Europa svizzera, un esempio confederale al think tank della Fondazione Piero Bassetti
15 Aprile 2024
Europa svizzera, un esempio confederale al think tank della Fondazione Piero Bassetti
Un’idea federale al centro del Salottone. Guerra, geopolitica, amore nella circolazione di idee al Salottone della fondazione Giannino Bassetti, a Milano il 12 aprile
Milano, 15 aprile 2024
Europa svizzera, un esempio confederale al think tank della Fondazione Piero Bassetti
Un’idea federale al centro del Salottone
Guerra, geopolitica, amore nella circolazione di idee al Salottone della fondazione Giannino Bassetti, a Milano il 12 aprile. Il presidente Piero Bassetti ha animato una discussione fertile e soprattutto varia, dove punti di vista assai diversi si sono incontrati nell’intento di dare corpo a un’idea di Europa molto diversa da quella attuale, stretta tra economia e passività politica.
La tentazione ma anche il desiderio è di “Orientare l’immaginazione non tanto sull’Europa che verrà, ma su quella che vorremmo, su una sua nuova espressione istituzionale e politica, su una vocazione possibile di continente delle civilizzazioni”.
Dopo un dibattito dai connotati “interni” sugli scopi e gli orientamenti della Fondazione, il tema è statodefinito da Bassetti: “Oggi parleremo della Svizzera ma è piuttosto un incontro di opinioni”. E Francesco Samorè (segretario Fondazione Bassetti) è entrato subito nel vivo con un’affermazione forte: “Il mondo si sta mangiando l’Europa ma qui è difficile anche il dire, perché i sistemi d’informazione sono sfidati dagli algoritmi e dalle spinte di potere”.

Remigio Ratti (docente universitario e politico svizzero ed ex direttore di Rts) ha ricordato che “Alla fine della II guerra mondiale De Rougemont inneggiava alla confederazione degli Stati europei contro la guerra mentre Jean-François Berger parla dell’Europa degli svizzeri. Ma se consultiamo i politici la Svizzera non può essere un modello per l’Europa, essendo un “caso speciale”. E il sovranismo è un ostacolo pesante. Ma facendo un “salto oltre lo specchio” bisogna invece mettersi nei panni dell’Europa e vedere cosa può darci la Svizzera. È un esempio di realtà post westfaliana, quando non venne creato uno Stato ma una confederazione di tredici cantoni che si tenevano insieme in un rapporto di relazioni economiche e politiche funzionale e non di sovranità: la Svizzera non ha una sovranità ma una territorialità immateriale, legata alla capacità di essere in relazione con l’esterno e rispondere alle sfide esterne sfruttandone le opportunità e nello stesso tempo non esserne travolta”.
Ecco le regole d’oro enunciate da Ratti: la massima flessibilità verso l’esterno compensata da un alto grado di solidità interna. Non è la Svizzera in quanto tale che reagisce agli stimoli esterni ma le varie parti che colgono le innovazioni (come a Ginevra con gli strumenti finanziari), senza che nessuno abbia una regia: “Il potere è passato dalle corporazioni a certi ambienti borghesi zurighesi e oggi siano arrivati al concetto di “governanza” fatta di tantissimi attori”.
Nell’intervento successivo è stato inquadrato anzitutto lo scopo degli incontri: “Il Salottone è costituito da una serie di dialoghi su correnti di pensiero che hanno origine dal pensiero di Bassetti e il cappello che le unisce è il discorso sulle istituzioni. Un discorso sulle istituzioni può partire da quanto diceva Ratti: la territorialità immateriale. La situazione post westfaliana è postmoderna perché ha degli elementi di premodernità, saltando la fase che hanno attraversato gli Stati europei che vivono ancora su un obsoleta visione della realtà che possiamo definire kantiana, in cui si possa agire solo con la ragione. La tradizione liberale e neo liberalista ma anche quella laburista e marxista si appoggiano su questa visione, però le sue premesse filosofiche, epistemiche ed etiche sono morte, anche se non i suoi valori. Per questo, non essendoci più un mondo diviso tra soggetti e oggetti ma un mondo di iper-oggetti, è necessario affiancare alle istituzioni territoriali qualcosa che faccia riferimento alla territorialità immateriale, come il localismo estremo che troviamo in certa parti della Svizzera: non è il confine della valle a determinarlo ma il fatto che lì ci siano i loro lari e i loro mani”.
Giovanni Lanzone (filosofo, giornalista e politico) ha ricordato che nel 1990 Mandela disse per prima cosa che ringraziava De Klerk e che non era uscito dal carcere per combattere la battaglia dei neri contro i bianchi ma di affrancare gli oppressi e anche gli oppressori: “Questo è un tema inevitabile: o si prende la strada di amare il proprio nemico o non ci sono soluzioni. In Svizzera le tre grandi comunità che si sono combattute per secoli si sono trovati ad avere una vita comune. Il pensiero politico del cristianesimo è debole, è più forte l’dea che bisogna imparare ad amare il proprio nemico e la Svizzera è la testimonianza di ciò che l’Europa ha cercato di fare dopo la II guerra mondiale. Quindi bisogna gettare nell’agone politico non il tema degli Stati Uniti d’Europa ma il modello della Svizzera”.
