Negata la mobilità a chi ha la famiglia lontana: il caso Valle Olona e la protesta di FIALS Laghi e Ovest Milanese

Negata la mobilità a chi ha la famiglia lontana: il caso Valle Olona e la protesta di FIALS Laghi e Ovest Milanese

By MM

Varese, 9 novembre 2025

 La mobilità interna del personale sanitario è sempre una questione complessa.
Servono equilibrio, pianificazione e buon senso per conciliare le esigenze dei reparti con quelle personali dei lavoratori. Tuttavia, quando le valutazioni si trasformano in un rifiuto sistematico e impersonale, la macchina amministrativa sembra dimenticare che dietro ogni turno c’è una persona, non una pedina.

Il caso Valle Olona

All’ASST Valle Olona, secondo FIALS Laghi e Ovest Milanese, negli ultimi mesi sono stati negati diversi nulla osta alla mobilità, nonostante la presenza di graduatorie attive e la disponibilità immediata di sostituzioni.
Le richieste non erano capricci: riguardavano operatori con famiglie lontane, genitori anziani da assistere o figli piccoli da accudire.
Le alternative organizzative, secondo il sindacato, c’erano e funzionavano, ma non sono state prese in considerazione.

La norma e la sua interpretazione

L’Azienda ha motivato i dinieghi richiamando l’articolo 35, comma 5-bis, del D.Lgs. 165/2001, che stabilisce una permanenza minima di cinque anni nella sede di prima destinazione.
Tuttavia, la Funzione Pubblica, con il parere n. 16950 del 22 febbraio 2022, ha chiarito che la norma non è un divieto assoluto.
Va applicata con flessibilità e buon senso, valutando caso per caso.
Nel caso di Valle Olona, sottolinea FIALS, questa valutazione non sarebbe avvenuta.

 

Le parole del sindacato

«Negare la mobilità a chi ha la famiglia lontana non è un atto di efficienza, ma di crudeltà» dichiara Salvatore Santo, Segretario di FIALS Laghi e Ovest Milanese.
«La mobilità non è un privilegio, ma uno strumento che permette di conciliare vita e lavoro. Rifiutarla senza motivazioni reali significa generare sofferenza inutile. È un esercizio di potere sterile che tradisce lo spirito della sanità pubblica, fondata sulla cura e sulla persona».

Il sindacato chiede una revisione immediata dei dinieghi e l’apertura di un confronto che stabilisca criteri trasparenti e umani.
«Dietro ogni domanda di trasferimento c’è una storia, una casa, una famiglia» aggiunge Santo. «Considerarle come fastidi burocratici significa dimenticare che la sanità è fatta di persone, non di caselle in un foglio Excel».

Benessere organizzativo e qualità del servizio

Il tema non è solo contrattuale, ma riguarda la qualità del lavoro e la salute delle organizzazioni.
Un operatore sereno lavora meglio, è più attento e contribuisce alla qualità delle cure.
Chi vive con l’angoscia di non riuscire a gestire la propria famiglia rischia invece di perdere motivazione e concentrazione.
Un sistema che ignora questo equilibrio finisce per indebolire sé stesso.

Una questione di cultura amministrativa

FIALS Laghi e Ovest Milanese chiede l’istituzione di un tavolo di confronto per rivedere i criteri e promuovere una gestione della mobilità più rispettosa delle persone.
La questione, sottolinea il sindacato, non è tecnica ma culturale: la differenza sta tra chi governa con intelligenza e chi si limita a presidiare regole.

La conclusione di Santo riassume il senso profondo della protesta:
«La cura comincia da chi cura. Un sistema che non rispetta i suoi operatori non potrà mai rispettare fino in fondo i cittadini».

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