – L’ultima fase di Melaverde
    Prosegue la lunga esperienza televisiva fino all’uscita definitiva dal programma.
    «Non ho mai pensato di essere indispensabile.»
  • Cinema e apparizioni
    Partecipa a film e produzioni cinematografiche, sempre con autoironia e distacco.
    «Recitare è divertente, ma la realtà resta più interessante.»
  • 2020–oggi – Social e nuove piattaforme
    Approda anche su Facebook, Instagram e TikTok, dove le sue recensioni raggiungono centinaia di migliaia di visualizzazioni.
    «Il mezzo cambia, il giudizio no.»
  • Il voto più alto di sempre
    Assegna 19,5/20 a Moreno Cedroni, alla Madonnina del Pescatore: il voto più alto mai dato in 50 anni di carriera.
    «L’eccellenza non si discute: si riconosce.»

NOTA del Direttore


Edoardo Raspelli non è mai stato un critico accomodante.

In un mondo che ha trasformato la critica gastronomica in consenso, inviti e sorrisi di circostanza, Raspelli ha continuato a fare il suo mestiere come lo aveva imparato in cronaca nera: guardare, verificare, scrivere. Senza chiedere permesso.

Ha mangiato come mangiano i clienti veri. Ha pagato come pagano i clienti veri. E ha giudicato come dovrebbero giudicare tutti quelli che scrivono di cucina.

Per questo non è piaciuto a tutti.
Per questo ha avuto nemici.
Per questo è rimasto.

Non ha costruito personaggi, non ha protetto carriere, non ha distribuito carezze. Ha raccontato piatti, conti, servizi, errori e meriti. Punto.

Oggi, mentre la cucina rischia di diventare solo racconto e la critica solo intrattenimento, la lezione di Raspelli resta brutalmente attuale:
senza indipendenza non esiste giudizio, e senza giudizio non esiste cultura gastronomica.
Il resto è marketing.

Giuseppe Danielli
Direttore – Newsfood.com


 

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