NEL 2023 CALANO I VOLUMI DEL VINO NELLA GDO ITALIANA
23 Gennaio 2024
VINO (OSS. UIV-ISMEA): NEL 2023 GIÙ I VOLUMI NELLA GDO ITALIANA (-3,1%), A 3 MLD DI EURO
I TREND NEL MEDIO PERIODO: CONSUMI IN CALO DELL’8% DAL 2019, MA RESISTONO I VINI DOP. IN PICCHIATA COMUNI E ROSSI, SALGONO ANCORA GLI SPUMANTI
Newsfood.com, 22 gennaio 2024
Commento di Giampietro Comolli
Urge strategia di lungo periodo per distretto produttivo e per tipologia prodotto in modo collettivo. Niente rincorse estemporanee
Consumi in calo di vino generale e globale, non solo Gdo e Gda. Anche grandi territori mondiali in forte calo. Come Ovse (osservatorio economico vini e spumanti) fondato nel 1991 all’università cattolica di Piacenza e per anni partner di Istat e Ismea all’inizio, si osserva che fattori come i prezzi al consumo, cambio di ambienti di consumo, riduzione dei consumi per motivi salutari e salutistici devono essere valutati e affrontati con molto pragmatismo e con scelte proiettate nel futuro e non contingenti.
Con il 2023 è iniziato a consolidarsi un trend in discesa (con qualche ritorno di fiamma sicuramente per tipologia di vino e per area geografica) che deve trovare una corretta e solida controvalutazione. Sicuramente fattori come fedeltà al consumo, innamoramento di etichette, luoghi prediletti, momenti top e destagionalizzazione, prezzi premium per un numero sempre maggiore di etichette nazionali e internazionali devono far riflettere. Anche la selezione del consumo, e al consumo, sono due elementi che si manifestano sempre più (già con la pandemia del 2020) insieme anche alla “ricerca” di etichette più semplici e a prezzi accessibili che necessitano di un approfondimento analitico da parte di chi conosce il mercato e il consumatore da decenni.
Le analisi di dati consecutivi e storici di consumo, abbinati con la disponibilità economica e dei luoghi e dei momenti, deve diventare la strategia delle imprese e soprattutto degli organismi (consorzi) interprofessionali che possono dialogare sul territorio con più imprese diverse. Strategie individuali, anche per grandi aziende con milioni di bottiglie sul mercato e insegne Grande Distribuzione (GD), non pagano nel medio e lungo periodo. Ismea ha la possibilità di incrociare tutti i dati e può essere una fonte fondamentale ben oltre il dato statistico e percentuale di crescita o calo da un anno all’altro. Il “numero” statistico ha bisogno di attori in grado di trasformarlo in strategia imprenditoriale.
Ovse (osservatorio.ovse.org) insieme a CevesUni ha sempre svolto più una funzione di conoscenza e diffusione e meno del dato percentuale(%) che è molto relativo e non dà informazioni preventive e di prospettiva. Fotografare il mercato e il consumo del 2023 è solo riduttivo, è solo un segnale di una situazione che va affrontata non con slogan sindacali ma con conoscenza dei consumi e dei consumatori oggi e nel 2030 almeno. A breve OVSE uscirà con i dati dei consumi nel 2023 ma soprattutto con commenti sui numeri utili alle imprese e ai territori
Giampietro Comolli
VINO (OSS. UIV-ISMEA): NEL 2023 GIÙ I VOLUMI NELLA GDO ITALIANA (-3,1%), A 3 MLD DI EUROI TREND NEL MEDIO PERIODO: CONSUMI IN CALO DELL’8% DAL 2019, MA RESISTONO I VINI DOP. IN PICCHIATA COMUNI E ROSSI, SALGONO ANCORA GLI SPUMANTI(Roma, 22 gennaio 2024). Tornano di poco sotto quota di 1 miliardo le bottiglie di vino vendute nei negozi e nella grande distribuzione italiana nel 2023, il 3,1% in meno rispetto all’anno precedente per un valore complessivo di poco più di 3 miliardi di euro. Lo rileva l’Osservatorio Uiv-ISMEA su base Ismea-Nielsen-IQ in relazione alle vendite di vino in Gdo e retail a tutto il 2023. Un anno complicato, secondo l’Osservatorio, che se da un lato ha amplificato le nuove tendenze al consumo post-Covid, dall’altro ha determinato più di una sofferenza per un comparto ancora alle prese con rincari generalizzati non ancora assorbiti e ben oltre la timida crescita registrata in valore (+2,6%). I vini fermi fissano i volumi a -3,6% (con i rossi a -4,9%) e registrano l’11° trimestre consecutivo con il segno meno. Gli spumanti, pur