Federconsumatori: «la BCE deve intervenire sul tasso di sconto europeo!»
18 Marzo 2008
Dopo la riduzione di 25 punti che la Fed ha attuato e prevedendo, come peraltro tutto fa supporre, che vi sarà un ulteriore abbattimento dei tassi americani, non si può che essere
sconcertati per l’atteggiamento della Banca Centrale Europea.
Probabilmente, bisognerà inviare un mandato di cattura ai responsabili, accompagnato da una denuncia per disastro colposo, se non ci saranno interventi conseguenti sul tasso di sconto
europeo. Siamo convinti, infatti, che mantenere ostinatamente fermo il tasso di sconto all’attuale valore del 4% (non dimentichiamo che l’Euribor, tasso interbancario, raggiunge valori di 4,60
– 4,70) sia utile solo all’industria che compete con quella europea a livello internazionale. Non contrasta affatto, invece, gli aumenti inflattivi, proprio perché, di fronte
all’indebolimento del Dollaro rispetto all’Euro, i produttori di materie prime, soprattutto quelli di petrolio, aumentano in maniera notevole il loro prezzo all’origine, per mantenere invariati
i loro profitti, comportando così effetti negativi proprio sulla stessa inflazione che si dice di voler combattere.
Chiediamo perciò che anche la BCE porti il tasso di sconto, abbattendolo di un punto, al 3%, riequilibrando in parte il rapporto Dollaro/Euro. Ciò determinerà una riduzione
parallela e coerente del prezzo delle materie prime, oltre che diminuire, per 3 milioni e 200 mila famiglie, la rata dei mutui a tasso variabile di circa 80 ? al mese, pari a 960 ? annui,
portando sollievo agli indicibili incrementi che queste famiglie hanno subito negli ultimi due anni.
Non dimentichiamo inoltre che l’aumento del prezzo del petrolio, insieme all’aumento del prezzo delle materie prime, ha comportato ricadute sui prezzi che, se non contrastati, faranno subire
alle famiglie aumenti per 445 ? per quanto riguarda il settore alimentare e 600 ? per le spese in campo energetico.




