A Natale una tavola più “povera”. Niente follie negli acquisti, solo la tradizione resiste

By Redazione

Un Natale 2007 “austero” anche a tavola, i rincari dei prodotti alimentari “taglieranno” i consumi (meno 2,3 per cento rispetto allo scorso anno), ma faranno crescere la spesa (più 6,5
per cento), e questo anche se non ci saranno acquisti folli e voluttuari: salmone, ostriche, caviale e frutta esotica con il contagocce.

Soltanto la tradizione sarà, però, rispettata. Per festeggiare le prossime feste gli italiani spenderanno attorno ai 6 miliardi di euro. E’ quanto stimato dalla Cia-Confederazione
italiana agricoltori attraverso un’indagine condotta sull’intero territorio nazionale che fa riferimento all’andamento della compravendita nei vari passaggi della filiera agroalimentare e ai
dati relativi al commercio estero.

Da tali stime si ricava che -sottolinea la Cia- gli italiani, sempre più attenti ai conti, proprio causa di una difficile situazione economica e, in particolare, per i prezzi in
vertiginosa crescita (compresi quelli per i prodotti di prima necessità, come pane, pasta, latte), tireranno la cinta. A Natale e Capodanno, comunque, si consumerà nella
tradizione e soprattutto “made in Italy”. Come al solito, a trionfare sulle nostre tavole saranno carni, pesce, insaccati, vino e spumanti. Specialmente per questi ultimi si prevede una vendita
di oltre 80 milioni di bottiglie (più 2 per cento), con Asti e Prosecco in testa. Infatti, su 100 bottiglie vendute, più del 90 per cento saranno di produzione nazionale. Il resto
sarà in prevalenza champagne.

Tra le carni e gli insaccati, i cui acquisti dovrebbero avere una flessione dell’1,5 per cento, troviamo nella graduatorie delle preferenze -rileva la Cia- polli e tacchini (i cui consumi, dopo
il crollo dovuto all’aviaria, sono tornati a crescere, anche se in maniera lieve), cotechini e zamponi, che anche quest’anno toglieranno spazio ad ostriche, caviale e salmone (prodotti che
dovrebbero registrare un calo nei consumi tra il 20 e il 25 per cento). Per la carne bovina e quella di maiale s’annunciano, rispettivamente cali, dello 0,8 per cento e del 2,5 per cento.
Anche per i formaggi -annuncia la Cia- si prevede un Natale “freddo” sotto il profilo dei consumi. Gli acquisiti dovrebbero restare (meno 0,5 per cento) praticamente sui livelli dello scorso
anno, quando registrarono una flessione del 3,2 per cento.
Un deciso calo -rimarca la Cia- si prospetta anche per pane e pasta. Le flessioni (oltre il 10 per cento) delle quotazioni internazionali di cereali, registrate in queste ultime settimane, non
hanno fatto diminuire i prezzi al dettaglio e questo comporterà una riduzione da parte delle famiglie che già hanno “tagliato” i consumi di questi prodotti. La diminuzione per le
feste di Natale dovrebbe attestarsi attorno al 6 per cento per il pane e al 6,5 per cento per la pasta.
Oltre ai tradizionali dolci delle feste di fine anno (panettoni, torroni, pandori), i cui acquisti dovrebbero registrare una flessione tra il 3 e il 5 per cento rispetto a quelli effettuati
nello scorso anno, a causa dei prezzi cresciuti tra il 6 e l’8 per cento, spazio nei menù natalizi lo troveranno molti prodotti tipici delle nostre terre, anche fatti in casa.
Complessivamente, però, si dovrebbe avere un calo del 3 per cento.
Comunque, particolare attenzione ci sarà per i tantissimi prodotti legati al territorio, che costituiscono un grande patrimonio per il nostro Paese. Non solo Dop, Igp, Doc e Igt, ma
anche quelli che hanno tradizioni profonde. C’è, infatti, sempre una ricerca, da parte degli italiani, di prodotti di “nicchia”, frutto della paziente e secolare opera dei nostri
agricoltori. Prodotti -annota la Cia- che possono essere acquistati nei tantissimi mercatini che verranno allestiti dagli agricoltori nei prossimi giorni, in particolare nelle zone rurali. Con
la vendita diretta, i prezzi risultano decisamente più bassi rispetto ai centri commerciali e ai negozi delle città. Acquistando in questi mercatini si può anche
risparmiare tra il 10 e il 15 per cento.
Qui si potrà trovare di tutto. Vini, extravergini di oliva, formaggi, salumi, legumi secchio, castagne, frutta secca. Tutti prodotti legati al territorio, ma anche a denominazione
d’origine. Si va dal Prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal Culatello di Zibello al Capocollo, alla Soppressata di Calabria, allo Zampone e al Cotechino di Modena, dallo Speck
dell’Alto Adige al Lardo di Arnaud della Val d’Aosta, dal Gorgonzola al Parmigiano Reggiano, al Grana Padano al Pecorino Romano e Sardo, alla Mozzarella di Bufala Campana al Caciocavallo
Silano, dalle Arance rosse di Sicilia alla Nocciola del Piemonte, dalla Lenticchia di Castelluccio ai Capperi di Pantelleria, alla Nocciola di Giffoni, dall’Olio di oliva di Brisighella a
quelli di Canino, del Cilento, della Riviera Ligure, della Sabina, dell’Umbria, della Puglia e delle Valli Trapanesi, al pane casereccio di Genzano e di Altamura.
Un’altra nota stonata -afferma la Cia- è rappresentata dalla frutta e dalla verdura che dovrebbero registrare anche quest’anno un calo negli acquisti di circa il 4,5 per cento rispetto
all’analogo periodo del 2006. Questo, purtroppo, conferma il trend al ribasso consolidatosi lungo l’anno. Causa principale i rincari, troppe volte ingiustificati, registrati al dettaglio e
all’ingrosso, mentre sui campi l’andamento è completamente inverso con una flessione dei listini praticati dai produttori agricoli tra il 2 e il 4 per cento.
Nel settore ortofrutticolo alcune “produzioni, dopo il buon andamento del 2006, dovrebbero risultare in flessione. Si tratta -rileva la Cia- della frutta secca (noci, nocciole e mandorle) che,
oltre ad un consistente calo produttivo, dovrebbe segnare una diminuzione nelle vendite del 2,5 per cento e dei legumi (lenticchie e fagioli), che dovrebbero mettere a segno un calo dell’1,5
per cento.