con un azzeramento della crescita dei prezzi nell’ultimo trimestre, rimangono in linea di galleggiamento rispetto ai volumi venduti nell’anno precedente, ma solo grazie ai “low cost” Charmat non Prosecco (+7,1%), senza i quali la tipologia virerebbe in negativo di 2 punti. In generale – evidenzia l’Osservatorio Uiv-ISMEA – l’evoluzione dei consumi di vino da parte degli italiani dal 2019 a oggi è stata significativa e riflette fattori solo in parte specchio dalla congiuntura. Spesso, infatti, cambiamenti così netti e solo in apparenza repentini sono dettati da modifiche strutturali di una domanda mai così fluida in tema di consumi beverage. Tra questi:CONSUMI IN CALO, MA PIÙ SELETTIVIRispetto a 5 anni fa, e dopo le impennate degli anni Covid, tra gli scaffali il calo dei consumi sfiora l’8%, l’equivalente di 100 milioni di bottiglie in buona parte a base di vini fermi (-11%) e liquorosi (-19%). I Dop, con un -2%, sono la categoria che di gran lunga cede meno, con bianchi (+3%) e rosati (+17%) che segnano luce verde. Fanno molto peggio gli Igt (-13%) ma soprattutto i vini comuni, picchiata a -17% e l’equivalente di 64 milioni di bottiglie in meno.TENDENZA SPUMANTIDa una parte i vini fermi che scendono di 11 punti, dall’altra gli spumanti che in un lustro guadagnano quasi il 19%, oggi a 139 milioni di bottiglie vendute. Merito del mondo Prosecco, che nel periodo sale del 30%, ma anche degli Charmat non Prosecco, a +42% grazie a un’ascesa vertiginosa in particolare nell’ultimo biennio in cui anche il minor potere di acquisto ha giocato un ruolo importante. Una tendenza, quella delle bollicine italiane, che da tempo si riflette anche nelle esportazioni, con la tipologia che ha visto triplicare le proprie quote di mercato negli ultimi 10 anni. Lo stesso non si può dire per lo champagne, le cui vendite nel periodo sono scese del 38%.SOS ROSSIPremesso che l’alta gamma dei rossi è di gran lunga maggiormente presente presso i canali horeca, dove certe denominazioni o prodotti sono diventati ormai intramontabili, è innegabile che – in generale – la tipologia simbolo del vino tricolore sia la più in difficoltà nei consumi casalinghi con una discesa, sempre più ripida negli ultimi anni, del 15%. I rossi cedono il 6% – quasi 3 volte più della media – tra i consumi di prodotti a denominazione, il 19% tra gli Igt, ma il record (negativo) si registra tra i vini comuni, con un -22%. Poche le grandi Dop e Igt che tengono (Dop Montepulciano d’Abruzzo a -2%, Chianti a -3, Rubicone Igt nella tipologia Sangiovese a +7%), tanti i cali in doppia cifra, e spesso oltre il 20% per vini a marchio come la famiglia dei Lambruschi, i pugliesi (Salento Igt, Puglia Igt), i siciliani con Nero d’Avola Dop e Terre Siciliane Igt), il Cannonau della Sardegna, i piemontesi (Barbera e Dolcetto Doc), i veneti (Igt Cabernet e Merlot), i lombardi, con le Doc Oltrepò Pavese Barbera e BonardaE-COMMERCE SULL’OTTOVOLANTEI lockdown hanno contribuito a far lievitare gli ordini dell’e-commerce, canale storicamente ostico per gli italiani. Oggi gli acquisti online valgono il triplo rispetto al 2019, ma da 2 anni a questa parte gli ordini si sono progressivamente sgonfiati, fino a perdere il 21% sul picco del 2021. Un calo fisiologico per un canale sull’ottovolante che pure ha attuato un significativo ribasso dei listini. Chi ordina online lo fa ricercando ancora di più la qualità – il prezzo medio al litro è superiore del 61% rispetto agli acquisti in corsia –, compra più Dop e Igt (il 75% del totale acquisti dei vini fermi) ma soprattutto ordina più spumanti, che online incidono per il 22% degli acquisti, contro una media complessiva al 13%. Una nicchia – quella dell’e-commerce di vino – che rappresenta appena l’1,5% del totale acquisti in Gdo e retail, su cui molti player fanno affidamento per il futuro.Fonti: Ispropress
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
Presidente CevesUni- centro studi ricerche
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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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