Biocarburanti: Adelante, Pedro, con juicio

Parma – Food, feed e fuel: un dubbio amletico, mai come in questi ultimi mesi le polemiche si sono rincorse sulla destinazione delle produzioni agricole a biocarburanti, dapprima
sembrava la risposta positiva alla crisi agricola ora invece, dopo l’aumento dei prezzi delle materie prime e i moniti della FAO, cominciano a farsi sentire i ricercatori.

«Gli analisti economici, sottolinea Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Agrario di Parma, nell’individuare le cause che hanno caratterizzato l’aumento dei cereali nel corso
del 2007 e agli inizi del 2008 hanno individuato alcune cause fondamentali, che sarebbero:
l’aumento del costo dei trasporti ingenerato a sua volta dalla lievitazione del petrolio, la riduzione delle scorte a livello globale, maggiori richieste da parte dei paesi emergenti come la
Cina e l’India e infine la sottrazione di superfici alla produzione agricola tradizionale in favore delle bioenergie.

A livello europeo gli studi della comunità europea sottolineano che rispetto ad una produzione di 1.900.000 Ton. del 2007 si dovrebbe più che raddoppiare, portando la produzione a
4.200.000 Ton. nel 2008 per arrivare ad un cifra record prevista per il 2014 per 18.400.000 Ton. di produzione bioenergetica.»
La questione però sta preoccupando anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite che intravede nella diffusione della produzione di bioenergia un forte incremento dei gas serra per la
sottrazione delle superfici già destinate a pascoli silvestri, a terre vergini, a foreste primarie che secondo l’ONU devono essere tutelate e disponibili.

Sul piano strettamente economico, gli analisti, si sono interrogati sui costi energetici di produzione di bioenergia.
«Dalle rilevazioni, commenta Cantarelli, elaborate da Agrisole su dati Goldman Sachs, emerge che la coltura più produttiva è quella di canna da zucchero brasiliana con un
consumo di 1 unità di energia per produrre 8 unità di bioenergia. Ma questo rapporto così virtuoso è di difficile traduzione nel nostro continente. Il rapporto
più vantaggioso lo realizza la barbabietola francese che confronta 1 contro 1,5 anche se in verità con l’olio di colza e di palma si hanno rapporti di 2,5 a 1 e di 2 a 1
rispettivamente.

Dolenti note invece per il grano e il mais per i quali a malapena si raggiunge il pareggio energetico.
E’ perciò d’obbligo una riflessione di prudenza e di attenzione al fenomeno soprattutto per quegli imprenditori che hanno in programma di effettuare consistenti investimenti per
abbandonare le colture tradizionali in favore delle produzioni bioenergetiche.
Per dirla col Manzoni < Adelante, Pedro, con juicio>».

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