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Welfare: questo grande sconosciuto

By Redazione

L’Italia, si sa, è terra di inglesismi: la lingua d’oltremanica è ormai sulla bocca di tutti e corona le notizie i media e la carta stampata in ogni settore. Dalla moda
all’economia, tutti parlano (più o meno) inglese: ma quanti sanno davvero di cosa parlano?
Nelle ultime settimane l’attenzione generale si è concentrata sul problema legato al welfare. Lavoratori, cittadini e politici non parlano d’altro, ma di cosa si tratta?

Il Welfare
Welfare è un termine inglese che indica l’insieme delle politiche e degli interventi messi in atto per assicurare benessere ai cittadini e per tutelare i loro diritti fondamentali:
salute, istruzione, previdenza e lavoro.
Il termine Welfare, infatti, deriva da Welfare State, che definisce lo Stato assistenziale o Stato sociale, ovvero una struttura che mira ad abbattere le disuguaglianze e a garantire pari
opportunità ed eguale assistenza per tutti i cittadini.
Nell’ambito del lavoro, in particolare, il Welfare comprende le misure a sostegno dei lavoratori e delle aziende, quali la mobilità, gli interventi contro la disoccupazione, gli
ammortizzatori sociali e per il sostegno al reddito.
Ovviamente lo Stato, per sostenere questo tipo di spesa, deve utilizzare le risorse che provengono dalla tassazione e questo genera eterne lotte tra i governi, che puntano a conciliare
l’aspetto assistenziale e quelli economico, e le parti sociali, che richiedono maggiori tutele per i cittadini ed i lavoratori.

Il protocollo sul Welfare
Lo scorso 23 luglio l’esecutivo e le parti sociali hanno siglato un protocollo che stabilisce la quantità delle risorse erogate e le politiche a sostegno dei lavoratori che saranno
attivate o incentivate.
Il testo, tuttavia, non ha riscosso adesione completa e i sindacati hanno indetto le consultazioni popolari, che hanno segnato una grande maggioranza di lavoratori a favore del
protocollo.
Lo scorso 10 ottobre il Protocollo è stato approvato (e trasformato in ddl) dal Consiglio dei ministri dopo che sono state apportate alcune modifiche per venire in contro all’ala
più radicale del Governo, che pretendeva la realizzazione di interventi di maggior portata.

Il disegno di legge recante norme per l’attuazione del protocollo su previdenza, lavoro e competitività per l’equità e la crescita sostenibili del 23 luglio 2007 ed ulteriori
norme in materia di lavoro e previdenza sociale

Il ddl introduce alcune novità:
– contratti a termine: è previsto che i contratti a termine non possano avere durata superiore a 36 mesi e che possano essere rinnovati un’unica volta. In sede di rinnovo, inoltre,
dovrà essere presente un esponente di una delle rappresentanze sindacali più rilevanti a livello nazionale;
– lavori usuranti: è stato abolito il tetto (fissato in 5 mila euro l’anno), ma è rimasta invariata l’entità del Fondo;
– ammortizzatori sociali: vengono estesi anche ai dipendenti di aziende in crisi per fattori ambientali;
– sistema pensionistico: il ddl abolisce lo scalone della riforma Maroni (che prevedeva l’innalzamento dell’età pensionabile a 60 anni a partire dal 1 gennaio 2008) ed introduce gli
scalini: dal 2008, bisognerà avere 58 anni di età e 35 anni di contributi previdenziali per maturare il diritto alla pensione di anzianità e l’età si
innalzerà progressivamente, fino ad arrivare a 61 anni e quota 97 (derivante dalla somma degli anni anagrafici e di quelli di contribuzione) nel 2013.
– giovani: il ddl prevede condizioni più favorevoli per il riscatto della laurea, introduce la totalizzazione dei contributi e i contributi figurativi durante i periodi di
disoccupazione;
– disoccupazione: l’indennità di disoccupazione passa da 6 a 8 mesi e raggiunge i 12 per i lavoratori di età superiore a 50 anni. Il ddl modifica anche l’importo
dell’indennità, che per i primi 6 mesi è pari al 60% dell’ultima retribuzione, al 50% per il settimo e l’ottavo e al 40% per i mesi successivi;
– donne: è prevista l’applicazione di interventi per i lavoro femminile, anche mediante l’introduzione di misure per la conciliazione dei tempi famigliari e lavorativi.

Ora il testo è passato al vaglio delle Camere per l’approvazione.

DDL recante norme per l’attuazione del protocollo su previdenza, lavoro e competitività per l’equità e la crescita sostenibili del 23 luglio 2007 ed ulteriori norme in materia
di lavoro e previdenza sociale
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