Buzzati e il cibo: a Nocetum il primo “Brunch d’autore” tra letteratura e convivialità
17 Aprile 2026
Milano, 16 aprile 2026
C’è un modo intelligente – e non scontato – di parlare di cibo: usarlo come chiave per leggere la cultura, la società e perfino la letteratura. È da questa intuizione che nasce il ciclo Brunch d’autore promosso da Nocetum, realtà milanese attiva nell’accoglienza e nella promozione sociale, che prende il via domenica 19 aprile alle ore 11 con un incontro dedicato a Dino Buzzati.
Un’operazione che, sulla carta, potrebbe sembrare “leggera”, ma che in realtà tocca un punto molto serio: il rapporto tra cibo e visione del mondo.
Nocetum: un luogo fuori ritmo nella città che corre
Per capire il senso dell’iniziativa bisogna partire dal contesto. Nocetum si trova in via San Dionigi 77, nel Parco della Vettabbia, uno dei pochi spazi in cui Milano non si impone, ma si ritira.
Non è un dettaglio estetico. È un elemento strutturale.
Qui si accolgono mamme con bambini in situazioni di fragilità, si costruiscono percorsi educativi, si tengono attività culturali. In altre parole, non è un contenitore di eventi, ma un luogo che vive di relazioni.
Ed è proprio da questa impostazione che nasce l’idea dei Brunch d’autore: creare momenti in cui cultura e convivialità non siano separate, ma si sostengano reciprocamente.
Buzzati: il mistero dentro la normalità
Il primo appuntamento è dedicato a Buzzati nel 120° anniversario della nascita. Una scelta tutt’altro che ornamentale.
Buzzati è uno degli autori più difficili da classificare del Novecento italiano. Giornalista del Corriere della Sera per oltre quarant’anni, autore del celebre Il deserto dei Tartari, ma anche di centinaia di racconti, pittore, poeta, osservatore lucido della modernità.
Il suo tratto distintivo è noto: non inventa mondi fantastici per fuggire dal reale, ma inserisce l’inquietudine dentro il reale stesso.
Ed è qui che il cibo diventa interessante.
Il cibo in Buzzati: mai protagonista, sempre rivelatore
A differenza di altri autori, Buzzati non è uno scrittore “gastronomico”. Non descrive piatti per il piacere della descrizione, non costruisce scene conviviali come celebrazione della vita.
Eppure, proprio per questo, quando il cibo compare, non è mai neutro.
Nel Deserto dei Tartari, ad esempio, il cibo accompagna la vita di guarnigione: carne e vino non sono festa, ma ripetizione, abitudine, tempo che scorre senza lasciare traccia. Non nutrono davvero: segnano il passare dei giorni.
Nei racconti, invece, il cibo cambia funzione. Diventa simbolo sociale, psicologico, perfino morale.
Nel Banchetto dell’imperatore, ad esempio, il lusso gastronomico non è piacere, ma ansia di riconoscimento, desiderio di compiacere il potere, teatro dell’apparenza. Il cibo rivela la fragilità umana più che la sua grandezza.
Il Natale e il limite del benessere: “Il panettone non basta”
Uno dei passaggi più efficaci, anche per un pubblico contemporaneo, è quello legato ai testi natalizi di Buzzati.
Nel racconto e negli scritti raccolti sotto il titolo Il panettone non basta, emerge con chiarezza una delle sue intuizioni più attuali: il benessere materiale non coincide con il senso della vita.
Il panettone – simbolo per eccellenza della festa milanese – diventa quasi un paradosso. Può esserci, può essere costoso, perfetto, presente sulla tavola. Ma non basta.
Non basta quando il contesto è segnato dalla guerra, dalla paura, dalla solitudine. Non basta quando il rito sopravvive ma il significato si è svuotato.
È una critica sottile ma incisiva al consumismo nascente degli anni ’50 e ’60. E, a ben vedere, non ha perso nulla della sua attualità.
Dai topi al colombre: il cibo come segnale di un disequilibrio
Altri racconti confermano questa lettura.
In I topi, il contesto domestico – apparentemente ordinato – viene lentamente invaso da una presenza trascurata. Non è un racconto sul cibo, ma il tema della casa, del nutrimento, della sicurezza viene progressivamente minato. Il risultato è una parabola perfetta: ciò che ignoriamo cresce fino a dominarci.
Nel celebre Colombre, invece, il tema si sposta ancora: non c’è cibo, ma c’è la fame più profonda, quella di destino. Il mostro inseguito per tutta la vita si rivela, alla fine, portatore di un dono.
E qui si chiude il cerchio: Buzzati racconta sempre una mancanza, un desiderio che non sappiamo interpretare, una realtà che leggiamo male.
Un brunch che non è solo un evento
L’incontro sarà guidato da Giuseppe Danielli, da oltre trent’anni impegnato sul rapporto tra cibo e cultura.
Il brunch sarà curato dalla cucina di Nocetum, ma non sarà un semplice accompagnamento: farà parte dell’esperienza, coerentemente con l’idea che mangiare insieme è già un atto culturale, prima ancora che gastronomico.
Il ciclo proseguirà nel corso dell’anno con altri appuntamenti dedicati a Carlo Collodi, San Francesco d’Assisi e Giuseppe Verdi.
Ma il punto centrale resta un altro.
Cultura e solidarietà: un equilibrio non scontato
Brunch d’autore nasce con un obiettivo preciso: sostenere le attività sociali di Nocetum.
Non è un’aggiunta, non è un corollario. È la ragione stessa dell’iniziativa.
Partecipare significa contribuire a un luogo che ogni giorno lavora sull’accoglienza, sull’educazione e sulla costruzione di comunità. In un contesto urbano in cui spesso la cultura rischia di diventare intrattenimento o consumo rapido, questa impostazione introduce un elemento di responsabilità.
E forse è proprio questo il punto più interessante: il cibo, la letteratura e la solidarietà tornano a essere parte dello stesso discorso.
Non accade spesso. E quando accade, vale la pena fermarsi – e partecipare.
Informazioni e prenotazioni:
info@nocetum.it
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