Verona, piatti tipici da assaggiare per i visitatori di Vinitaly
24 Marzo 2023
Verona, piatti tipici da assaggiare per i visitatori di Vinitaly
Verona una delle città più romantiche e seducenti al mondo, terra di Giulietta e Romeo, conquista anche a tavola con i suoi piatti della tradizione.
Newsfood.com, 17 marzo 2023
Testo di Victor King,
in esclusiva per Newsfood.com
Verona una delle città più romantiche e seducenti al mondo, terra di Giulietta e Romeo, conquista anche a tavola con i suoi piatti della tradizione.
Sin dai tempi dell’antica Roma le nobili famiglie di Verona erano famose in tutto l’impero per la gustosita’ dei pranzi che offrivano nel corso di memorabili ricevimenti. Nelle cronache medioevali e rinascimentali, si racconta che i Principi Scaligeri sovente allietassero gli ospiti della loro corte con ricche libagioni e squisite pietanze.
Son tutti i Veronesi ad amare la buona cucina, qualunque sia il loro ceto. La amano con passione, escogitano con estro e fantasia, piatti squisiti con poveri prodotti.
Bollito con la peara’
Piatti tipici della cucina Veronese sono il bollito con la peara’, carne di manzo accompagnata da una salsa a base di pane grattugiato, formaggio, midollo, brodo e pepe nero.
Pasta e fasoi
Pasta e fasoi, un piatto del popolo con cui Giorgio Gioco, grande maestro della cucina Veronese, si sentiva a casa.
“Nella terra si fa largo uso di vino è opportuno ingerire cibi forti che ‘tengano’ il vino attunendone l’ardore.”
A tale scopo risponde egregiamente la pasta e fasoi, piatto robusto e massiccio, quasi muscoloso, ruvidamente plebeo escogitato dalla fantasia dei poveri.
Pastisada de caval
Autentica prelibatezza è la pastisada de caval preparata seguendo una ricetta vecchia di mille e cinquecento anni: secondo tradizione al termine della battaglia combattuta nel 489 a.c. tra Teodorico Re degli Ostrogoti, e Odoacre Re dei Barbari, vi erano centinaia e centinaia di cavalli che giacevano morti sul terreno. I Veronesi affamati, non volevano che tutta quella carne andasse sprecata, la tagliuzzarono e misero a macerare nel più corposo vino rosso della Valpolicella, aromatizzandola con dovizia di spezie e di verdure, per poterla consumare all’occorrenza, cuocendola a fuoco lento, accompagnandola con una squisita polenta.
Polenta alla Veronese
…a proposito di polenta, per gustarla alla Veronese si deve mangiarla con fagioli ben cotti (polenta infasola) o in accompagnamento alla cacciagione (polenta e osei).
Riso nano vialone veronese
Nella terra dove si produce il riso nano vialone veronese i.g.p. si gustano anche degli ottimi risotti:
in primis il famoso riso al tastasl, con il suo squisito impasto di carne di maiale, e poi il riso e bisi, il risotto al radicchio rosso e Monte Veronese (formaggio tipico), il risotto all’amarone con il prezioso vino rosso della Valpolicella.
Soppressa veneta
La soppressa, un salame speciale e molto gustoso, realizzato impastando carni suine aromatizzate con aglio, vino rosso, sale e pepe.
Tortellini di Valeggio
I tortellini di Valeggio ( o nodo d’amore) realizzati con pasta tirata sottile come la seta, tagliata e annodata come un fazzoletto, dopo averla arricchita con un delicato ripieno a base di varie carni.
Pandoro di Verona
Tra i dolci primeggia il “il pandoro” il dolce natalizio per eccellenza a base di farina, uova, zucchero e burro, ha una forma alta e slanciata, con disegno a costole rilevate: ricoperto di zucchero vanigliato è molto apprezzato per la sua pasta morbida e leggera, per il suo sapore delicato e il fragrante profumo…
Durante le feste natalizie primeggia sulle tavole dei veronesi. Dopo il “Nadalin”, che fu il mediovale antenato.
Il pandoro fu realizzato nel 1984 da Domenico Melegatti nel suo laboratorio di Corso Porta Borsari: sull’edificio, situato al numero 21della via, sono ancora oggi visibili la storica insegna e le riproduzioni di pandori che ornano la facciata.
Mandorlato di Cologna Veneta
Il “mandorlato” di Cologna Veneta, un dolce a base di mandorle tostate e poi cucinate con l’aggiunta di miele e albumi d’uovo, accompagnato da un favoloso recioto di Soave.
Bigoli
Si racconta che nel 1600 un pastaio di Padova brevettò un macchinario da lui creato per realizzare vari formati di pasta lunga, la preferenza dei clienti ricadde su questi grossi e ruvidi spaghettoni che furono chiamati per l’appunto “bigoli” probabilmente da “bigat” che, in dialetto veneto significa bruco, e che i Veronesi fecero loro, e la servirono con ragù di anitra o con le sarde.
Mosa
Altra antica ricetta è la mosa, fatta con farina di frumento, farina di mais, latte allungato con 1/3 di acqua, burro, sale e semi di papavero, si può accompagnare con dei formaggi tipici veronesi.
Testo di Victor King,
in esclusiva per Newsfood.com
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