BEATRICE D’ESTE, UN MATRIMONIO POLITICO NOBILITATO DALL’AMORE E STRONCATO DALLA MORTE   

BEATRICE D’ESTE, UN MATRIMONIO POLITICO NOBILITATO DALL’AMORE E STRONCATO DALLA MORTE   

By Benito Sicchiero

Beatrice d’Este nacque  a Ferrara il 28 giugno 1475, seconda figlia di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, e di Eleonora d’Aragona. Era sorella minore di Isabella d’Este, futura marchesa di Mantova. Trascorse una parte dell’infanzia alla corte aragonese di Napoli e tornò a Ferrara intorno ai dieci anni.

 

Beatrice d’Este non governò Milano come Bona di Savoia, né fu una grande committente autonoma nel senso moderno del termine. Ma contribuì in maniera decisiva a dare alla corte del Moro quell’immagine di magnificenza, eleganza e apertura alle arti che rese la Milano degli anni Novanta del Quattrocento uno dei centri più raffinati del Rinascimento italiano.

 

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

Milano, 25 settembre 2026

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero

BEATRICE D’ESTE, UN MATRIMONIO POLITICO NOBILITATO DALL’AMORE E STRONCATO DALLA MORTE   

 

Beatrice d’Este nacque  a Ferrara il 28 giugno 1475, seconda figlia di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, e di Eleonora d’Aragona. Era sorella minore di Isabella d’Este, futura marchesa di Mantova. Trascorse una parte dell’infanzia alla corte aragonese di Napoli e tornò a Ferrara intorno ai dieci anni. 

Come si usava tra le nobili famiglie del tempo, ad appena cinque anni erano state avviate le trattative per darla in moglie a Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, allora duca di Bari e, di fatto, l’uomo più potente del Ducato di Milano. Le nozze furono celebrate nel gennaio 1491. Beatrice aveva appena quindici anni; il marito ne aveva trentanove. Dal matrimonio nacquero due figli destinati entrambi, in momenti diversi, a portare il titolo ducale: Massimiliano Sforza, nato nel 1493, e Francesco II Sforza, nato nel 1495, che sarebbe stato l’ultimo duca della dinastia sforzesca.

La giovane sposa aggiunse alla corte milanese, già uno dei centri culturali ed artistici d’Europa, una ventata di mondanità: Beatrice era infatti amante delle feste, della musica, della caccia, dei cavalli, degli abiti e dei gioielli. Le fonti ricordano la sua straordinaria attenzione per la moda: arrivò a essere descritta come una vera “inventrice di nuove fogge” e possedeva un guardaroba eccezionale per varietà e ricchezza.  Ma ridurla a una giovane donna amante del lusso sarebbe ingiusto e assolutamente non rispondente al vero.

In quegli anni la corte di Ludovico il Moro era frequentata da personalità come Leonardo da Vinci, Bramante, Gaspare Visconti, Demetrio Calcondila e Bernardo Bellincioni. Il segretario di Beatrice, Vincenzo Calmeta, le attribuì un ruolo importante nell’aver riunito attorno alla corte milanese poeti, musicisti e uomini di cultura. Anche Baldassarre Castiglione, nel Cortegiano, ne ricordò l’intelligente apporto allo splendore di Ludovico.  È dunque corretto considerarla parte integrante del grande progetto culturale della Milano del Moro, pur evitando di attribuirle automaticamente la responsabilità personale delle opere commissionate dal marito.

 

Alla corte milanese Beatrice si trovò inevitabilmente in competizione con un’altra donna di rango altissimo: Isabella d’Aragona, moglie del duca legittimo Gian Galeazzo Sforza.

Era una rivalità non soltanto mondana. Le due donne rappresentavano anche due diverse posizioni all’interno della corte: Isabella era la moglie del duca nominale, mentre Beatrice era la moglie dell’uomo che esercitava effettivamente il potere. La brillantezza e il prestigio crescente della corte di Beatrice e Ludovico finirono per mettere in ombra quella di Gian Galeazzo e Isabella. 