Su un altro visione si è orientato il contributo di Alessandro Aleotti: “L’Europa è un fatto storico che vive dell’invenzione propria da oltre quattro secoli. Probabilmente la strada di riflessione più fertile è capire quali forme storiche possano essere adeguate al recupero di ruolo dell’Europa. Le forme imperiali sino a Enrico VII ci dicono forse cose più interessanti. E la tipologia istituzionale svizzera è anche costituzionalmente neutrale e può mettere in opera vettori attraverso cui l’Europa diventi autenticamente impero, come la mobilità e il passaporto europeo”. Bassetti ha spostato a sua volta l’asse della discussione affermando che “La vera sfida all’Europa è la Cina, cha appare in tutta la sua superiorità culturale. E la Cina non ha mai raccolto la proposta kantiana dell’occidente, anzi, stanno drogando la California in una sorta di nuova guerra dell’oppio. E come si dibatte il tema dell’intelligenza artificiale in Svizzera? Negli Usa lo si fa in modo rozzo, all’interno del gioco capitalistico per scurire un po’ di soldi. I cinesi la stanno sfruttando per i giochi di potere e di controllo. Ma chi può porre discorsi di questo tipo in Europa?”.
Patrizia Toia (parlamentare europea del Pd) ha cercato di spiegare che nel Parlamento europeo molto energie sono spese nel lavoro normativo: “Nei gruppi e negli intergruppi possiamo trovare situazioni di riflessione, mentre l’attività parlamentare ha poco a che fare. Se penso ai temi di fondo è difficile trovare risposte ma per esempio sull’Ai si cerca di mettere regole alla luce dei suoi valori europei. I modelli di Europa non sono ancora né definiti né raggiunti. Il dibattito in riferimento al modello svizzero è quanto mai attuale”.
Sul tema più strettamente istituzionale è stato articolato l’intervento del presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici: “Ho ripensato la vicenda che mi ha visto attivarmi 25 anni fa impegnato per la fondazione dell’Associazione Carlo Cattaneo: e il recente convegno di Lugano ha dimostrato che il federalismo nasce in Svizzera. Questo Paese resta un modello di governanza ed esporta in Europa l’idea di democrazia sovranazionale.Tornando alla Associazione Carlo Cattaneo, debbo dire che l’origine della componente italiana nel tempo si è in parte perduta ma resta il tema di indagare questi aspetti per arrivare all’essenza dell’idea che dovrebbe improntare un nostro pensiero politico: arrivare a una vera sovranità europea funzionante compiutamente a livello istituzionale. Ma qualche lacuna c’è, sul piano istituzionale europeo: non seguiamo l’esempio della lega di Delo, entrata in crisi dopo vent’anni. Per esempio, dopo il documento sullo stato della Giustizia europea, la vicenda Corte di Giustizia Ue sui ricorsi per l’assegnazione della sede dell’Ema ci dice che la decisione del Consiglio europeo è politica e quindi non sindacabile sul piano giurisdizionale. Ma se l’errore fosse stato generato da dolo? Non è dignitoso che lo Stato italiano si senta dire questo. Per non parlare del fatto che le istituzioni sono tutte nel “triangolo gotico” e quindi le questioni penali vengano giudicate lì, da tribunali locali e non europei”.
Per il politologo ed ex rettore dell’Università di Pavia Fabio Rugge “Il compromesso sta diventando la chiave di volta dell’esperienza europea, come si sta rompendo l’isomorfismo dei partiti nazionali e il gioco di maggioranza-opposizione è sempre più difficile. Quindi è il sentimento dell’amore, impronunciabile in politica, a essere sotteso al dibattito in corso”.
Collegandosi all’intervento di Rugge, Stefano Binda (direttore Cna Milano e Lombardia) ha affermato che “Molti interventi richiamano ciò che c’era prima della contrapposizione cartesiana tra soggetto e oggetto. Ma l’Europa nasce dal pensiero aristotelico attraverso il pensiero mussulmano. Quindi la neutralità sarebbe sterile se fosse culturalmente disarmata, l’Europa diventa neutrale perché è la sede dell’incontro, recuperando la precedente impostazione prearistotelica in cui il suo essere venga definito dal suo non essere e in questo c’è l’amore per l’altro in senso precristiano. Quando Schmitt parla di polarità amico-nemico, possiamo capire che questa polarità non solo spaziale ed esterna è interiore: inutile pensare all’Europa come a un blocco monolitico, siamo un luogo di costruzione di pace”.
Cristina Tajani (senatrice Pd) ha infine riportato il discorso alla cronaca: “Svizzera ed Europa – ha detto – stanno insieme cadono insieme sotto le spinte geopolitiche. Non so se il problema è relativo alle istituzioni ma certo la questione geopolitica mette sotto pressione tutti.
Redazione Newsfood.com
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