Transfer pricing

Con il termine transfer pricing si indica la determinazione dei valori degli scambi che avvengono internamente tra imprese appartenenti a un gruppo. Questi valori, di fatto, dividono il reddito
complessivo del gruppo nei redditi delle affiliate. Vien da sé che se le diverse filiali del gruppo sono in Paesi diversi, ognuna soggiacerà a diverse norme impositive.

Fino all’ottobre 2007 l’amministrazione cinese si era preoccupata sol del fatto che le filiali produttive operanti all’interno del Paese ricevessero, a seguito corretti prezzi di trasferimento,
equa remunerazione ai lavori svolti.
Le cose però non durano mai in eterno e l’ottobre dell’anno scorso l’amministrazione (fiscale) cinese ha affermato che, l’attività di marketing sviluppata in Cina è
sufficiente a far tassare la maggior parte del profitto di gruppo nel Paese della Grande Muraglia. La filiale distributiva localizzata in Cina e la casa madre estera d’ora in poi dovranno
dividersi equamente il profitto realizzato per vendite avvenute in Cina.
Il “cambio di rotta” è avvenuto a seguito di una interpretazione (quasi subito seguita e richiamata nelle circolari) dell’Internal revenue service (il fisco Statunitense). La filiale
distributiva della Glaxosmithkline, colosso farmaceutico, è stata “vista” come “sviluppatore di beni immateriali i marketing” in suolo statunitense. Questo ha fatto sì che l’Irs
abbia poi preteso che il reddito da dichiarare negli Stati Uniti fosse relazionato al reddito complessivo del gruppo scaturito dalla vendita dei farmaci scoperti e poi sviluppati fuori dagli
Stati Uniti.

Le imprese italiane, ora, devono valutare ancora più attentamente pro e contro legati a:
– costituzioni di società “cinesi” e
– accettazione o meno di richieste delle amministrazioni finanziarie nel campo del transfer pricing.

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