Zaia: Un’agricoltura libera da speculazioni

Zaia: Un’agricoltura libera da speculazioni

Caro direttore,

Il mondo ha diritto di avere un’agricoltura capace di sfamare tutti i suoi cittadini. Sono certo che un contributo al G8 dell’Aquila possa venire dal documento finale approvato al G8 Agricolo
di Cison di Valmarino. In quel testo ribadiamo “la nostra determinazione a sconfiggere la fame e a garantire l’accesso ad alimenti salubri, sufficienti e nutrienti.

La priorità è la ristrutturazione di un’agricoltura che torni ad avere al centro i contadini e loro aziende. Dunque occorre “rafforzare il ruolo delle famiglie agricole e dei
piccoli agricoltori e il loro accesso alla terra”, riconoscendo come fondamentali “il ruolo delle donne, l’uguaglianza di genere e i giovani agricoltori”. E’ necessario concentrare l’attenzione
su tutte le strategie da attuare e condividere per ridurre la povertà, aumentare la produzione mondiale e conseguire la sicurezza alimentare. Dovremo creare legami forti con le altre
politiche, come quelle per lo sviluppo, la salute, le politiche economica, finanziaria e monetaria.

L’agricoltura di cui l’umanità ha bisogno deve conciliare la modernità con lo sviluppo sostenibile, uscendo da una logica assistenzialista. Ecco perché uno degli obiettivi
contenuti nella Dichiarazione di Cison di Valmarino è quello di “aumentare gli investimenti pubblici e privati nell’agricoltura sostenibile, nello sviluppo rurale e nella protezione
ambientale”. Nel G8 Agricolo abbiamo affermato con una sola voce: la speculazione finanziaria deve togliere i suoi artigli dai prodotti agricoli. I cereali, e quanto si ricava dalla terra,
appartengono ai cittadini della Terra e non alla speculazione internazionale. Per questo ci siamo impegnati a studiare meccanismi di monitoraggio che individuino i fattori che possono causare
la volatilità e l’instabilità dei prezzi, e a intraprendere azioni che riducano gli sprechi lungo le filiere.

Il settore primario è stato trascurato, nella convinzione che la global! izzazion e e il mercato avrebbero risolto naturalmente ogni squilibrio. C’è bisogno, invece, di acquisire
la coscienza che i prodotti della terra non sono una merce come un’altra. Da essi dipende la sopravvivenza dell’umanità.

Noi crediamo che sia possibile arrivare a un endorsment tra etica e governance del pianeta i cui pilastri siano quelli già sottoscritti dai grandi della Terra al G8 dell’agricoltura.
Affranchiamo, dunque, l’agricoltura da ogni logica speculativa. Quando Benedetto XVI parla di soluzioni tecniche che tengano conto dell’etica ci indica la strada del grande umanesimo cristiano
ma, in ultima analisi, l’unica strada percorribile per un mondo che si voglia definire civile.

Luca Zaia

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