C’era una volta La Contea di Neive – Langhe – Piemonte

C’era una volta La Contea di Neive – Langhe – Piemonte

By Giuseppe

Attilio Scotti:

C’ERA UNA VOLTA
LA CONTEA DI NEIVE
Neive - La ConteaImpossibile descrivere un mito che ha illuminato per trentotto anni la cucina della Langhe: resta il ricordo, e il ricordo sazia più della realtà ed ha una certezza che nessuna realtà possiede: un fatto che nella vita sia ricordato è già entrato nell’eternità e non ha più nessun interesse temporale

Erano gli anni millenovecentosettantasette del mese di ottobre quando Tonino & Claudia Verro, marito e moglie, aprirono in quel di Neive la Locanda (bar e ristorante con alloggio) a Neive,  meraviglioso borgo piemontese in Provincia di Cuneo (Piemonte): 3377 abitanti, con il suo centro storico che conserva un impianto medioevale, fatto di stradine acciottolate che salgono verso la Torre dell’Orologio e di eleganti palazzi in cotto: si deve a Tonino Verro se Neive è stata inserita nel club “ I borghi più belli d’Italia” creata dall’ANCI (Ass.Nazionale Comuni d’Italia).
A fine novembre 2015 La Contea di Neive ha chiuso definitivamente i battenti. Auguri Claudia e Tonino: buon relax dopo tanti anni di durissimo lavoro.

La Contea di Neive: CLAUDIA
Claudia Francalanci, la moglie: prima in cucina poi addetta a compiti organizzativi ed economico-amministrativi. Di origine toscane ha portato alla Contea l’afflato della stringatezza. E si deve a Lei se per anni la Contea di Neive ha avuto una chiara e ferrea impostazione economica. Due figli: la prima figlia Elisa (si dice da sempre che per incominciare una bella famiglia ci vuole una figlia) vive a Londra,  il secondo figlio, Alessandro ha fatto la scuola alberghiera per lavorare sia in sala che in cucina e, dopo qualche esperienza all’estero, è tornato a Neive per aiutare a chiudere La Contea nel migliore dei modi.

La Contea di Neive:  TONINO e il tartufo bianco di Alba
Oggi il tartufo è diventato una sorta di gioco turistico, tant’è che nelle Langhe si organizzano notti alla ricerca, con cani “laureati” (cani esperti del tartufo) trasformando in passeggiate notturne il mistero che avvolge questi tuberi dal profumo meraviglioso. Tonino alla Contea era solito invece tenere il tartufo per i clienti in ampi cestini di paglia coperti da tovaglia bianca, c’era qualcosa di magico quando sollevava il manto, quasi fosse un prestigiatore, ecco apparire l’oro bianco delle Langhe e il profumo avvolgeva l’aria e sentivi, leggero, quasi un capogiro.

Ora Tonino Vi parla del Vino, la sua materia per eccellenza!
(abbiamo trovato tra le scartoffie della cantina  questo vecchio scritto di Tonino che riportiamo integralmente: rispecchia il suo amore totale per la vigna, l’uva, il vino).
Tonino:
Il vino, per me, è davvero cultura. Ma per essere tale deve essere indubbiamente di grande qualità. E’ l’espressione della qualità delle uve, della posizione dei vigneti, della capacità  di lavorare in un determinato modo le viti. Il vino buono è buono, non può essere mediocre e se ha qualche difetto non è buono.
Certamente ottenere un vino buono è frutto di grandissime fatiche, di un ciclo produttivo che, se tutto va bene, comincia a dare i suoi frutti dopo tre anni dalla posa delle barbatelle.

Si inizia dalla preparazione del terreno con uno scasso profondo oltre un  metro, si pongono i drenaggi per lo scolo dell’acqua e per dare alla terra una buona riserva nutritiva, si sparge abbondante letame e si mettono a dimora le barbatelle, controllando alla primavera successiva se sono tutte attecchite. Via via che la vite cresce, mette fuori le sue gemme, i suoi tralci e le sue foglie. Bisogna controllare e curare tutte le malattie della vite che man mano si presentano.
Anche i fattori atmosferici possono fare i loro danni. Solo dopo il terzo anno della messa in dimora delle barbatelle, si potrà avere il piacere di vedere qua e là qualche grappolo d’uva che, spremuto, comincerà a fare sentire il sapore del Vino.

Il Vino va apprezzato per le caratteristiche essenziali che lo distinguono. Io amo molto sia quello del Roero sia quello delle Langhe albesi, astigiane e del Monferrato sia quello d’oltralpe e  d’altri continenti, purché sia fatto bene con sani criteri di cultura enoica. Sostengo sempre che non è il vino che fa il piatto ma è il piatto che fa il Vino: gli abbinamenti cucina-vino sono dettati da continue e laboriose riflessioni e degustazioni. In questi anni di lavoro abbiamo fatto un passo  avanti nell’affinare le nostre conoscenze e nel ricercare l’optimum dei Vini per la nostra tavola. Ed è con vero orgoglio che possiamo presentarvi la gamma dei prodotti casalinghi delle nostre vigne, frutto della nostra passione e del nostro amore:
Sono il Roero Arneis “Tunin” a me dedicato, il Mary Chardonnay, il Dolcetto d’Alba “Paciocchi”dedicato ad Elisa, il Barbera d’Alba “Caplin”dedicato a Claudia, il Nebbiolo d’Alba “Moncastello”, il Barbaresco “Ripa Sorita”, il Moscato “Scricciolo” dedicato ad Alessandro ed il Piemonte Moscato Passito “Cianin” dedicato al nonno di Claudia, grande appassionato di vini buoni.
Tutti questi vini sono riusciti a procurarci delle vere emozioni gustative e Vi aspettiamo per poterle condividere con Voi e farvi assaporare la nostra cucina e  per conoscervi
personalmente:  siamo francamente convinti che il cibo e il vino, come l’amicizia, non conoscono frontiere. Ed è dalla loro unione, che nasce la piccola felicità della tavola.

