Import grano duro: il nostro non basta
2 Marzo 2016
IMPORT GRANO DURO – CHIARIMENTO DELL’ASSOCIAZIONE CEREALISTI
Giovanni Mercadante
Dopo il silenzio stampa, l’A.M.C./Associazione Meridionali Cerealisti di Altamura, parte al contrattacco. Inizialmente, la protesta sollevata dagli agricoltori e dagli organi sostenitori, è stata ritenuta faziosa, ritenendo che potesse avere una modesta eco con sviluppi circoscritti in ambito territoriale, soprattutto per chi conosce i retroscena del comparto.

Poiché la faccenda ha assunto proporzioni gigantesche e tutti, a vario titolo, tra organi di stampa ed enti di controllo della merce all’arrivo nel porto di Bari, hanno sollevato dubbi sul grano duro importato, l’A.M.C., assume ora una sua posizione netta smontando la protesta punto per punto.
Detta Associazione ha sede ad Altamura, a cui aderiscono circa 60 soci, commercianti, trasformatori e produttori di cereali e legumi, ed è la borsa merci territoriale, nella cui sede si stabilisce il listino prezzi in linea con quelli delle altre Camere di Commercio nazionali.
La versione dell’AM.C, in merito alla protesta degli agricoltori, è ovviamente il rovescio della medaglia, e fa una sua chiarezza. La ribellione, quella degli agricoltori, seppur legittima su qualche punto, non può essere condivisa sotto gli aspetti normativi che regolano la libera circolazione delle merci e del mercato europeo. Sì, perché il grano duro, materia prima su cui si basa l’alimentazione umana, investe maggiormente l’Europa.

Va premesso che la protesta, montata ad hoc, sta avendo effetti devastanti sull’economia italiana. Un terrorismo psicologico a discapito del “made in Italy”. Un trend che rende orgogliose le aziende italiane in tutto il mondo, a volte “clonato” ad arte da altri paesi in concorrenza, la cui clonazione rischia di far scivolare all’ultimo posto l’affidabilità e la bontà dei nostri prodotti della pastificazione e panificazione.
Tuttavia, riferisce la dott.ssa Caterina Serino vicepresidente dell’A.M.C., “tutte le informazioni riportate in etichetta rispettano fedelmente quanto richiesto dal Regolamento della Comunità Europea N. 1169/201, normativa vigente nel settore. Nel caso specifico, per i produttori di sfarinati e derivati non sussiste l’obbligo dell’indicazione dell’origine della materia prima, anzi in più occasioni la Comunità europea si è espressa sfavorevolmente a ché tale traccia fosse utilizzata, palesando la violazione del diritto alla libera concorrenza”
La protesta rischia di spingere le industrie molitorie della provincia di Bari a delocalizzare la molitura del grano verso il centro nord Italia, i cui costi salirebbero incidendo sul prodotto finito. Il grano prodotto nell’area murgiana è senza dubbio di ottima qualità, ma si ha bisogno di altri grani per soddisfare il fabbisogno interno del nostro paese che non è autosufficiente.
Giovanni Mercadante
da Altamura
per Newsfood.com





