Presentata una ricerca sugli emigranti italiani e i loro mestieri

By Redazione

La biblioteca «Ancêtres Italiens» ha presentato nelle settimane scorse una ricerca bibliografica dal titolo «I mestieri degli italiani in Francia ed in Europa», si
tratta di una bibliografia costruita utilizzando libri, inventari, opere di storia locale, guide di archivi, tesi, che permette di fare il quadro dei mestieri che hanno caratterizzato
l’emigrazione italiana in Europa e, nello specifico, in Francia.

Ne viene fuori una radiografia della vecchia emigrazione italiana che si è trasferita in Francia e nel resto dell’Europa portando con sé le competenze sulle quali costruire il
proprio futuro e che hanno «contaminato» l’economia delle aree ospiti con quella dei territori di provenienza degli emigrati.

Questi i mestieri e le loro culle: i tassisti e i lucidatori di parquet valdostani, installati nella periferia di Parigi, a Levallois-Perret e Clichè; «les employés en
hôtellerie» valdesi delle valli del Chisone e del Germanasca, in provincia di Torino, stabilitisi a Lione, Marsiglia, Nizza; i camerieri della Val di Susa, provincia di Torino, a
Parigi; i lattai della Alta Val di Susa, provincia di Torino, a Marsiglia; i «magnin», calderai della Val Soana e dell’Orco, provincia di Torino; i vetrai piemontesi della Val
Soana; i «pelassiers», raccoglitori di capelli piemontesi d’Elva, provincia di Cuneo; i materassai piemontesi di Sampeyre, provincia di Cuneo; gli addetti ai confezionamento di tute
da lavoro, di Pontechianale, provincia di Cuneo, che scendevano a vendere la loro merce in Provenza; i fumisti spazzacamini piemontesi della Val Vigezzo, provincia di Verbania; gli ombrellai
dei comuni confinanti con il lago Maggiore, provincia di Novara; i vetrai nativi di Altare, in Liguria; i cavapietre della valle del Brenta al nord della provincia di Vicenza, insediati nel sud
di Parigi; gli agricoltori della provincia di Treviso, nelle regioni Aquitania e Midi-Pyrénées; le balie della provincia di Belluno; i gelatai di Longarone, provincia di Belluno;
i seggiolai di Gosaldo nella Val Agordino, provincia di Belluno, insediati nel Limousin, al centro della Francia; i mosaicisti friulani di Sequals, Spilimbergo, provincia di Pordenone; i
«fornaciai» friulani, dei comuni nel centro della provincia di Udine; i «cramârs», venditori ambulanti friulani delle montagne della Carnia, che acquistavano a
Venezia le specie per venderle in Germania; i tagliatori di pietre friulani di Torreano di Cividale, installati a Guéret nel Limousin; gli «scaldini», cioè i fuochisti
da riscaldamento, dell’Emilia, provincia di Piacenza; gli ammaestratori d’orsi di Bedonia e dintorni, provincia di Parma; gli artigiani del legno e gli ebanisti, anche loro emiliani, che
lavoravano a Parigi nei pressi della rue du Faubourg St. Antoine; i figurinai di Coreglia Antelminelli, provincia di Pistoia; i carbonai di legno toscani e bergamaschi installati nel
dipartimento del Tarn; i cappellai toscani, provincia di Firenze; i ceramisti e i vetrai originari della regione Molise e della provincia di Frosinone; gli straccivendoli della provincia
d’Isernia; i lavoratori del ferro in Lorena; i pescatori di corallo napoletani di Torre del Greco; i pescatori d’acciughe, principalmente di Cetara, provincia di Salerno, emigrati prima in
Algeria poi in Francia, a Sète; i nativi di Corato, provincia di Bari (Puglia) che lavoravano la cellulosa nelle vicinanze di Grenoble; i musicisti ambulanti delle Puglie; i
«décolleteurs» calabresi dell’Aspromonte, provincia di Reggio Calabria, installati in Savoia; i minatori sardi della regione d’Iglesias, provincia di Cagliari, che lavoravano
in Lorena e in Belgio.

Autore di questo lavoro Marc Margarit, Presidente di «Ancêtres Italiens», associazione che ha come obiettivo quello di ricostruire la storia della presenza italiana in Francia
a partire dai gruppi «des familles italiennes», come afferma lo stesso autore.

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