EFSA: si adottino vie alternative alla sperimentazione sugli animali
10 Giugno 2009
L’EFSA (European Food Safety Authority), in accordo con organizzazioni come l’OCSE e l’OIE, attive a livello nazionale, internazionale e comunitario, ha assunto ormai da tempo una chiara
posizione a tutela del benessere animale e del suo miglioramento.
In particolare, per quel che concerne l’utilizzo di animali a fini sperimentali, accertato e accettato il presupposto che essi siano in grado di provare dolore, sofferenza ed angoscia, cresce
l’incoraggiamento verso il ricorso a metodi alternativi alla sperimentazione animale.
Nell’ambito della valutazione dei rischi e della sicurezza alimentare, il comitato scientifico dell’EFSA ha dunque sottolineato la necessità di sviluppare un approccio in grado di
promuovere, al massimo delle attuali conoscenze, la riduzione degli esperimenti sugli animali.
Oggigiorno, tuttavia, non è certo possibile assicurare un elevato livello di controllo del prodotto e di protezione del consumatore, senza il ricorso, almeno parziale, a studi e test
sugli animali.
Accanto alla volontà di introdurre valide alternative all’impiego di cavie da laboratorio, resta perciò anche l’attenzione verso le condizioni di vita degli animali
inevitabilmente usati a fini sperimentali.
L’obiettivo è quello di minimizzarne le sofferenze, grazie all’aggiornamento e all’applicazione di linee guida proattive al benessere animale, riconosciute ed approvate a livello
comunitario.
Anche se decisamente recente (aprile 2009), è ormai ufficiale l’accordo di cooperazione riguardo la convalida di metodi alternativi alla sperimentazione animale, che vede coinvolti UE,
Stati Uniti, Canada e Giappone.
Alcune metodologie alternative sono già state approvate e riconosciute a livello internazionale e disponibili per vari tipi di studi utilizzati nella valutazione del rischio: si tratta
soprattutto di prove di tossicità acuta, irritazione cutanea e oculare, prima necessariamente legate alla prova in vivo.
Per verifiche relative a fenomeni a lungo termine, come nel caso di effetti tossici sulle funzioni riproduttive o dell’insorgenza di forme tumorali, pur non potendo, per ora, evitare il ricorso
allo studio sugli animali, si incentiva l’adozione di strategie integrate, che possano per lo meno ridurne la frequenza.
La posizione dell’EFSA rispecchia l’impegno della comunità scientifica verso un continuo miglioramento del benessere animale nella conduzione della valutazione del rischio.
Entro tre anni si attende, da parte dell’EFSA stessa, un riesame dei progressi nel campo delle alternative alla sperimentazione sugli animali.
Marta Banni





