Agricoltura sporca: il giro d’affari delle agromafie vale 12,5 miliardi di Euro
25 Settembre 2013
Più di 12 miliardi di Euro: questo è il volume d’affari delle agromafie, capaci di controllare l’intero settore, dalla raccolta degli alimenti nei campi, e così danneggia
l’economia sana.
Questo il messaggio di Coldiretti, che commenta così l’ultima impresa della DIA, i cui uomini
hanno sequestrato 700 milioni di beni a Giuseppe Grigoli, 64 anni, definito il re dei supermercati per il suo ruolo di primo piano nel settore della grande distribuzione.
Ma, spiega Coldiretti, questo è solo un tassello di un sistema d’affari ombra da 12,5 miliardi di Euro, il 5,6% dei guadagni della criminalità organizzata.
Tutto inizia dal controllo delle operazioni base: tramite soldi sporchi, le agromafie s’infiltrano “In attività agricole, nel settore della trasformazione alimentare, commerciale e nella
grande distribuzione”. Tale triplice controllo dà all’illegalità una salda presa sull’intero settore, danneggiando i consumatori quanto i produttori onesti.
I primi vedono salire i prezzi (in media, più di 5 volte rispetto al campo, con l’agricoltore che riceve solo il 17% della cifra pagata) e ridurre la sicurezza: come mostrato da recenti inchieste, le agromafie sono la principale fonte di prodotti taroccati, spesso ottenuti da
materia prima di cattiva qualità e dannosa per la salute.
Invece, i produttori vedono drasticamente limitate “La libera iniziativa economica e la concorrenza sleale. Le imprese agricole e i consumatori subiscono l’impatto devastante delle strozzature
di filiera su cui si insinua un sistema di distribuzione e trasporto gonfiato e alterato troppo spesso da insopportabili fenomeni di criminalità che danneggiano tutti gli operatori.
L’effetto sono i bassi prezzi pagati agli imprenditori agricoli, che in molti casi non arrivano a coprire i costi di produzione”.
Matteo Clerici