In picchiata anche i consumi di frutta esotica (tanto ricercata negli anni passati): ananas, avocado, banana, mango. Prodotti che dovrebbero avere una diminuzione superiore al 20 per
cento.
Una buona performance dovrebbe, al contrario, essere registrata dai vini, soprattutto i rossi. Secondo le stime della Cia, si dovrebbero stappare oltre 148 milioni di bottiglie, il 94 per cento
di produzione italiana, con una crescita del 1,8 per cento rispetto allo scorso anno. Mentre i prezzi, anche a causa di una scarsa vendemmia, dovrebbero aumentare tra il 2 e il 3,5 per
cento.
La Cia sostiene, infine, che per gli acquisiti dei prodotti agroalimentari da consumarsi durante le prossime feste, gli italiani si rivolgeranno in prevalenza alla grande distribuzione
commerciale (56 per cento), seguita dai negozi tradizionali (24 per cento), dai mercatini locali (18 per cento), e da internet (2 per cento).

Così gli italiani spenderanno per imbandire le tavole per le feste di Natale

Frutta fresca e secca, ortaggi, legumi, patate

970 milioni euro

Vino e spumante

1.050 milioni euro

Olio d’oliva e altri condimenti

230 milioni euro

Formaggi, insaccati, salumi (compresi tipici, Dop e Igp), uova

1.190 milioni euro

Carni (bovine, ovine, suine, avicole), pesce

1.320 milioni euro

Pane, pasta, riso

510 milioni euro

Dolci (compresi quelli tradizionali)

590 milioni euro

Altri

120 milioni euro

Totale

5.980 milioni euro


Fonte: Cia-Confederazione italiana agricoltori

Così i consumi delle famiglie a Natale

Carni e insaccati

-1,5%

Formaggi

-0,5%

Dolci

-3%

Frutta e verdura

-4,5%

Frutta esotica

-20%

Vini

1,8%

Spumanti

2%

Pane

-6%

Pasta

-6,5%


Fonte: Cia-Confederazione italiana agricoltori

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