Vita: «dire Cultura è dire Politica»

By Redazione

Inaugurato questa mattina il comitato elettorale di Vincenzo Vita, candidato al Senato nel Lazio nelle liste del Partito Democratico, in Via del Porto Fluviale, 30, sono intervenuti Simona
Marchini e Massimo Wertmuller.

«Oggi la politica culturale è la politica. – ha detto Vincenzo Vita – L’innovazione tecnologica, se governata democraticamente può contribuire a superare la contraddizione
tra chi sa e chi non sa, debellando il rischio di un nuovo analfabetismo. In tal senso è necessario rafforzare tutti gli strumenti a favore del più ampio sviluppo della democrazia
digitale. Di qui l’impegno a diffondere la banda larga per tutti, un servizio universale indispensabile come sono la televisione e l’elettricità. In particolare, la televisione,
può e deve impegnarsi ad offrire contenuti, qualità e innovazione. Più cultura. La libertà di informazione, la circolazione delle idee, l’accesso ai saperi
rappresentano il senso stesso di una buona politica».

Inoltre, è ora di mutare il rapporto storicamente depresso tra la spesa per la cultura e il bilancio dello Stato, finora allo 0,29 per cento, quota molto lontana dalle medie degli
investimenti degli altri paesi della UE.

Così come è ormai indifferibile la revisione delle aliquote dell’IVA sui prodotti culturali da portare al 4 per cento.

«L’impegno che mi piacerebbe assumere – prosegue Vita – è quello di costruire un network di parlamentari, intellettuali e artisti per trasferire idee e progetti dall’universo delle
culture a quello delle istituzioni».

Massimo Wertmuller ha poi sottolineato: «ci hanno imposto di credere che cultura significhi essere lontani dai problemi della vita quotidiana, mentre la cultura vuole migliorare la
qualità della vita. Se negli USA la cultura è un fatto endemico noi, che siamo il Paese delle Belle Arti, dobbiamo assolutamente investire su questo».

«C’è un disegno globale, non solo italiano – ha detto Simona Marchini – che vuole che i cervelli non debbano lavorare ma solo consumare. Dobbiamo ostacolare tale disegno,
riappropriandoci delle nostre identità culturali. Senza cultura si crea una società senza anima».

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