USA. Mense anti sale e menù ipo-sodici
21 Gennaio 2010
Dalli al sale. Sempre più esperti Usa identificano in tale condimento uno dei principali responsabili della cattiva alimentazione e di una salute nazionale sempre più colpita da
malattie come infarti ed ictus.
Di tale opinione, ad esempio, i ricercatori dell’Università della California, che hanno pubblicato la loro tesi sul “New England Journal of Medicine”.
Secondo gli studiosi, bisogna partire da un dato di fatto: sale=ipertensione. Partendo da tale equivalenza, essi stimano che riducendo la quantità di sodio nei cibi (tramite intervento
legislativo) si otterrebbero vantaggi sia per i singoli che per la collettività. I cittadini otterrebbero un vulnerabilità alle malattie “calde” minore di un terzo, lo Stato
spenderebbe 24 miliardi meno per la sanità pubblica. Considerazioni simili dall’OMS, secondo cui togliendo il sale dalle mense si risparmierebbe 1 dollaro per ogni cittadini, un sollievo
per le casse Usa stimato tra i 10 e i 24 miliardi di dollari.
In ogni caso, la situazione attuale non è certo positiva. I cittadini degli States consumano in media 10 grammi di sale al giorno, contro i 3-4 raccomandati dai cardiologi. Basta il
classico panino (carne e burro d’arachidi) per uscire dal seminato.
Così, qualcuno ha già preso le sue contromisure. Da circa una settimana il New York City Health Department ha invitato i ristoratori a diminuire del 25% il contenuto di sale nelle
vivande. Anche i privati si attivano: fioriscono così menù ipo-sodici e tavole calde per ipertesi.
Matteo Clerici




