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Se la verdura e’ buona lo dice il dna

Se la verdura e’ buona lo dice il dna

By Redazione

 

La scienza entra in campo per difendere i consumatori e premiare i produttori d’eccellenza. Entrando in un
negozio, si noterà un codice sulla confezione che contiene la verdura. Immettendo tale codice in Internet, si potrà controllare a cosa corrisponde ed ottenere informazioni
sul prodotto, come paese di produzione ed azienda agricola di provenienza. Una sorta di DNA commerciale, unico e non contraffabile per ogni prodotto. La truffa, operata da venditori
poco scrupolosi, di spacciare un prodotto di bassa qualità per un qualcosa di più pregiato semplicemente modificando l’etichetta sulla confezione, diventerebbe
così virtualmente impossibile.

Quello appena descritto è uno dei tanti progetti messi in cantiere da Biofab, il distretto veneto delle biotecnologie
industriali. Promosso dal Parco scientifico e tecnologico Vega di Marghera e dall’università veneziana di Ca’ Foscari, “Biofab” ha raccolto l’adesione di un’ottantina
di aziende, presso cui lavorano circa mille addetti e che hanno un fatturato complessivo di 900 milioni di euro l’anno. Tale network, permette di mettere in rete gli attori interessati
ad un progetto comune, ottenere contributi pubblici e dare al tutto maggiore velocità.

Nell’ambito di Biofab, particolare attenzione viene data alle biotecnologie. Spiega Giampietro Ravagnan, ordinario di
microbiologia al Dipartimento di Scienze ambientali di Ca’ Foscari di Venezia e rappresentante del Patto per lo Sviluppo di Biofab “Le biotecnologie si diffonderanno come i cellulari è di portare il prodotto della ricerca nel processo
industriale: si tratta di diffondere le biotecnologie così come si è fatto con l’informatica. L’informatica è diventata di successo quando si è diffusa con
l’uso da parte di tutti del cellulare o del pc”.

Il diffondersi delle biotecnologie renderà così possibile nuove misure per tutela della sicurezza alimentare, come il
progetto di codice genetico descritto sopra, a vantaggio di tutti. Afferma infatti Ravagnan “Perché sull’acquisto di un cellulare ci si pensa, mentre sulla sicurezza
alimentare non si discute. Se si va in un supermercato, il pesce che va via subito è quello di buona qualità: le spigole a 18 euro vengono comprate prima di quelle a 8
euro. Oggi le vongole di laguna si vendono a 5 euro? E quelle di Scardovari, cresciute in un ambiente più controllato e pulito, costano 13 euro? Certo. Solo che oggi bisogna
fidarsi del rivenditore, mentre domani la fiducia del rivenditore sarà sottoposta a una verifica perché i prodotti avranno nelle loro etichette dei codici di riferimento
che il consumatore potrà controllare per essere informato su provenienza e qualità». Insomma, le biotecnologie potrebbero rappresentare il punto d’incontro
ideale tra vantaggio del consumatore (ad avere un prodotto di qualità) e convenienza del produttore (che vedrebbe premiata l’eccellenza).

 

Matteo Clerici per Newsfood.com

 

 

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