Allevamenti di suini al collasso, Lombardia in bilico

Come il prezzo del petrolio, ma al contrario, mentre il greggio fa segnare picchi al rialzo, le quotazioni dei suini stanno precipitando a livelli mai raggiunti prima e la settimana scorsa a
Mantova, con 103 centesimi, hanno sfiorato la soglia psicologica di un euro al chilo, un valore al ribasso che rischia di far saltare uno dei comparti più importanti dell’agroalimentare
italiano.

«Le aziende non sono in grado di sostenere una situazione del genere – spiega Luigi Simonazzi, responsabile economico della Coldiretti di Milano e Lodi – rischiamo un collasso generale
che coinvolgerà in maniera particolare la nostra regione». Basti pensare che su oltre 9 milioni di suini allevati in Italia nel 2007, più di 5 milioni arrivano dagli
allevamenti lombardi e servono a produrre i prosciutti Parma e San Daniele, importanti testimonial del Made in Italy nel mondo. «Se andiamo avanti così ci facciamo del male da
soli, questo lo devono capire i macelli e le grandi industrie di trasformazione» afferma Enzo Pagliano, direttore della Coldiretti di Milano e Lodi.

«Gli allevatori – aggiunge Simonazzi – ormai hanno poco o nulla da perdere. Per questo ai primi di maggio, se non ci saranno novità sostanziali, scatterà lo sciopero delle
certificazioni Dop». In pratica la carne di suino consegnata ai macelli non avrà la dichiarazione necessaria per il loro utilizzo come materia prima per i prosciutti a
denominazione di origine protetta, come il Parma e il San Daniele. «La situazione ormai è arrivata a un punto tale che – commenta il responsabile economico della Coldiretti – anche
alla Borsa Suini di Milano si rischia un congelamento sine die delle quotazioni per eccesso di ribasso, un po’ come accade per alcuni titoli azionari in occasioni di eventi negativi eccezionali
che coinvolgono le aziende di riferimento».

In Lombardia nel 2007 hanno chiuso quasi due allevamenti al mese, fermando il numero totale a 1.973, così divisi per provinca: 122 a Bergamo, 603 a Brescia, 367 a Cremona, 4 a Lecco, 200
a Lodi, 68 a Milano, 496 a Mantova, 109 a Pavia, 2 a Sondrio e 1 a Varese. «Il problema – afferma la Coldiretti di Milano e Lodi – risiede anche nell’uso di carne straniera per i salumi
che non sono Dop, senza che i consumatori sappiamo nulla e abbiano quindi la possibilità di essere informati e quindi di scegliere con cognizione di causa». Nel 2007 infatti per
insaccati vari sono stati usati in Italia oltre 7 milioni di chili di carne contro una produzione certificata di carne da Gsp (Gran suino padano) di 3.679.000 chili. «La differenza –
spiega Simonazzi – è roba, anche congelata, che arriva dall’estero e che finisce nei nostri salami senza alcun tipo di indicazione e che in questa maniera viene rifilata ai
consumatori».

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