BONA DI SAVOIA, LA DONNA CHE GOVERNO’ IL DUCATO 

BONA DI SAVOIA, LA DONNA CHE GOVERNO’ IL DUCATO 

By Giuseppe

Bona di Savoia nacque ad Avigliana nel 1449, figlia del duca Ludovico di Savoia e di Anna di Lusignano.

 

Per alcuni anni Bona rimase sostanzialmente estranea al governo del Ducato. La sua vita cambiò improvvisamente il 26 dicembre 1476, quando Galeazzo Maria Sforza venne assassinato nella chiesa milanese di Santo Stefano

 

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Milano, 23 settembre 2026

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero

BONA DI SAVOIA, LA DONNA CHE GOVERNO’ IL DUCATO 

di Ben Sicchiero

Bona di Savoia nacque ad Avigliana nel 1449, figlia del duca Ludovico di Savoia e di Anna di Lusignano. Cresciuta per alcuni anni alla corte francese della sorella Carlotta, moglie di Luigi XI, fu scelta come sposa di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, nell’ambito della politica di alleanze che legava gli Sforza alla Francia.

Il matrimonio fu celebrato nel 1468 in due momenti: dapprima per procura ad Amboise, quindi solennemente confermato a Milano, il 7 luglio, quando Bona raggiunse lo sposo.  Dal matrimonio nacquero quattro figli: Gian Galeazzo Maria, Ermes, Bianca Maria e Anna.

Bona di Savoia

Per alcuni anni Bona rimase sostanzialmente estranea al governo del Ducato. La sua vita cambiò improvvisamente il 26 dicembre 1476, quando Galeazzo Maria Sforza venne assassinato nella chiesa milanese di Santo Stefano, dove si era recato accompagnato dalla corte per la tradizionale messa di Santo Stefano, da Giovanni Andrea Lampugnani, Gerolamo Olgiati e Carlo Visconti.

L’obiettivo politico dei congiurati – una sollevazione popolare per instaurare una forma di governo ispirato alle antiche libertà comunali – fallì e i tre furono catturati e uccisi assieme ai loro complici o presunti tali.

L’assassinio di GaleazzoMaria Sforza

Il potere passò immediatamente al figlio Gian Galeazzo, che aveva soltanto sette anni. Bona assunse quindi la tutela del giovane duca e, di fatto, la reggenza dello Stato milanese.

Fu il momento più importante della sua vita. Affiancata dal potente e abilissimo segretario Cicco Simonetta, già collaboratore di Francesco Sforza e di Galeazzo Maria, Bona si trovò a governare uno dei più ricchi e complessi Stati italiani. Gli atti pubblici furono emanati in nome suo e del figlio e il Consiglio segreto si riuniva frequentemente in sua presenza nel Castello Sforzesco di Milano.

Nei primi tempi la reggente conquistò il favore dei sudditi: concesse agevolazioni fiscali, rimise debiti verso la Camera ducale e fece distribuire grano a prezzi controllati. La sua popolarità fu tale che un cronista giocò sul suo nome, sostenendo che meritasse veramente di essere chiamata “Bona”, cioè buona.

Ma il vero pericolo veniva dall’interno della famiglia Sforza. I fratelli del defunto Galeazzo Maria, e in particolare Ludovico Sforza, il futuro Moro, aspiravano al controllo del Ducato. Nel 1477 Bona e Simonetta riuscirono inizialmente a respingerli e Ludovico fu costretto all’esilio.

La vittoria fu però temporanea. Con il passare degli anni i rapporti fra Bona e Simonetta si deteriorarono a causa della nefasta influenza di un giovane cortigiano ferrarese, Antonio Tassino, ostile al potente segretario.

Ludovico seppe approfittare della situazione. Nel settembre 1479 rientrò a Milano e riuscì a riconquistare progressivamente il controllo della corte. Bona autorizzò addirittura l’arresto di Cicco Simonetta, che venne poi processato e giustiziato nel 1480.

Eliminato Simonetta, Ludovico il Moro tolse progressivamente a Bona ogni autorità. Il giovane Gian Galeazzo venne sottratto al controllo della madre e posto sotto la tutela degli uomini fedeli allo zio.

Nel novembre 1480 Bona fu costretta a rinunciare alla reggenza. La donna che per quasi quattro anni aveva governato Milano fu allontanata dal centro del potere e visse soprattutto ad Abbiategrasso, sempre più isolata dalla vita politica.

Dopo la morte del figlio Gian Galeazzo nel 1494 e la definitiva affermazione di Ludovico il Moro, Bona lasciò la Lombardia. Trascorse gli ultimi anni tra la Francia e il Piemonte e morì a Fossano nel 1503.

La sua esperienza politica si concluse con una sconfitta, ma rappresenta uno dei casi più significativi di esercizio femminile del potere nella Milano del Rinascimento.

Immagine cover: Il Castello Sforzesco al tempo della reggenza di Bona


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