Buona e sana: la canapa ritorna in tavola

Oggi la canapa ha una cattiva fama: il nome evoca discorsi di droga, liberalizzazione o proibizionismo.

Tuttavia, il vegetale offre diverse possibilità d’impiego, dalle corde per le navi a (soprattutto) quello alimentare e medicinale.

La Canapa arriva in Europa dalla moderna Russia Meridionale: ad importala l’antico popolo degli Sciiti, che ne diffonde la coltivazione e l’abitudine di masticarne i semi contro disturbi
e le malattie.

I consumatori più entusiasti sono Greci e Romani e proprio dalla Città Eterna arriva uno dei manuali di medicina (I secolo dopo Cristo) che indica come ricavare medicine da
semi ed olio.

Nel Medioevo, la canapa è vista soprattutto come fonte di fibra tessile, anche se alcuni continuano ad usarne i semi nella cucina e per ricavarne olio. 

Nel Novecento, l’Italia è uno dei maggiori coltivatori. La canapa veniva impiegata nel settore nautico per ricavare vele e cordami per barche e navi. Inoltre, i cuochi italiani
sfruttavano la cannabis sativa per ottenere un olio particolare, chiaro e simile a quello di nocciola, dal sapore dolce ma con un retrogusto tostato.

Poi, lunghi anni di oblio e di disprezzo, fino alla recente rivalutazione.


Così, si elogia il suo ruolo come pianta amica dell’ecologia: la parte fibrosa serve all’industria tessile, con i residui impiegati poi da quella della carta. La cellulosa
può essere impiegata per la produzione materiali plastici pienamente degradabili e di combustibili da sostituire ai prodotti petroliferi).

E poi (forse in primis) il ruolo come mattone di una dieta sana.

A riguardo, si può iniziare da “Fats that Heal, Fats that Kill” (1933), con il nutrizionista Udo Erasmus che scrive: “le proteine contenute nei semi di canapa forniscono al corpo
tutti gli amminoacidi essenziali necessari per una buona salute e la loro composizione corrisponde esattamente a quello di cui il corpo umano ha bisogno per produrre il plasma sanguigno,
l’albumina e la globulina, elementi essenziali che rivestono un ruolo importante nel sistema immunitario”.

Test è ricerche più recenti hanno concluso come i semi di canapa offrano proteine, olio, fibre, vitamine (A, B1, B2, B3, B6, C, D, E).

In tale movimento di rinascita s’inserisce l’azione dell’Università di Perugia (www.universitadeisapori.it) che ha recuperato
antiche ricette, con preparazioni diverse ma un’unica protagonista.-
Ecco allora i “Tortelli con fiori di canapaccia” del ‘300 che vanno a braccetto con la “Minestra di Canapuccia” del cuoco rinascimentale Jean de Bockenheim ed inserita nel Registre de cuisine.
O forse è meglio la “Suppa fatta di semente di canepa” del principe dei sapori Maestro Martino, magari assieme alla “Focaccia di canapa” di Bartolomeo Sacchi.

E se poi si vuole creare la propria ricetta con la canapa, basta rifornirsi d’ingredienti: il posto migliore sono i negozi biologici, ma anche alcuni supermercati stanno accorgendosi
della canapa e dei derivati.

Matteo Clerici

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