Carne e latte clonati: a Bologna non ne vogliamo

Bologna – L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha dato parere positivo alla vendita di latte e carne provenienti da maiali e mucche clonate e dalla loro progenie,
sostenendo che non ci sono differenze di sicurezza rispetto a quelli ottenuti dagli altri animali. Secondo l’Efsa, nonostante morti e malattie negli animali clonati siano più alti del
normale, la tecnica della clonazione può essere usata con successo in bovini e maiali.

«Noi siamo convinti» afferma Roberto Maddè, Direttore di Coldiretti Bologna «che la commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati
è un rischio inaccettabile. Negli USA, dove è già in atto, i cibi clonati sono privi di una qualsiasi forma di etichettatura che permetta al consumatore di sapere cosa ha
nel piatto. Non credo che i bolognesi intendano mangiare, e far mangiare ai propri figli, in modo indifferenziato e inconsapevole, carni di animali allevati naturalmente sul territorio
provinciale o fabbricati in un qualche laboratorio. Dobbiamo assolutamente impedire che arrivi sulle nostre tavole un’allucinante realtà di cui né le imprese, né i
consumatori avvertono certamente il bisogno.»

Che i bolognesi non vogliano carni clonate è un dato confermato anche da un gruppo di ristoratori bolognesi che «tutti i giorni si batte per avere a disposizione le stesse materie
prime che da sempre fanno l’eccellenza del nome ITALIA», ed ha già contattato Coldiretti Bologna chiedendo di allearsi affinché » sulle nostre tavole arrivi il cibo
migliore che possiamo avere, o per lo meno perché si dica a mezzo etichettatura di cosa si tratta!».
A quanto risulta da una indagine condotta sul sito www.coldiretti.it, infatti, il 55% degli italiani ritiene necessario che l’Italia proibisca la possibilità di vendita di carne, latte e
formaggi proveniente da animali clonati. Un altro 36% dichiara che la vendita di tali alimenti deve essere consentita, ma con un’etichettatura obbligatoria che permetta ai consumatori di
distinguerli. Solo l’8% crede che essi siano equivalenti agli altri e che sia opportuno consentirne la vendita senza alcun tipo di indicazione.

Secondo i dati Istat, sul territorio di Bologna nel 2007 sono stati allevati in modo sano e naturale 35.385 bovini e 57.920 suini, per una Produzione Lorda Vendibile tra carni e latte di circa
45 milioni di euro (oltre il 10% dell’intera PLV agricola provinciale). «Non mi pare» commenta Maddè «ci sia esigenza di produrne di artificiali. Senza contare che i
nostri allevatori, all’occorrenza, sarebbero ben lieti di aumentare il numero dei propri capi di bestiame».
Dello stesso parere si mostra Astro Turrini, allevatore di Sassoleone, in comune di Casalfiumanese. «Noi alleviamo, in questa zona collinare, circa 150 bovini di razza mora romagnola. Si
tratta quindi di animali le cui carni sono tutte certificate a livello europeo dal marchio di Indicazione Geografica Tipica, che tutela e garantisce la qualità del prodotto. Abbiamo nel
bolognese un grande patrimonio di prodotti tipici derivati da bovini e suini, legati al territorio, da riscoprire e valorizzare: credo che dovremmo indirizzare le energie nella promozione di
questo tesoro, invece che permettere l’immissione nel mercato di carni clonate artificialmente in qualche parte del mondo.»

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