Olimpiadi, Coldiretti: “Stop a cane, ma nei menù c'è poco Made in Italy”
10 Luglio 2008
La Cina ha deciso di vietare la vendita di carne di cane in hotel e ristoranti durante le Olimpiadi di Pechino di agosto per non urtare la sensibilità di atleti e turisti stranieri
che tuttavia non potranno godersi molte specialità Made in Italy per le barriere commerciali ancora presenti alle esportazioni. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che
il bando alla carne di cane nei menù è obbligatorio per i ristoranti del villaggio olimpico, ma fino alla fine dei giochi in tutta la capitale cinese viene consigliato
di evitare questo piatto che viene considerato una prelibatezza in molte regioni del Paese.
La campagna cinese ricorda – sottolinea la Coldiretti – gli sforzi compiuti dalla Corea del Sud per vietare il popolare consumo di carne di cane durante le Olimpiadi di Seul del 1988, a seguito
delle feroci critiche degli animalisti.
L’attenzione agli ospiti stranieri in visita in Cina durante le Olimpiadi non ha però fatto venir meno i pesanti vincoli protezionisti ancora presenti per prodotti della
gastronomia Made in Italy. Nonostante le recenti polemiche ad esempio la mozzarella di bufala campana Dop ed altri formaggi freschi e a pasta filata non possono giungere sulle tavole del
gigante asiatico per la “quarantena” di 21 giorni imposta dalle autorità locali mentre per i prodotti ortofrutticoli freschi, in particolare mele e kiwi, sono presenti ostacoli di
carattere burocratico, sanitario ed amministrativo, che hanno sino ad ora impedito le spedizioni. E solo recentemente – continua la Coldiretti – c’è da registrare il positivo
sdoganamento di alcune centinaia di prosciutti made in Italy che difficilmente riusciranno ad arrivare sulle tavole di atleti e turisti per il mese di agosto.
Si tratta di un evidente paradosso – precisa la Coldiretti – soprattutto alla luce delle grande diffusione di imitazioni sugli scaffali cinesi dei prodotti alimentari dove il falso Made in
Italy è arrivato spesso prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. Si banchi dei supermercati cinesi sono numerosi i prodotti del falso Made in Italy: dal
Parmesan al Provolone, dall’ extravergine alla mozzarella che vengono dall’estero, ma anche quelli di produzione locale come i pomodorini di collina, pomodori pelati, caciotta (Italian cheese)
e addirittura – continua la Coldiretti – pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora.
Non mancano i casi di vere e proprie clonazioni Made in China come quella che ha interessato confezioni di concentrato di pomodoro identiche a quelle originali prodotte in Italia con tanto di
marchio commerciale, bandiera tricolore e scritte in italiano. Le scatole contraffatte sono in tutto e per tutto uguali a quelle originali (colorazione, scritte, marchio, codice a barre) e –
riferisce la Coldiretti – è vengono venduto in scatole da 400 e da 2200 grammi come doppio concentrato (28 per cento) con la scritta “100 per cento prodotto italiano” e il pomodoro
è l’unico ingrediente riportato in etichetta. Se l’aspetto esteriore del clone prodotto in Cina è identico, profondamente diverso è il contenuto in quanto il
pomodoro, secondo le analisi, sarebbe presente soltanto in tracce, mentre la gran parte del prodotto sarebbe costituito da scarti vegetali di diversa natura, quali bucce e semi di diversi
ortaggi e frutti.




