Sant'Antonio Abate: un consorzio per valorizzare la pecora massese di Coldiretti e APA

Massa Carrara – Un consorzio per valorizzare e promuovere la pecora di razza massese, come per l’agnello di Zeri, anche la razza massese, la seconda in Italia per diffusione, originaria
– come dimostrano alcuni documenti datati 1400 – del Forno, che conta nella provincia apuana oltre 3 mila capi e 60 allevatori (è il maggiore allevamento della provincia per numero di
capi proprio prima della zerasca), potrà contare, a breve, su un organismo specifico per valorizzarne le carni ed i prodotti caseari come il pecorino e la ricotta.

Ad annunciarlo, durante la tradizionale di Festa di Sant’Antonio Abate, il patrono degli animali e dei pastori, che si è celebrata ieri mattina al Santuario dei Quercioli, è stato
il Presidente della Coldiretti Provinciale, Vincenzo Tongiani, assieme ai responsabili dell’Apa, l’associazione degli allevatori. Ad ascoltare la bella nuova il Sindaco di Massa, Fabrizio Neri,
assieme al Vice Sindaco, Stefano Alberti. E non poteva esserci occasione migliore mentre fuori, nei recinti della fattoria didattica installata nella piazzetta del Santuario, altra attrattiva
della giornata assieme alla fabbrica della ricotta e ai bei cavalli del circolo Pradaccio, un centinaio di pecore massesi belavano felici.

Ma veniamo prima alla festa. In centinaia hanno partecipato alla funzione religiosa tenuta all’aperto, di fronte al Santuario, da sua eccellenza Edoardo Ricci, vescovo emerito di San Miniato
accompagnato dal Parroco Mario Amadi, che ha sottolineato come gli «agricoltori e pastori, siano i collaboratori scelti da Dio per assisterci e per tutelari i suoi doni, quella della
terra, che sono il segno di un amico che pensa agli uomini e alle donne». Una giornata perfetta confezionata dalla intraprendente comunità parrochiale dei Quercioli a cui hanno
contribuito assieme a Provincia di Massa Carrara, Comune di Massa, Comunità Montana della Lunigiana e Banca Apuana, l’unità a cavallo della Guardia Forestale del Parco di San
Rossore, il centro ippico Pradaccio, l’unità cinofila della Misericordia di Forte dei Marmi, la Croce Rossa di Faullia, Riva Trigoso, Bagni di Lucca, l’associazione Alfa Victor e i
Carabinieri di Massa, a cui hanno partecipato tanti bambini assieme a pappagalli, tartarughe, coniglietti, persino porcellini d’India, gatti, pesciolini e cavalli. Tutti insieme in attesa della
benedizione. A corollario c’è stata anche la raccolta di adesioni (gratuita) alla Fondazione Campagna Amica (www.campagnamica.it), nuova sfida della Coldiretti aperta a tutti i
cittadini. Aperta, durante l’intervento del responsabile Coldiretti, Emanuele Bertocchi, il dibattito sulla clonazione di mucche e maiali paventato – soluzione ritirata, per ora, dalla
Comunità Europea – dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che ha sostenuto, dopo l’apertura negli Stati Uniti ai «cloni», che non ci sono differenze
in termini di sicurezza alimentare. «No, ha detto – Bertocchi – noi non ci stiamo e se ne necessario ci mobiliteremo come abbiamo fatto in tante altre occasioni».

Tornando al consorzio. Si è già costituito, proprio questo venerdì, il comitato; primo embrione istituzionale «leggero» che dovrà portare, nel più
breve tempo possibile, alla sua nascita e che dovrà lavorare con un «raggio di azione più ampio – come ha spiegato Tongiani – rispetto a quello della zerasca perché
la pecora massese si trova in molte province e regioni limitrofe ed è necessario cercare di coinvolgere allevatori e pastori anche fuori dal territorio apuo-lunigianese. Già
alcuni anni fa se ne parlò assieme all’Apa; ora è arrivato il momento di dare valore ad una razza molto importante per la zootecnia locale».
Il Consorzio si pone molti degli obiettivi che hanno fatto fare il salto di qualità alla razza zerasca molto apprezzata in tutta Italia. Il primo è quello di favorire la
conoscenza e la promozione delle produzioni cercando di aumentarne la redditività. «E’ una razza mista sia per la produzione di latte che carne che garantisce prodotti eccellenti
ma fino a qui poco valorizzati – hanno spiegato i responsabili dell’Apa – Creando marchi di riconoscimento possiamo dare valore per esempio al pecorino ma anche all’agnello (il cucciolo della
pecora) massese che ha una carne squisita (un’assaggio è stato dato durante il pranzo post-festa)». Gli altri obiettivi sono coordinare le attività dei produttori favorendo
lo scambio di informazione e cercando di risolvere alcune problematiche comuni come l’eccesso di burocrazia che ruba tempo alla pastorizia. «Troppi 19 registri – ha detto Tongiani durante
il suo discorso al Sindaco Neri – troppa burocrazia fa male agli allevamenti. Di questo passo non avremo più pastori». E operare per la tutela delle produzioni e del mestiere di
pastore recuperando tradizioni e storia. «E’ la nuova sfida – ha concluso il Presidente Provinciale Coldiretti – che la nostra organizzazione, assieme all’Apa, porterà avanti per i
prossimi anni».

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