La città prima e dopo la città: archeologia e storia in centro e nelle periferie a Milano
17 Aprile 2024
La città prima e dopo la città: archeologia e storia in centro e nelle periferie a Milano
Il secondo incontro dell’Osservatorio metropolitano 2024
Milano, martedì 16 aprile 2024
Il Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, con AIM – Associazione Interessi Metropolitani e l’associazione Architetti per Milano, ha proposto il 16 aprile una nuova edizione online del seminario “Osservatorio Metropolitano”, dedicata a “Archeologia, storia e qualità urbana a Milano. L’evento è stato introdotto dal curatore Alberico Belgiojoso: “La storia attraversa la città, le da’ la personalità ed è importante partire da lì, dalla percezione dei suoi caratteri urbani e del significato che i suoi spazi hanno per le persone. Ma com’era l’area del Duomo prima del Duomo? Dal 1300 il Duomo ci si è piazzato sopra.

Questa realtà davanti al Duomo era ancora abbastanza visibile, poi tra rifugi antiaerei, Galleria del sagrato e metropolitana è praticamente scomparsa”. Per questo è stato concepito il volume “Piazza Duomo prima del Duomo”, di 496 pagine, curato da Filippo Airoldi ed Elena Spalla e Silvia Lusuardi Siena, che illustrando il volume, è partita dall’immagine della collocazione delle basiliche paleocristiane di Santa Tecla e di Santa Maria Maggiore: le vicende che costituiscono l’oggetto del volume vanno dall’età augustea sino al XIV secolo, quando venne avviata nel 1386 la costruzione dell’attuale Duomo da parte dio Gian Galeazzo Visconti. Le ultime realtà sono state abbattute a fine Ottocento con il progetto Mengoni: “Ma la realtà che conosciamo oggi è stata connotata dall’urgenza di costruire ex novo per non intralciare le esigenze della città, una caratteristica che Milano ha più di altre città e solo da alcuni anni l’archeologia preventiva consente di conoscere e documentare ciò che deve essere rimosso”. Lusuardi Siena ha poi illustrato, sempre sulla base del libro, le fasi di costruzione del Duomo, documentate anche dalle stratificazioni e dai ritrovamenti archeologici e, in dettaglio, gli scavi compiuti (anche in maniera maldestra, come nel caso del rifugio antiaereo).

La parola è tornata a Belgiojoso, che ha ricordato che la conclusione del Duomo è dovuta a Napoleone: c’è voluto l’uomo forte. “Il centro di Milano – ha detto Begiojoso – risulta dall’incrocio con il Castrum romano (il Decumano seguiva corso di Porta Romana) con le basiliche cristiane. Belgiojoso ha illustrato le correnti di pensiero che individuavano le caratteristiche dell’ambiente urbano: “Ogni città ha una sua personalità qual è quella di Milano? È una città d’arte, in concorrenza con le altre ma ha assunto un ruolo specifico in quanto città d’arte delle trasformazioni, e nella sua espansione si può capire bene come si è evoluta, a differenza di molte altre città. Ogni epoca è una grande lezione di urbanistica e di architettura”. Begiojoso ha elencato le componenti della città, dai bastioni spagnoli alla periferia, partendo dai due cardines romani e indagando sui “grandi sistemi” del centro storico, arrivano a proporre una possibile (e non costosa) riqualificazione della cintura degli scali ferroviari con una cintura verde. E sottolineando come dalle periferie (per esempio alla Bovisa) emergano questi passaggi, in relazione anche al fatto che “Il disordine è un ordine che non capiamo”.
Alessandro Colombo, che ha dedicato il suo intervento alla presenze storiche delle periferie, partendo dal noto disegno di Leonardo ha ribaltato il rapporto tradizionale tra centro e periferia: “Una città radiale che ha sulle porte le cose importanti che accadono. La città si allarga lungo queste radiali e si realizza l’interconnessione tra campagna bene organizzata e coltivata e città. E lungo le radiali sono annesse porzioni di territorio con caratteristiche già storiche e antropizzate. Quindi un centro denso e pieno ma anche una serie di piccoli centri, ancora agricoli, con le loro caratteristiche e personalità. Bovisa e Villapizzone hanno una serie di ville extraurbane e un disegno di coltivazioni preciso e di qualità .
E tutto questo rientra nel grande piano di Beruto del 1884 che disegna una grande espansione, sì, ma che si sovrappone a questo reticolo, creando un tessuto multicentrico che poi Milano ha dimenticato ma che esiste . Un esempio: lo scalo ferroviario che diventa da area di risulta diventa parco ma anche piccolo repertorio di architettura del Novecento, con edifici dei maggiori architetti come Caccia Dominioni, Ponti, Asti e De Carli”. Una ricchezza delle periferie che dovremmo conoscere e valorizzare. Da una parte quindi c’è il riconoscimento del monumento, dell’eccezione, che però rischia così di essere tolto da un giacimento di qualità del Novecento che facciamo fatica a leggere, rendendo più difficile riconoscere un valore più allargato. Questi tessuti novecenteschi sono quelli su cui si applicano gli sviluppi immobiliari, che preferiscono il nuovo al recupero. Il problema è quindi culturale: quanti inquilini delle case popolari di Albini conoscono la storia del loro edifico e la apprezzano?”.
Colombo ha anche sottolineato lo scarso impegno dei Pgt nella conservazione valorizzazione delle periferie e Gianni Verga, coordinatore dell’Osservatorio, ha riconosciuto lo scarso impegno nella progettazione delle infrastrutture, “Al cui intero vanno comprese anche le scuole superiori e le strutture sanitarie”.
Redazione Newsfood.com
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