La stanze contadine de La Contea e le cene tartufate

C’era qualcosa di magico nelle serate enogastronomiche che ho vissuto alla Contea: andavo da Tonino e Claudia nei mesi da ottobre a novembre: i migliori per gustare nella totalità i saperi & sapori langaroli ed il magnifico tartufo bianco di Alba.  

Trascrivo dal mio taccuino dei ricordi una serata indimenticabile:
*Lumache scusciate impanate nel granoturco con schegge di merluzzo ammollato nel latte, leggermente infarinato, fritte e servite bollenti su letto di foglie verdi.
*Intingolo di fagioli in umido su battuto di lardo, erbe e vino rosso con piccoli salametti lessati a parte.
*Carne cruda all’albese con doppia sfarfallata di tartufo bianco d’Alba.
* Tajarin ai trenta tuorli d’uovo per chilo di farina, leggero condimento e tartufo bianco
* “Supa mitonà” di pane, fagioli all’occhio, scaglie di fontina, uova intere, e soffritto tradizionale con il pomodoro.
*Rollata di vitello piemontese arrosto con dentro la grande frittata di cipolle
*Torta di frutta secca alla Monferrina.

Il tutto in una location dal sapore sabaudo, dall’ingresso con bancone bar opulento, scaffale con le migliori bottiglie di liquori e distillati, la grande macchina del caffè, due sale ovattate, luci soffuse, servizio perfetto.
Si terminava intorno a mezzanotte, si saliva la irta scala, camere contadine, silti, arredate con vecchi mobili, le persiane socchiuse:  per un sonno perfetto.

Neive, Piazza Cocito la bottega dei gusti.
Piazza Cocito a Neive è al centro di questo magnifico borgo: a pochi metri dalla Locanda che Tonino ha eretto monumento ai gusti piemontesi. Una bottega con tutto, ma proprio tutto della produzione artigianale della Langhe e dintorni: (dai salumi ai formaggi, dai tajarin appena tirati ai vini delle Langhe); alla domenica mattina, dopo la Messa nella vicina Chiesa di San Michele, la fila per le compere, turisti e gente locale. Ricordo un prodotto eccezionale: scorze di arancia seccate sui fornelli della stufa a legna durante l’inverno  e messe in barattolo di vetro con Moscato d’Asti e limone spremuto. ( …e naturalmente i mitici tajarin).

Attilio Scotti con Veronelli, in cantina tra le botti
Ho vissuto una serata enogastronomica con il Vate del Vino: il mitico Luigi Veronelli, era un giorno di  novembre dell’anno 1977: abbiamo degustato i piatti di Claudia e le sottilissime fette di tartufo bianco su una “albese” da primato  non al ristorante, ma in cantina, tavolone tra le botti. Parole di Gino a fine serata: “nessuno mi porterà via questi momenti, sono ormai tra i ricordi più belli della mia vita da enogastronomade: e brindo con “Ripa Sorita “ a Claudia e Tonino.

P.S.  è doveroso ricordare due eccezionali collaboratori della Locanda:
Liliana Della Piana, in cucina:
da giovane “cusinera dei disnè de nos”, (mitiche figure piemontesi che cucinavano per i pranzi di nozze);  mitici i suoi tagliolini impastati a mano unicamente con trenta tuorli d’uovo, un pizzico di sale e farina bianca.

Andrea Grasso, da cameriere appena diplomato a maitre di sala:
figura carismatica, passi regali, serviva in guanti bianchi e i piatti scivolavano dalle sue mani alla tavola leggeri e il vino versato nel bicchiere era frutto di gesti e cadenze sabaude.

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è terminata una fiaba, come tutte le fiabe che si raccontano ai bimbi per farli addormentare; la fiaba di Tonino & Claudia e La Contea di Neive è ora quella che piace di più.

LA CONTEA DI NEIVE, ristorante con camere, di Claudia e Tonino Verro, Piazza Cocito, Neive: dall’ottobre 1977 al 29 novembre 2015.

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attilio-scottiAttilio dr. Scotti
Giornalista professionista
tess. 11168 Ass. Indipendente Giornalisti Svizzeri
Food & Wine Consultant, Pubbliche relazioni
Eventi enogastronomici
Membre de la Presse Ass.Suisse
des Sommelier Professionels

CH.6877 Coldrerio- Canton Ticino: PO box 88
Telefoni: ++91.646.86.33 –  Mobile ++79.886.39.67
e-mail: attilioscotti@bluewin.ch
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