Il ruolo “politico” di Beatrice, che una vecchia interpretazione storiografica ha messo in ombra, è stata rivalutato da studi e documenti che  la vedono attiva componente della rappresentanza diplomatica della dinastia. Nel 1493 Ludovico la impiegò in una missione a Venezia, circostanza significativa per una donna giovanissima.   

Alla morte di Gian Galeazzo Sforza nell’ottobre 1494, Ludovico consolidò definitivamente la propria posizione e nel 1495 ricevette l’investitura imperiale del Ducato di Milano. Ad appena vent’ani Beatrice divenne così duchessa di Milano ed accompagnò il marito in diverse missioni connesse alla politica ducale. 

Fu l’apogeo di Beatrice.  Il matrimonio, inizialmente molto stretto, attraversò una grave crisi quando Ludovico si innamorò di una dama della corte, Lucrezia Crivelli. La relazione ferì profondamente Beatrice e contribuì a creare una distanza fra i coniugi.

Va ricordato che nelle corti rinascimentali un principe avesse amanti, favorite e anche figli naturali era tutt’altro che raro. Ma questo non significa che la moglie fosse tenuta ad accettarlo serenamente. Il caso di Beatrice d’Este è particolarmente interessante proprio perché mostra la distanza fra una consuetudine maschile abbastanza tollerata e ciò che una principessa poteva considerare un’offesa personale e politica.

In precedenza, già prima del matrimonio, Ludovico aveva avuto una relazione con Cecilia Gallerani, giovane nobildonna colta e raffinata, la celebre Dama con l’ermellino dipinta da Leonardo. Beatrice ottenne che Cecilia fosse allontanata dalla corte: perciò rimase profondamente colpita dal nuovo “tradimento”. A suo favore tre fattori. Il rango: era figlia del duca di Ferrara, nipote degli Aragonesi di Napoli e parte essenziale dell’alleanza politica fra Este e Sforza; il profondo amore verso il marito anche se matrimonio fu dettato da ragioni politiche; il fatto che l’amante non aveva rispettato la regola non scritta secondo la quale  non doveva mettere in discussione la posizione pubblica, il prestigio e l’intimità della moglie legittima.

Nella notte fra il 2 e il 3 gennaio 1497, poco dopo aver dato alla luce un bambino nato morto, Beatrice morì a soli 21 anni.

Ludovico ne fu sconvolto. La documentazione contemporanea testimonia un dolore molto intenso. La corte milanese cambiò completamente atmosfera. Il segretario Calmeta descrisse la morte di Beatrice come il momento in cui la corte, fino ad allora simile a un paradiso festoso, precipitò improvvisamente nel lutto. 

 I solenni funerali si svolsero nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, il luogo che proprio in quegli anni Ludovico stava trasformando nel grande mausoleo dinastico degli Sforza. Il Moro commissionò a Cristoforo Solari un monumento funebre destinato a lui e a Beatrice. 

Il monumento è collocato nella certosa di Pavia ma non contiene le loro salme. Quella di Beatrice si trova probabilmente in Santa Maria delle Grazie, ma non  si  conosce il punto esatto della sepoltura; quella del Moro probabilmente a Loche, in Francia, dove è morto.  

Beatrice d’Este non governò Milano come Bona di Savoia, né fu una grande committente autonoma nel senso moderno del termine. Ma contribuì in maniera decisiva a dare alla corte del Moro quell’immagine di magnificenza, eleganza e apertura alle arti che rese la Milano degli anni Novanta del Quattrocento uno dei centri più raffinati del Rinascimento italiano.

Cover: Il monumento funebre di Beatrice d’Este e Ludovico Il Moro


Vedi altri articoli “I luoghi di Milano di Ben Sicchiero”(Clicca qui)

 

© Riproduzione Riservata

Copyright Benito Sicchiero

Newsfood.com

Nutrimento & nutriMENTE

 

 

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD